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venerdì, 4 Aprile 2025

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A come Antifascismo

“Lo Stato non professa un’etica, ma esercita un’azione politica”. Così scriveva Piero Gobetti (1901-1926), profeta disarmato e pensatore iconoclasta. Tra i pensatori laici e nel solco della tradizione post-illuminista, fu tra i primi ad analizzare il fascismo in quanto malattia morale, “vizio genetico” se vogliamo; nel primitivo richiamo ai “patrioti” si annida il vizio di fondo dell’Italia novecentesca, ovvero quella subdola tendenza ad un unanimismo di facciata che sfocia in un populismo ante litteram. Frettolosamente derubricato a cimelio del passato, il fascismo dei gesti e del denaro si è ora issato a guida del Paese; la fiamma tricolore non si toglie, la falce e il martello sì, perché il pericolo comunista incombe sulle teste degli italiani.

L’ultima tornata elettorale ha sancito anche in Casentino il definitivo superamento del confine tra buon senso e memoria storica; quest’ultima, ben salda nelle mani della destra, è stata definitivamente smarrita dai partiti della cosiddetta sinistra; costretti a rifugiarsi nei tecnici perché incapaci di elaborare una concreta cultura di governo. Il vulnus ai valori fondanti dell’Italia repubblicana si consuma anche nei luoghi sacri dell’antifascismo; l’eccidio di Vallucciole, ad esempio, è storia ma, evidentemente, non magister vitae.

La riduzione del sapere a crediti formativi introdotti dalla riforma Berlinguer, con la conseguente retrocessione delle facoltà umanistiche a fucine di laureati “a crocetta”, ha contribuito a relegare l’importanza del ragionamento in posizione secondaria rispetto alle mode comunicative del momento; quel poco che è rimasto dei partiti tradizionali si dibatte tragicamente tra la disperata ricerca di followers e l’ossessiva ansia di apparire.

La pandemia prima e la crisi economico-finanziaria poi, sullo sfondo di un conflitto che ci riguarda paurosamente da vicino, hanno evidenziato la crisi profonda di un Parlamento non più capace di legiferare, ridotto ad un comitato d’affari in cui a farla da padrone sono i capibastone di turno. Quello stesso Parlamento in cui poteva sedere – occasione storica per il Casentino – il candidato del territorio; anch’egli sconfitto dalla coalizione di centrodestra, probabilmente per la scarsa lungimiranza dei suoi portabandiera, luogotenenti a capo di un esercito che ha perso per strada molti soldati ma, soprattutto, le ragioni di fondo della battaglia. Smarrire il senso profondo dell’antifascismo in quanto “atteggiamento mentale”, ovvero dimenticare la lezione gobettiana del fascismo inteso come “autobiografia della nazione”, significa venir meno al rispetto delle proprie radici.

Anziché affidarsi all’appello in versione social di Chiara Ferragni, quel poco che rimane della sinistra farebbe bene a divulgare il pensiero politico dei suoi massimi esponenti, Antonio Gramsci (1891-1937) e Gobetti appunto, solo per citarne alcuni; molto più moderni e al passo con i tempi rispetto ai dilettanti allo sbaraglio che hanno partorito una legge elettorale assurda, rivelatasi infine un fatale boomerang per chi adesso siede sui banchi dell’opposizione.

Gramsci e Gobetti prima bastonati ed eliminati fisicamente dal fascismo; poi dimenticati, a rischio oblio perché la dittatura dei social influenza ormai anche usi e costumi della cosiddetta sinistra. Dall’intellettuale organico di gramsciana memoria all’intellettuale da salotto il passo è stato brevissimo; da governo della polis ad appendice della vita quotidiana, la parabola discendente della politica italiana ha portato alla dissoluzione dei partiti e al trionfo degli incompetenti.

Per fortuna, il mondo imprenditoriale e, in alcuni casi, il tanto vituperato mondo dei giovani, hanno agganciato il treno della modernizzazione forzata prescindendo dai tempi lenti della politica e della burocrazia, facce diverse della stessa medaglia; confidiamo pertanto negli assenti dalle sedi dei partiti e nei migliori frutti della società civile per auspicare una rifondazione etica nel senso illuminista del termine: progresso reale, progresso per tutti.

ALFABETO CASENTINESE del Barone Rampante

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