di Denise Pantuso – Ammazzare il tempo è un modo dire e come tale unisce due parole che prese nel suo significato concreto non direbbero ciò che intendono dire. Ad esempio “tagliare la corda” descrive un’azione completamente diversa dal senso figurato per cui viene usata, ovvero scappare. La caratteristica dei modi di dire è infatti proprio quella di rimandare ad un senso figurato della realtà, prevede una capacità di astrazione necessaria a figurarsi mentalmente un significato diverso e a cogliere il senso metaforico del dire. Nel caso specifico di “ammazzare il tempo” l’interpretazione che ne è stata data nel corso del tempo porta con sé due significati.
Il primo indica quelle situazioni in cui le persone non avendo niente da fare devono inventarsi qualcosa per far trascorrere il tempo: leggere, camminare, pulire casa, consultare un amico. Questa prima modalità di intendere “ammazzare il tempo” prevede l’attesa di qualcosa, si fa qualcosa adesso per attendere un momento futuro. Di fronte al tempo morto, ovvero al non aver da fare niente, ciascuno si adopera per trovare qualcosa che sia più o meno piacevole o interessante e che lo porti in un futuro prossimo. C’è una posizione attiva e propositiva del fare.
Nel secondo caso ammazzare il tempo indica una sorta di indolenza nel vivere, la noia di vivere che feriva l’eternità secondo alcuni pensatori poiché la dimensione temporale come progetto per il futuro è completamente interrotta.
Ammazzare il tempo in questo caso è visto come interruzione della possibilità di pensarsi nel futuro, annullandosi nel presente e spesso rimanendo a lungo nella noia. Recentemente, parlando con un giovane, sono rimasta sorpresa dall’uso che ha fatto di questo modo di dire. Ho intuito che l’uso che ne stava facendo non era l’uso conosciuto, ma qualcosa che rimandava ad un altro sentimento di essere nel mondo. Lui stesso mi ha detto “ammazzo il tempo nel vero senso della parola!”. Questo nuovo uso del modo di dire descrive un fenomeno molto comune che si trova nei giovani e, ahimè, sempre più anche nei bambini seppur in modalità diversa.
Il tempo è realmente ammazzato, ucciso. La dimensione propulsiva della vita collassa sul gesto dello “scrollare”. Scrollare significa far scorrere in maniera continuativa, senza particolare attenzione, le pagine di Facebook, Instragram e qualsiasi elemento digitale che possa dare informazioni, proporre immagini e contenuti. Lo scrollare indica quell’azione per cui si scorre in maniera continuativa sul cellulare senza ragione alcuna. Questo gesto non è accompagnato da una particolare ricerca di contenuti, dal piacere di vedere che cosa succede, non è accompagnato dall’attesa di un tempo futuro, ma è un puro “ammazzare il tempo” ovvero rimanere incollati, rapiti, con uno stato un po’ soporifero e imbambolato alle pagine digitali.
“Passano le ore e io non mi accorgo, a fine giornata mi dico – ma cosa ho fatto oggi? – Niente mi rispondo, anzi non ho fatto quello che avrei voluto fare!”. In questo ho intravisto la dimensione concreta della parola, un uso di ammazzare il tempo che non è figurativo ma reale e che si rappresenta nel modo stesso di fare una cosa. Lo scrollare è un movimento automatico su cui un soggetto si eclissa, vive fuori dal tempo e senza tempo.
Non solo non c’è più il tempo morto da riempire, non c’è più come tempo perso per la progettazione del futuro, ma c’è un tempo che annulla l’esistere come viventi. Questa dimensione concreta dell’ammazzare il tempo è quello stato che si vede anche nei bambini che, ahimè sempre più spesso, siedono in maniera passiva fin dalla tenerissima età di fronte a video animati su cellulari o I pad.
Dott.ssa Denise Pantuso Psicologa e psicoterapeuta individuo, coppia e famiglia www.denisepantuso.it – tel. 393.4079178
(Rubrica ESSERE L’Equilibrio tra Benessere, Salute e Società)