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venerdì, 4 Aprile 2025

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«Anch’io in Casentino!» come portare (e tenere) qui i medici…

di Mauro Meschini – Per fortuna, e speriamo definitivamente, quasi non ci ricordiamo più niente, o poco, del periodo che ci ha visto fare i conti con il Covid e con tutte le conseguenze sulla salute e su ogni aspetto della nostra vita che questo ha provocato. Il problema è che sono andate in soffitta anche tante parole, promesse e belle frasi di circostanza che in quei mesi sono state elargite a piene mani, in particolare per quanto riguarda tutto ciò che sarebbe stato necessario fare per restituire un ruolo, efficienza e centralità alla sanità pubblica.

Così, dopo aver costretto, nei mesi dell’emergenza, medici, infermieri e personale sanitario a combattere a volte a mani nude una dura battaglia in prima linea, ci stiamo trovando adesso in una situazione per tanti aspetti peggiore di quella presente prima della pandemia, anche se, dobbiamo essere chiari, proprio di quel periodo e delle scelte che da tempo si era iniziato a fare, ne è la diretta conseguenza.

La Toscana e il Casentino non fanno naturalmente eccezione, anzi, soprattutto con le vicende che anche questo giornale ha raccontato, abbiamo proposto esempi concreti per sottolineare come l’intenzione di dare un duro colpo al Sistema Sanitario Nazionale era e sia in atto da tempo e abbia prodotto, purtroppo, pesanti voragini nella capacità di tenuta dei diversi servizi territoriali e ospedalieri.

Ricordate la legge della Giunta Rossi della primavera del 2015? E poi quella del dicembre dello stesso anno che puntava solo a non far tenere il referendum per il quale erano state raccolte decine di migliaia di firme?

In quelle norme c’erano i tagli, le riduzioni di servizi e personale. In quelle scelte c’era anche la chiusura del Punto Nascita di Bibbiena e il ridimensionamento del nostro ospedale, l’inizio di una disastrosa discesa che sembra non avere fine e che in questi mesi pare ancora più evidente. La fuga dall’ospedale di Bibbiena di medici, anche «storici», è un dato che non può essere negato. Fuga giustificata da una situazione non più sostenibile, da un’organizzazione e da indirizzi che vengono dall’alto che non garantiscono l’erogazione di un servizio all’altezza delle necessità dei cittadini e della stessa professionalità del personale sanitario.

Sul territorio la situazione non è certo migliore con medici di medicina generale che vanno in pensione e con quelli che rimangono che hanno un numero sempre più alto di assistiti, a questo, come abbiamo raccontato, si è aggiunto il caso della pediatra casentinese, ormai conosciuta e apprezzata sul territorio, che da settembre sarà di nuovo sostituita da altre due colleghe, obbligando le famiglie a ricostruire un rapporto con i nuovi medici e lasciando comunque il servizio con un organico dimezzato rispetto a qualche anno fa.

In attesa di vedere uno scatto di orgoglio e atti concreti da parte degli amministratori della vallata, per ora presenti soprattutto attraverso comunicati stampa autocelebrativi o distribuendo costose pubblicazioni che raccontano di una sanità che non esiste, abbiamo visto che l’essere con l’acqua alla gola ha stimolato la Regione Toscana a inventarsi, visti i contenuti, una proposta che potremmo definire fuori dagli schemi.

Stiamo parlando del progetto «Anch’io all’Elba» lanciato ad inizio agosto con un «avviso per la realizzazione di un elenco regionale di professionisti disponibili a svolgere attività all’Isola d’Elba per periodi di tempo limitati». La particolarità di questo avviso sta in ciò che prevede: un massimo di 5 settimane di lavoro l’anno nell’ospedale dell’Isola d’Elba, con il rimborso di vitto ed alloggio e 2.000 euro lordi settimanali di indennità. L’orario di lavoro previsto è di 38 ore a settimana. Mentre per le Aziende di provenienza dei candidati, l’avviso è rivolto ai medici del Servizio sanitario regionale, viene garantita una produttività aggiuntiva a titolo di compensazione.

Visti i tempi, dopo aver smantellato servizi e chiuso ospedali, sembra che l’unica cosa che resta da fare sia aprire i cordoni della borsa e mettere sul piatto non poche risorse. In fondo è quello che da più parti ormai si sta facendo con il preoccupante dilagare dei «medici a gettone», professionisti privati, pagati cifre esorbitanti per svolgere alcuni giorni di servizio, con il risultato di avere un turn over continuo, impossibilità di dare continuità all’assistenza e rischi rispetto alla qualità delle cure erogate considerato i turni intensivi e faticosi che sono spesso previsti.

Sono ormai in aumento i medici che scelgono questa strada o, addirittura, si licenziano da un impiego pubblico per farlo. Naturalmente, se non ci fosse la domanda da parte delle Aziende Sanitarie, questo fenomeno non sarebbe stato neppure possibile pensarlo. Ma i tagli al personale e poi l’esplosione del Covid hanno spinto verso questa deriva che andrebbe assolutamente fermata e invece, in qualche modo, questo avviso non fa che seguire la stessa filosofia: soldi e benefici in cambio di interventi flash che possono tappare per qualche settimana la falla, ma che non risolvono certo il problema.

Comunque sia, da quello che possiamo leggere mentre scriviamo, in un paio di settimane circa 80 medici hanno dato la loro disponibilità ad essere presenti in questo elenco, per quello che abbiamo detto poco sopra non sappiamo se accogliere con soddisfazione la notizia o continuare ad essere preoccupati, certo almeno questi medici continueranno a rimanere nel Servizio pubblico e visti i tempi non è poco, ma quanto si potrà andare avanti solo con promesse di riconoscimenti economici che rischiano alla fine di pesare non poco sul bilancio regionale?

Ci chiediamo questo sapendo che, sempre per l’Isola d’Elba, è prevista un’altra iniziativa: il progetto «Start dall’Elba», rivolto a giovani medici, che prevede concorsi con assunzioni a tempo indeterminato nel servizio sanitario regionale con inizio della carriera, almeno per i primi tre anni, sull’Isola d’Elba. Anche in questo caso ci sono ulteriori benefici: possibilità di frequentare corsi di formazione in centri d’eccellenza, 6 mesi di ospitalità gratuita nella foresteria dell’azienda, incentivi economici e corsie preferenziali per la progressione di carriera. Dopo il primo triennio possibilità di spostarsi all’interno dell’azienda Usl Nord Ovest, mentre chi rimarrà all’Elba per sei anni al termine del periodo potrà, se non deciderà di stabilirsi sull’Isola, spostarsi in una qualsiasi altra azienda toscana.

Certamente un’iniziativa che appare più interessante, soprattutto se saprà davvero rappresentare un elemento di attrazione non solo per gli aspetti esclusivamente economici, che rischiano comunque di non riuscire a reggere le offerte che possono venire scegliendo di svolgere la professione nel privato, a gettone o altro; ma soprattutto perché in grado di offrire una concreta formazione e rappresentare un reale percorso di crescita professionale.

Sperando che siano queste le priorità scelte non possiamo non chiedere, considerato l’attuale situazione in cui vediamo funzionare i servizi sanitari e l’ospedale di Bibbiena, a quando un progetto «Anch’io in Casentino»? Non siamo un’isola, geograficamente parlando, ma nei fatti la situazione della vallata è assolutamente simile a quella che troviamo nell’Isola. Nel sito isoladelba.online leggiamo che ha «un totale di circa 32.000 abitanti, che aumentano notevolmente durante l’estate». Addirittura da noi siamo qualche migliaio in più e nel periodo estivo i turisti anche qui non mancano.

I motivi per trasferirsi dalle nostre parti ci sarebbero tutti: natura, ambiente rilassante, buona cucina, storia, cultura e i benefici aggiuntivi, a cominciare da buoni per assaggi gratuiti a tutte le sagre, non sarebbero un problema. Ma a parte gli aspetti goliardici, quella della difesa della sanità pubblica è e rimane un argomento assolutamente centrale e serio, lo diciamo da tempo, ma sembra che ancora non sia chiaro alle persone, neppure quando si trovano a toccare con mano le difficoltà e le carenze nei momenti in cui hanno assolute necessità.

Non sappiamo se questi progetti lanciati per l’Elba potranno davvero avere successo e, soprattutto, se riusciremo, sindaci permettendo, a calarli anche nella nostra realtà. Siamo convinti comunque che azioni per restituire la dovuta dignità al Sistema Sanitario Nazionale siano necessarie e tutti dovrebbero sentire il dovere di impegnarsi per questo.

Vogliamo concludere riproponendo qualche frase dell’intervista che Giuseppe Ricci ci ha rilasciato lo scorso marzo, sono poche righe e sono mirate sul tema della sanità, ma ci sono rimaste scolpite nella mente perché crediamo che potremmo tranquillamente considerarle per ogni aspetto della nostra vita privata e collettiva.

«…Se cominciamo a limitare le situazioni non del tutto chiare riusciamo a ridurre anche gli effetti negativi, si tratta semplicemente di rimettere in piedi un minimo di orgoglio di tornare ad essere dipendente pubblico. Avere professionisti che lo scelgono, guadagnano una giusta cifra e non si prostituiscono per inseguire il dio quattrino».

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