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venerdì, 4 Aprile 2025

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Aspettando le notti di festa

di Matteo Bertelli – Avete presente quella sensazione di pace in mezzo al caos? Di quando, magari con un tasso alcolemico lievemente – o anche qualcosa di più – superiore alla media, chiudete gli occhi in mezzo a una folla e sentite solamente dei bassi che vibrano nel terreno di un qualsiasi luogo? Per molti è un ricordo, bellissimo, ma lontano, per altri un incubo, per altri ancora un semplice modo per passare una serata, poi c’è una nicchia, decide di trasformare quelle emozioni in un lavoro. Un lavoro che permetta loro di vedere tutte queste persone sotto una console, in discoteca – per chi non l’avesse ancora capito –, saltare, urlare, battere le mani, alzare le braccia al cielo e muoverle al ritmo del nuovo brano di David Guetta, semplicemente dando un input: che sia un “play” ad un brano o un «le mani al cielo River Piper!».

E, proprio per ricordare questi momenti pre-covid, siamo andati a fare una chiacchierata direttamente con una persona che quest’ultima frase, o almeno qualcosa di simile, l’ha urlata a squarciagola dentro un microfono svariate volte, fino a farla diventare qualcosa più di un lavoro, quasi una scelta di vita, Stefano Chiocchini. Un trentenne – per la precisione che si avvia a compierne 33 – che attualmente lavora come vocalist resident in una nota nostrana discoteca.

Stefano buongiorno, ti abbiamo già introdotto come una delle voci più ascoltate dai ragazzi casentinesi nelle lunghe notti dei week-end prima della pandemia di Covid-19. Ma come hai iniziato questo tuo percorso da vocalist?
«Ciao, io ho iniziato a fare il vocalist nel 2010 dopo aver frequentato centinaia di serate e aver capito che la musica era qualcosa di fondamentale per me. Dopo questa rivelazione, che mi ha sconvolto la vita e mi ha fatto capire che avrei dovuto seguire questa passione fino a renderla un lavoro, ho cominciato a lavorare in molte serate nel panorama notturno casentinese, facendo la gavetta – se così si può dire – e passando dai vari discopub, dai bar e tutti i locali, passando per matrimoni, feste di laurea o di compleanno, fino alle feste danzanti di paese, rimanendo comunque un punto fisso della discoteca dove ricopro il ruolo di vocalist resident».

Tra i tanti modi possibili per approcciare alla musica e alla notte ne hai scelto uno che, mi permetto di azzardare, è piuttosto particolare e riflette una scelta ponderata. Ma, tanto per porti una domanda che, credo, ti faranno in molti, cosa si prova a fare il vocalist?
«Sì, come hai sottolineato è una domanda che mi viene posta svariate volte ed ogni qualvolta qualcuno se ne esce con questa mi mette onestamente in difficoltà. Non tanto perché ci sia poco da raccontare, anzi! Sinceramente non ho una risposta precisa in quanto si tratta di un mix di emozioni, di moltissime emozioni, che ti fa stare bene e che non è semplice spiegare in poche parole o provare a rendere in una risposta sintetica. Per me vedere le persone che si divertono, che ascoltano le tue parole e che cantano con te le canzoni, vederle sognare o urlare quando pronunci il loro nome al microfono è qualcosa di indescrivibile».

Proviamo allora a metterti ulteriormente in difficoltà: quale pensi che sia, tra questo mix, l’emozione che più caratterizza le notti che hai passato dietro un microfono? Qual è la più grande soddisfazione che ricavi da questo tuo lavoro?
«Se proprio vogliamo trovare la regina, posso dire che una delle più grandi soddisfazioni è quando, dietro alla tua esplicita richiesta di alzare le mani, ne vedi centinaia al cielo e riesci a scorgere come gli occhi di tutti i presenti si chiudano, quasi all’unisono, lasciando che la mente viaggi nella musica. Quello è uno dei momenti più belli del mio lavoro».

E, facendo un viaggio mentale nelle tue numerose esperienze, quando è che hai tratto la maggior soddisfazione in assoluto?
«Facendo un attimo mente locale, forse il momento dove ho visto più persone coinvolte dalle mie parole e dalla musica che stavo accompagnando è stato una “Notte Bianca” a Bibbiena nel lontano 2017. Quella pista, costruita in mezzo al paese, era colma di persone entusiaste e, senza voler togliere alle altre serate magiche che ho vissuto, probabilmente è stato per me uno degli attimi più emozionanti».

E tu queste emozioni le hai vissute sulla tua pelle. Ma, se volessimo pubblicizzare la notte casentinese a un estraneo, a un turista non interessato ai monumenti o ai paesaggi incredibili che ci circondano e che parlano da soli, cosa ti sentiresti di dire?
«La movida notturna casentinese per me è uno stile di vita. La vedo anche come una sfida, una sfida che, insieme ovviamente ad altri colleghi e a vari organizzatori di eventi, abbiamo sempre cercato di affrontare con la consapevolezza di star facendo qualcosa di straordinario e utile per la nostra vallata. Nel mio luogo di lavoro, ciò di cui posso parlare con maggiore cognizione, cerchiamo ogni anno di trovare nuovi format per coinvolgere sempre più persone a far parte del pubblico e rendere sempre più memorabili i ricordi di chi sceglie di passare la notte con noi. Serate come la notte di carnevale, Halloween, la sera di Pasqua sono eventi per cui la nostra discoteca viene ricordata da ogni ragazzo, giovane e meno giovane, del Casentino e oltre. E questo anche grazie ai vari ospiti che hanno saltato e fatto saltare da dietro la consolle del locale, persone che ho avuto l’onore e il piacere di conoscere e con cui ho potuto lavorare. Da Morgan, fino a Ceccherini e Paci, passando per Alessandro Tersigni o Micol Olivieri, fino a valicare nel mondo del nuovo intrattenimento, rappresentato da tronisti di uomini e donne, vari youtuber come Amedeo Preziosi o Gordon, fino ad arrivare agli ex concorrenti del Grande Fratello, tra i quali Guendalina Tavassi. Per non parlare della musica, un aspetto che non può passare in secondo piano in questo mondo magico della notte e delle discoteche. Possiamo vantare la partecipazione, negli anni, di moltissimi deejay nazionali ed internazionali, nomi come Marco Cavax del Papeete di Milano Marittima, Alex Nocera dell’Altromondo Studios di Rimini, DJ Shorty di Radio Deejay, EDMMARO, Max Pagani del Pineta di Milano Marittima, DJ Benny delle Indie di Cervia, Paolo Baldes della Baia Imperiale di Gabicce, i giovanissimi Sunstars fino ad arrivare a tutti i colleghi DJ del panorama regionale. Senza dimenticarsi delle Serate Metempsicosi! Un format techno elettronico che dagli anni ‘90 coinvolge migliaia di persone. E questo solo per citarne alcuni…».

Un racconto, piuttosto dettagliato, di serate memorabili e di notti che probabilmente sono rimaste nella mente di qualcuno come la manciata di ore più divertenti, belle od emozionanti della propria vita, ma oggi cosa è rimasto di tutto ciò?
«Molto semplicemente, da marzo 2020 tutto è cambiato. Da quel momento il locale è stato chiuso causa Covid-19 e la pandemia, che ha costretto a chiudere tutto ciò che riguarda il mondo della notte e non solo, ha messo in crisi tutto il settore. Ovviamente anche la nightlife casentinese ha subito un duro colpo in quei primi quattro mesi. Nonostante il governo ci abbia dato l’opportunità di riaprire, utilizzando gli spazi all’aperto, quei due mesi d’estate sono stati come un sogno, una sorta di parentesi, chiusa già il 15 agosto, data dell’ultima serata. In tutto questo tempo hanno definito la movida notturna e i club da ballo una cosa superflua ed inutile, senza pensare che dietro a queste attività ci sono migliaia di persone che ci vivono. Conosco molte persone che lavorano e vivono solo di questo settore, e si stanno reinventando in molte altre occupazioni per poter andare avanti e aspettare di ripartire alla grande. Ovviamente non dobbiamo assolutamente credere che non si sia a conoscenza che sarebbe impossibile aprire adesso. Ancora, purtroppo, la situazione pandemica è abbastanza critica e mando un abbraccio (virtuale) alle famiglie che hanno perso qualcuno o persone che stanno male».

Mi sembra decisamente un ottimo punto di vista. È giusto ricordare che la situazione è drammatica, in ambe due i sensi: economico e sanitario. Riaprire sarebbe il sogno di molti, ma anche un incubo per altri, questo relativismo non va sottovalutato né bisogna considerare chi la pensa diversamente come uno sciocco, piuttosto che uno sprovveduto, in quanto entrambe le posizioni sono corrette e sfido, personalmente, chiunque a provarmi il contrario senza cadere in banali complottismi, più o meno rispettabili. Ma, tornando al locale, come hanno intenzione di reagire gli imprenditori nostrani?
«Molti locali del panorama nazionale si stanno organizzando per poter riaprire in sicurezza, noi nel nostro piccolo stiamo aspettando le decisioni del governo e le loro eventuali regole su possibili spiragli di vita notturna. Io spero veramente che tutto ciò che sta accadendo a livello sanitario finisca presto e che si ritorni alla vita normale, le persone hanno bisogno di svagarsi e, perché no, andare a ballare in discoteca. E penso di poter parlare per tutti i miei colleghi del mondo della notte. Anche perché sono convinto che quando ripartiremo sarà tutto più bello, la musica ha sempre unito i popoli e continuerà a farlo anche dopo questi tempi bui».

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