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venerdì, 4 Aprile 2025

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Barbiana chiama, Marciano risponde?

di Anselmo Fantoni – Nel bel Casentino ne succedono di tutti i colori, nel bene e nel male. Oggi viviamo una situazione molto diversa da quella con cui si confrontava Don Lorenzo Milani in quel di Barbiana, l’struzione è garantita a tutti, indipendentemente dal censo o dalla nazionalità, ma i rigidi protocolli ministeriali non permettono un apprendimento in cui genitori e alunni siano pienamente coinvolti in scelte democratiche come in quel di Barbiana.

La Costituzione sancisce che ai genitori spetta la responsabilità di educare i propri figli, ma troppo spesso, per necessità o comodità, si delega tale funzione alla scuola. Si è cercato di coinvolgere i genitori nell’organizzazione scolastica ma non sembra che la cosa sia decollata nel migliore dei modi. Così un gruppo di genitori con bambini in età prescolare hanno deciso di dare vita ad un percorso di educazione parentale condiviso che ha qualche punto in comune con l’esperienza di Don Milani, innanzi tutto insegnare ai bambini a far crescere i semi che ognuno di essi custodisce, non tutti saremo pittori, contadini o astronauti, ma tutti di noi abbiamo sogni e inclinazioni, ai genitori e agli educatori spetta il compito di lasciare che questi doni si sviluppino e facciano si che i bambini possano divenire uomini e donne felici.

Non è una “rivolta” contro la scuola, di fatto non è una scuola, è la volontà di alcune famiglie di trasmettere ai propri figli il sapere loro e dei “nonni” in un’esperienza socializzante, democratica e inclusiva. Mettersi all’ascolto dei giovani bambini e bambine sarà non solo un’opportunità di crescita per i piccoli ma anche un momento formativo per i genitori coinvolti, il tutto alla scoperta della natura, dei ritmi delle stagioni, dei tempi che ognuno di noi ha nel dipanarsi della propria esperienza.

Impareranno il nome degli alberi, delle erbe, degli insetti, quale funzione nell’ecosistema, quale ricchezza per la nostra alimentazione e vita se trattata con cura. All’aperto, come a Barbiana quando il tempo lo consentirà, a contatto col mondo, con gli altri e con se stessi seguendo i principi che furono di John Dewey e Maria Montessori, padri della Pedagogia attiva e che ricercano la felicità mediante la scoperta dell’universo esterno ed interiore. Il fine è quello di esaltare alcune caratteristiche di ogni essere umano: la curiosità, la creatività, il pensiero critico, la comunicazione, la collaborazione, la compassione, la temperanza e la cittadinanza così come indicato da Sir Ken Robinson in modo da preparare i bambini ad affrontare le tempeste della vita senza perdere i necessari punti di riferimento interiori così da poter superare anche le prove più impegnative.

L’individuo al centro del progetto, mantenendo la dimensione comunitaria, sociale tipica dell’essere umano, proprio quando la società perde queste caratteristiche l’individuo sembra smarrirsi, quando famiglia e comunità entrano in sofferenza i singoli rischiano di perdersi, l’uomo infatti è animale sociale, bisognoso di piccoli nuclei (famiglia) ma anche dimensioni più allargate (tribù e popoli) da inserire in luoghi geografici delineati (casa, nazione) così da rendere armonico e soddisfacente il dipanarsi delle vite di ognuno di noi. Tutto questo con la partecipazione democratica dei genitori, cosa ardua e assai difficile da realizzare, ma non impossibile se a coordinare il tutto c’è una persona carismatica come Carolina Oro mamma di Luigi venuta qua in Casentino partendo dall’Argentina e poi, passando dagli Stati Uniti e il Regno Unito approdata in questa valle da cui rimane affascinata.

Parte da Marciano questo sogno di regalare ai propri figli qualcosa di importante un progetto che prenderà forma e sostanza con la sua realizzazione che non è detto rimanga legato a questo piccolo borgo tranquillo da cui riesumare tesori quasi dimenticati di una vita contadina che scandiva le ore del giorno e delle stagioni. Piace pensare che l’evoluzione del pensiero di tanti pedagoghi si concretizzi in un percorso condiviso da alcune famiglie casentinesi pronte ad affrontare una sfida non solo complessa ma anche onerosa in termini di impegno e di denari, ma in fondo che cosa non si fa per i figli?

Per loro vorremmo sempre il meglio di tutto, piace poi questa avventura che mette al centro i bambini in un percorso di apprendimento e alla scoperta della vita passando dalla pratica alla teoria e non viceversa, scoprire la geografia, la matematica, il disegno dalle piante e dagli animali, dal sole e dalle stelle, dal tempo e dalle stagioni in un viaggio al centro del mondo e del proprio inconscio per poter dire alla fine “e quindi uscimmo a riveder le stelle”. Ricercare la “piena attenzione” (mindfulness per gli esperti) e lo sviluppo di un cittadino dinamico che cura la propria crescita personale ma che si fa promotore attivo nella propria comunità è compito arduo, solo l’amore genitoriale può consentire di raggiungere il difficile traguardo consci delle difficoltà e pronti a superare gli inevitabili errori da cui apprendere, si impara più da una caduta che da mille salti.

Il nome di tutto ciò è particolarmente evocativo: Semi di felicità; in effetti la trasmissione culturale e anche l’educazione sono delle semine e come tutte le colture non basta seminare per avere raccolti abbondanti, serve anche una cura prima e dopo la semina affinché le piante si sviluppino rigogliose difendendole da agenti patogeni e così alla fine poter raccogliere i frutti desiderati, consapevoli che periodi di maltempo imprevisto, grandinate, siccità prolungate possono vanificare i nostri sforzi, anche questo sta nel gioco della vita, ma ciò non ci esime dal provare a realizzare i nostri sogni, percorrere strade che altri prima di noi hanno tracciato magari migliorandole, ampliandole o anche deviandole leggermente.

I semi di felicità sono stati piantati, a breve scopriremo se il raccolto sarà soddisfacente, speriamo proprio di si. Buon lavoro.

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