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venerdì, 4 Aprile 2025

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«Caccia» al referendum!

di Francesca Maggini – Anche se i media, soprattutto a livello nazionale, ne hanno parlato davvero poco, fra considerazioni etiche e ambientali, va avanti la raccolta firme per cambiare la legge sulla caccia. Giovedì 1 luglio è stata avviata, infatti, una raccolta firme, ovviamente su tutto il territorio nazionale, che ha come obiettivo la presentazione di un referendum contro la caccia. Si tratta, in parte, dello stesso referendum presentato nel 1990 che allora però non raggiunse il quorum necessario.

In un dibattito molto accesso che ha visto diverse associazioni animaliste e ambientaliste scontrarsi su questo tema, sono stati proposti due diversi testi elaborati da due differenti comitati promotori di questo referendum. Un primo comitato chiede l’abrogazione totale dell’attività venatoria, cercando però di lasciare intatta la legge per la tutela degli animali selvatici facendo leva sia sull’aspetto etico, relativo ai diritti degli animali, sia sull’aspetto legato all’inquinamento ambientale dovuto all’abbandono di bossoli di cartucce e pallini di piombo sui territori battuti per la caccia. L’altro comitato, invece, vuole vietare la caccia limitando fortemente l’attività venatoria pur mantenendo gli elementi di tutela della fauna previsti dalla legge 157/92 e contestualmente la norma contenuta nell’articolo 842 del codice civile. La prima iniziativa è promossa dal Comitato civico nazionale “Referendum si aboliamo la caccia”, l’altra dal movimento politico “Ora rispetto per tutti gli animali”.

Secondo molte associazioni questa spaccatura provocherà profonde divisioni nella scelta finale ed è per questo che diverse associazioni ambientaliste e animaliste, come l’Enpa e soprattutto la Lav non condividendo questo sdoppiamento delle iniziative, non hanno aderito alla campagna referendaria e si sono dissociate da questa iniziativa, nonostante si battano da moltissimi anni in difesa degli animali. Queste associazioni sono da sempre convinte che il percorso referendario debba essere unico e solo se seriamente e responsabilmente programmato all’unisono potrà essere una buona opportunità da sfruttare per raggiungere un obiettivo che però deve essere comune.

Occorre raccogliere 500 mila firme certificate entro il 30 settembre e questa raccolta si svolge o presso gli uffici anagrafe – elettorali del proprio comune di residenza (è possibile firmare anche nei comuni del Casentino) o presso alcuni punti che vengono allestiti da volontari nelle piazze di diverse città italiane alla presenza di un certificatore. Conclusa la raccolta firme, controllate e generalmente scremate da quelle considerate non ammissibili per vizi, l’iter andrà avanti secondo i passaggi previsti in corte di Cassazione e corte Costituzionale, superati questi due scogli il referendum sarà effettivo e potrà andare al voto probabilmente tra maggio e giugno 2022.

La caccia è considerata un’attività violenta, cruenta e senza dubbio questo referendum sta attirando l’attenzione di molti, non solo animalisti e attivisti ambientali, ma anche di tante persone comuni che reputano la caccia un’attività ormai medioevale. Se nel 1980 i cacciatori erano 1.7 milioni oggi, se ne contano poco più di 500 mila e l’età media è notevolmente salita. Negli ultimi anni si sta sviluppando una crescente sensibilizzazione verso la natura, è in forte aumento l’attenzione e il rispetto verso il mondo animale che si sta trasformando sempre più in un’evidente crescita di attenzione rivolta, soprattutto da parte dei più giovani, ai diritti degli animali stessi. In molti sostengono anche che, in attesa del referendum, sarebbe opportuno cominciare con l’introduzione di sanzioni più severe per punire tutte le forme di caccia illegali, rafforzando anche i controlli su tutto il territorio per evitare l’uccisione degli animali protetti.

Del resto è innegabile ammettere che l’uomo del XXI° secolo non uccide per necessità, ma solo per semplice divertimento.

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