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giovedì, 3 Aprile 2025

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“Caporali” in Casentino

di Gemma Bui – Citando fonti della Camera dei Deputati (i cui dati risalgono al 2015, n.d.r.), «con l’espressione «caporalato» s’intendono l’intermediazione illegale e lo sfruttamento lavorativo, prevalentemente in agricoltura. Tale complesso ed allarmante fenomeno coinvolge, secondo stime sindacali e delle associazioni di volontariato, circa 400.000 lavoratori in Italia, sia italiani che stranieri, ed è diffuso in tutte le aree del Paese e in settori dell’agricoltura molto diversi dal punto di vista della redditività. Non vi sono dati ufficiali particolarmente dettagliati sull’estensione del fenomeno del caporalato, certamente alimentato negli ultimi anni – non solo nelle regioni meridionali – dal costante e crescente flusso migratorio, fonte di manodopera a basso o bassissimo costo.

Secondo l’ISTAT, il lavoro irregolare in agricoltura, cui è associato comunemente il caporalato, registra una crescita costante negli ultimi 10 anni, attestandosi su un valore di circa il 23%, quasi il doppio rispetto al totale dei settori economici nazionali (circa il 12,8%). Dati recenti sul fenomeno del lavoro nero e del caporalato sono emersi a seguito dell’accresciuta mole di controlli (4.033) sulle imprese agricole, nel periodo Gennaio – Settembre 2015, da parte delle Direzioni Territoriali del Lavoro. Le ispezioni hanno evidenziato l’irregolarità, a vario titolo, di circa metà delle imprese interessate: in particolare, di 2.360 rapporti di lavoro irregolari, 1.801 sono risultati in nero (circa il 76%), mentre i casi di caporalato ammontavano a 290».

Normativa Durante la XVIIa Legislatura (2013 – 2018, n.d.r.) il Parlamento ha approvato la Legge 29 Ottobre 2016, n.199 (“Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo”), atta a contrastare il fenomeno del caporalato, introducendo modifiche al quadro normativo penale e prevedendo misure di supporto dei lavoratori agricoli stagionali.

Nello specifico, la Legge prevede: la riscrittura del reato di caporalato, che adesso introduce la sanzionabilità anche del datore di lavoro, oltre a ulteriori corollari (nuovo Art. 603-bis del Codice Penale), l’applicazione di un’attenuante in caso di collaborazione con le autorità, l’arresto obbligatorio in flagranza di reato, il rafforzamento dell’istituto della confisca, l’adozione di misure cautelari relative all’azienda agricola in cui è commesso il reato, l’estensione alle persone giuridiche della responsabilità per il reato di caporalato, l’estensione alle vittime del caporalato delle provvidenze del Fondo Antitratta, il potenziamento della Rete del Lavoro Agricolo di Qualità, in funzione di strumento di controllo e prevenzione del lavoro nero in agricoltura, e il graduale riallineamento delle retribuzioni nel settore agricolo.

La Situazione nella Provincia di Arezzo Il Rapporto Agromafie e Caporalato, curato dall’Osservatorio Placido Rizzotto e dalla FLAI CGIL e aggiornato al presente rispetto ai pregressi dati forniti dalla Camera, è stato presentato nel Novembre 2022 e spiega che oggi «il tasso di irregolarità nel settore agricolo italiano è pari al 36,3%. […] Le aeree di sfruttamento dei lavoratori e di caporalato sono 405: oltre la metà (211) nel Centro-Nord, 82 per quanto riguarda il Centro Italia. In Toscana le aree di sofferenza mappate sono ben 27, concentrandosi maggiormente nella zona Sud della Regione». Il Rapporto segnala, specificatamente in relazione alla Provincia di Arezzo: il Comune di San Giovanni per il Valdarno, Sansepolcro e Badia Tedalda per la Valtiberina, Cortona per la Valdichiana.

La Situazione in Casentino In Casentino, infine, sono tre i Comuni segnalati: Poppi, Pratovecchio e Ortignano Raggiolo. Per cercare di avere ulteriori informazioni abbiamo contattato Mario Rossi, Responsabile Coordinatore CGIL Zona Casentino. «Il Rapporto cita anche il Casentino, sarebbe utile capire più nel dettaglio su quali basi – ci ha detto. – Se in Casentino esiste un legame con tale fenomeno, esso è probabilmente riferibile al lavoro agro-forestale e boschivo; andrebbero però visti anche i criteri specifici utilizzati per la definizione di “caporalato”. Per quanto mi riguarda, non ho notizia di formali denunce ricevute; casomai, ci vengono segnalate determinate irregolarità diffuse in certi settori (come ad esempio, buste paga o straordinari “ambigui”).

Tra irregolarità e illegalità riferibile al fenomeno del caporalato, però, ci sono delle considerevoli differenze. Certamente quelli sono primi segnali. Tuttavia, perlomeno io, in Casentino non ho avuto modo di toccare con mano realtà di sfruttamento. Il dato casentinese va visto e approfondito, come dicevo, perché a volte può essere ricavato da denunce, indagini o altro; questo va capito anche di concerto con la Categoria. Parlando con la FLAI, abbiamo constatato che i numeri in Casentino, confrontati anche con quelli di zone come Valtiberina o Valdichiana, sono particolari. Probabilmente si tratta di alcune denunce fatte all’Ispettorato.

Il rapporto cita tante fonti e criteri, ma a nostro parere in Casentino è presente più che altro del fenomeno del lavoro grigio; anche perché, paradossalmente, in agricoltura non esiste il lavoro nero. Il lavoro grigio funziona in maniera abbastanza “semplice”: si assicurano i lavoratori per un numero di ore minimo, e così si elude il lavoro nero, “segnando” meno ore di quelle effettivamente lavorate. Le ore di lavoro straordinarie non si sa come vengano pagate, e i fenomeni poi vengono fuori quando si creano dissidi tra datori e lavoratori. Ogni tanto qualche denuncia in questo senso arriva, ovviamente da parte di chi è in grado di dimostrare i fatti.

In Casentino il fenomeno riguarda, come dicevo, sicuramente il settore agro-forestale, l’unico che potrebbe aver bisogno di maggior manodopera. Sulla base delle persone che vengono da noi, e per ciò che conosciamo noi, possiamo dedurre questo. Chiaro è che, se il fenomeno diventa organizzato, in un attimo si passa al caporalato. Questo andrebbe capito anche con l’Ispettorato del Lavoro, incrociando i dati, arrivando a una risposta e a una definizione del fenomeno in maniera più “scientifica”, piuttosto che per mera probabilità».

I dati utilizzati per la realizzazione dell’articolo sono stati ricavati dalle seguenti fonti: Camera dei Deputati, Ministero della Giustizia, Fondazione Placido Rizzotto, Osservatorio Agromafie, FLAI, CGIL.

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