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sabato, 5 Aprile 2025

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Commercio, obbligo puntare su qualità e tipicità

di Francesco Meola – La crisi del commercio si sa, è un fenomeno che attanaglia ormai l’intera nazione, ma pure quelle che una volta erano considerate isole felici in quanto meno sature di attività, con l’avvento delle liberalizzazioni hanno dovuto fare i conti con un’offerta sempre più competitiva. Con il trascorrere degli anni, quindi, anche aree come quella del Casentino hanno ceduto il passo al proliferare della grande distribuzione e se inizialmente è stato soprattutto il comparto alimentare ad essere colpito, negli ultimi tempi la questione si allargata anche ad altri settori.

Uno degli emblemi di questo fenomeno è rappresentato sicuramente dalla zona del bibbienese. La cittadina è stata a lungo il punto di riferimento commerciale di una vasta area che andava dai comuni di Pratovecchio e Stia fino a quella di Rassina passando per Poppi, ma le politiche non proprio lungimiranti di quest’ultimo decennio, hanno inferto un duro colpo ad un commercio già fortemente provato da una crisi economica senza freni. In principio fu la nascita del ‘Centro Commerciale Casentino’ a riscrivere la geografia commerciale di un territorio che all’epoca viveva soprattutto di piccole botteghe ma quello che inizialmente fu salutato come un bacino di nuovi posti di lavoro, con gli anni si è rivelato essere nient’altro che l’emblema del progressivo declino commerciale della zona.

L’apertura di un centro di simili dimensioni, in un contesto abitativo dall’indice demografico non di certo elevatissimo, ha difatti ben presto minato le entrate di tantissimi esercizi un tempo punto di riferimento per la gran parte dei residenti, facendo tra l’altro da apripista alle tante catene (soprattutto di supermercati), che attualmente caratterizzano la cittadina. Basti pensare che, soltanto nella parte nuova di Bibbiena, vi sono almeno una decina di “insegne” nazionali, con buona pace delle poche “vecchie” botteghe rimaste. Stesso problema anche per i negozi di detersivi e casalinghi, anch’essi impossibilitati dal competere con l’apertura di alcuni maxi store del settore e per le attività di abbigliamento, profumeria e ferramenta. In pochi anni è stata dunque letteralmente spazzata via una gran fetta dei negozi di vicinato di un tempo e anche le attività del centro storico, meta di clienti piuttosto abitudinari, hanno visto ridursi sensibilmente il numero dei compratori.

Naturalmente la disamina su Bibbiena è facilmente trasferibile anche agli altri comuni casentinesi, con Pratovecchio, Stia, Poppi, Rassina e Subbiano vittime più o meno degli stessi mali. Ma qualcosa finalmente sta cambiando e non soltanto per merito di una politica gioco forza più attenta, ma anche per una maggiore predisposizione di coloro che investono nel commercio ad adeguarsi alle esigenze del mercato corrente. Ovviamente nel caso di chi un’attività avviata, rigenerarsi potrebbe risultare difficile, ma per chi invece voglia intraprendere adesso questo passo, il Casentino offre ancora diverse carte da giocarsi, soprattutto nel settore turistico e gastronomico.

Giusto non trascurare le esigenze dei propri concittadini ma se si vuole trarre i giusti profitti è ormai necessario strizzare l’occhio soprattutto al turista, puntando sul cibo, i vini e le tante materie tipiche della zona. E in tanti sembrano finalmente essersene accorti, come dimostrano l’apertura di nuovi agriturismi, ristoranti tipici e i maggiori investimenti nell’artigianato locale. In ambito culinario, poi, mantengono un forte appeal alcuni dei prodotti più antichi del territorio, quali le castagne, la patata rossa di Cetica, il fagiolo zolfino del Pratomagno, il prosciutto di grigio del Casentino e l’ottimo miele locale, la cui fama ha varcato persino i confini nazionali.

Insomma gli ingredienti per rilanciare l’economia locale ci sono tutti e ultimamente anche le istituzioni locali paiono avere compreso di dover aiutare le proprie imprese attraverso una politica che non punti soltanto a concedere nuovi spazi da destinare ai grossi agglomerati commerciali, ma che venga incontro anche sotto il profilo della tassazione e punti alla riqualificazione del proprio territorio. «Fino a che le amministrazioni comunali impegneranno energie e risorse nella riqualificazione dei centri storici, magari incentivando i flussi turistici, ci sarà speranza e avranno senso anche gli investimenti degli imprenditori». Così l’allora presidente della delegazione casentinese di Confcommercio Adelmo Baracchi in suo intervento di qualche anno fa e in tal senso sembra che le sue parole siano state ascoltate. Infatti, nei mesi scorsi, grazie all’impegno della Regione, sono stati diversi i comuni che hanno potuto accedere agli appositi contributi destinati a riqualificare le infrastrutture dei cosiddetti “Centri Commerciali Naturali”.

Insomma, nonostante le statistiche non siano ancora delle migliori, qualcosa si muove e i dati recenti parlano infatti di un discreto incremento delle piccole e medie imprese. Resta da sciogliere il nodo del piccolo commercio, la cui ripresa sarà probabilmente più difficoltosa, ma allo stesso tempo resta imprescindibile non soltanto affinché altri commercianti siano costretti a chiudere, ma anche per la tenuta in vita di interi centri storici.

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