di Fiorenzo Rossetti – Negli ultimi tempi, anche a seguito delle misure poste a tutela della salute pubblica durante la pandemia che affligge il mondo nella sua interezza da ormai due anni, tantissimi hanno riscoperto (e spesso addirittura scoperto) il piacere di vivere la natura e la montagna. Vorrei, in questo primo appuntamento del 2022, provare a guardare al futuro.
Quanti si sono riscoperti grandi amanti delle fatiche del vivere outdoor in tempo di pandemia, avranno il coraggio di perseverare in questa magnifica e impegnativa relazione, una volta che (si spera presto) questo terribile virus sarà, finalmente, da considerarsi un evento storico?
In questi ultimi due anni dominati dalla ricerca dell’isolamento, a fini sanitari, vi è letteralmente stata una esplosione di presenze all’interno dei parchi naturali. Le aree verdi e montane, protette e non, sono state prese d’assalto e si sono trasformate in luoghi affollati come mai prima d’ora.
Se, da un lato, questo fenomeno è apparso foriero di nuove possibilità di sviluppo per l’economia montana e delle aree interne, per la rinascita dell’Appennino e via dicendo, dall’altro ha evidenziato tutte le possibili criticità gestionali degli enti parco nel ricercare quel giusto equilibrio tra fruizione e conservazione.
Quando potremo ritornare a vivere pienamente la nostra vita, senza limitazioni e con la possibilità di socializzare senza incorrere in rischi eccessivi e, soprattutto, non appena potremo tornare a viaggiare alla scoperta di destinazioni lontane senza preoccuparci di tamponi e quarantene, che tendenza seguirà la frequentazione dei nostri parchi e delle nostre meraviglie naturali?
Probabilmente, i centri commerciali riconquisteranno sempre più l’interesse degli utenti, le vie della movida e i locali torneranno a riempiersi, eventi e attività culturali e sociali registreranno di nuovo il “tutto esaurito”.
E le montagne? Continueremo a contare presenze paragonabili a quelle attuali (se non addirittura in aumento) oppure si registrerà via via un trend in costante diminuzione, fino a raggiungere livelli pre Covid-19?
Una cosa è certa: là dove la natura ha un valore riconosciuto a livello universale (è questo il caso del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi) e la fragilità congenita tipica dei sistemi naturali alla continua ricerca di un delicato equilibrio, il consolidamento delle presenze dei visitatori viste fino ad ora non può che comportare una attenta pianificazione e una oculata gestione, allo scopo di prevenire impatti potenzialmente devastanti.Il grande affollamento che hanno conosciuto i parchi, come pure il Parco delle Foreste Casentinesi, ha costituito una grande occasione per parlare del valore di queste aree, dell’importanza di sostenerle e condurle verso nuovi traguardi, che mirino a coniugare la conservazione e l’attenzione alle esigenze delle comunità locali e allo sviluppo delle rispettive economie.
Ma… si è fatto abbastanza dal punto di vista comunicativo e informativo?
È stata colta questa preziosa occasione per educare alla conoscenza e al rispetto dell’ambiente questi novelli visitatori, molte volte assolutamente novizi? Occorre chiedersi se, nel nostro ruolo di educatori, amministratori o fruitori esperti, ci siamo limitati a considerare e trattare queste persone come “turisti” (la cui presenza è fondamentale, ovviamente, dal punto di vista economico), o se, invece, ci siamo adoperati davvero per instillare il seme della sostenibilità, incuriosire alla conoscenza e all’approfondimento, informare sulla sicurezza, divulgare il rispetto e il valore della natura e della montagna. Se non lo abbiamo fatto, allora abbiamo fallito.
A fine pandemia, forse quando sarà trascorso qualche anno, avremo un riscontro su quanto effettivamente i parchi sono riusciti a seminare e potremo analizzare quanto il desiderio di tornare (come eco-turisti) bollirà nella mente e nel cuore di quelle persone che hanno frequentato questi luoghi dall’altissimo livello naturale per la prima volta negli ultimi due anni.
La speranza è che la grande bellezza racchiusa all’interno di simili scrigni di biodiversità possa, prima o poi, esplodere dentro alle persone che hanno vissuto, in qualche modo, una esperienza in un parco.