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venerdì, 4 Aprile 2025

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E come Ecologia

Risale al 1959, per opera del forestale Fabio Clauser, l’istituzione della prima riserva naturale integrale italiana, quella di Sasso Fratino, considerata da alcuni anni patrimonio naturale dell’Unesco. Riserva che si trova nel cuore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, ente costituito ormai trent’anni fa, nel 1993; la cui competenza riguarda la dorsale tra l’appennino toscano e romagnolo. Per chi volesse saperne di più sull’istituzione e, in primo luogo, sulle finalità dei parchi nazionali, occorre far riferimento alla Legge Quadro sulle cosiddette “Aree protette” (394/91), incentrata sul tema della tutela e della conservazione del patrimonio bio-naturalistico presente in tali territori. Stiamo parlando ovviamente di un Ente i cui vertici decisionali dipendono da nomine politiche: al timone della barca un Presidente e un Direttore, con sedi istituzionali ed operative equamente divise tra Toscana ed Emilia-Romagna.

Le presenti e future politiche turistiche del Casentino sono strettamente legate all’evoluzione – sempre che ci sia stata una vera evoluzione – in tema di tutela del paesaggio. Non sono in possesso di dati esatti sul numero di turisti che ogni anno attraversano i sentieri del Parco, visitano i nostri boschi e quant’altro. Sull’onda degli innegabili cambiamenti climatici in atto e nel pieno del tema del momento – la “transizione ecologica” – mi piacerebbe coinvolgere i lettori in una riflessione di fondo, a trent’anni di distanza dall’istituzione del Parco, sulla reale incidenza socio-economica di questo Ente fondamentale. In definitiva, vorrei porre ai massimi rappresentanti dell’Ente stesso la domanda relativa a quanti e quali posti di lavoro ha creato la politica di conservazione del nostro indiscutibile patrimonio.

E, inoltre, i vertici dell’Ente come hanno intenzione di declinare il tema delle risorse presenti e lo sfruttamento potenziale delle energie rinnovabili? Nel quadro di un Casentino green, il Parco intende svolgere la funzione di semplice custode di ciò che già esisteva ben prima del 1993, oppure intende porsi al centro di quella che ogni giorno di più sembra prefigurarsi come una “rivoluzione ecologica” delle coscienze? In parole povere, vuole essere trainato dai continui balletti della politica locale (più di dieci Assessorati al Turismo, un tentativo di Consorzio Turistico naufragato nel nulla) oppure svolgere un ruolo di primo piano in tema di rilancio del Casentino? Investimenti in materia di tutela del paesaggio e studi particolareggiati sulla fauna vivente nel nostro territorio sono stati senz’altro effettuati; è sufficiente consultare il sito ufficiale dell’Ente che rende pubblici i bilanci e i costi sostenuti per consulenze di vario tipo, anno per anno.

La recente promozione del progetto “Sheperd School”, una scuola di avviamento per riscoprire professioni in estinzione come quelle dei pastori e degli allevatori, sembra in linea con le nuove richieste dell’economia sostenibile. D’altro canto, in Casentino sussistono ancora eco-mostri mai demoliti, un sistema di raccolta rifiuti non del tutto soddisfacente ed interventi da attuare nel campo della manutenzione ordinaria e straordinaria del nostro sistema idro-geologico. Su questi aspetti, benché di non diretta competenza dell’Ente, vorremmo sentire una voce più autorevole e competente; così come sarebbe interessante entrare nel cuore delle iniziative e dei progetti previsti per il 2023. Come già ribadito in più occasioni, il progressivo indebolimento del ruolo della politica è coinciso – direi per fortuna – con una nuova spinta delle aziende in direzione di una concreta modernizzazione ed adeguamento alle normative europee in materia di sostenibilità.

Crediamo, in definitiva, che la semplice funzione di conservazione dell’esistente – seppur necessaria – non basti da sola a generare quel progresso reale di cui il Casentino, al pari di altre vallate “minori”, avrebbe senz’altro bisogno.

ALFABETO CASENTINESE del Barone Rampante

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