di Matteo Bertelli – C’è una piccola parte del nostro corpo, nella regione posteriore della corteccia cerebrale, che si accende mentre facciamo la vera, unica cosa che ci distingue dalle bestie: sognare. Quella si illumina, come una lampadina, attivando altre zone e gestendo le emozioni come un direttore d’orchestra. Perché alla fine è il sogno che guida tutte le nostre passioni, che decide come dobbiamo passare la giornata e, perché no, la vita.
Il sogno è il motore della vita. Soprattutto quando ci si crede fermamente anche da svegli e ci si impegna al massimo per riuscire a renderlo reale, realizzandolo e tornando a sognare qualcosa di nuovo.
Oggi parliamo proprio di un ragazzo che ha scelto come sogno quello di essere un campione di Pit bike, un ragazzo giovane, ma con una passione che è, per quanto sia possibile, radicata fortemente nel tempo.
Ciao Gabriele, ti abbiamo presentato come un sognatore senza spoilerare niente, quindi ti lasciamo il microfono – o, meglio, la penna – per raccontarti un po’… «Ciao! Sono Gabriele Bendoni, sono un sedicenne di Soci, frequento il terzo anno dell’Istituto Tecnico di Bibbiena. Sicuramente sono un sognatore con una passione ben chiara ma alla fine mi piace dire di essere un ragazzo tranquillo, che vive sotto lo stesso tetto dei genitori e della sorella. Tranquillo, insomma. Oddio, forse un po’ spericolato…».
Ecco, approfondiamo un attimo questo ultimo punto. Mi sembra abbastanza connesso alla tua passione, sbaglio? «Per farvi capire meglio vi racconto un aneddoto di qualche anno fa: avevo tre anni e ricevetti un mini-quad elettrico in regalo. Dopo qualche giorno di divertimento chiesi subito una piccola modifica per poter andare più veloce. Ricordo ancora le facce stupite dei miei genitori mentre derapavo davanti a loro. A quel punto ho capito quale fosse la mia passione: sono passato in sella a delle Pit bike e successivamente a delle moto da cross. E da lì la voglia di fare competizioni su due ruote. Pensate che lo scrissi anche in una letterina di Natale: “Vorrei tanto poter gareggiare con le moto”».
Una passione forte, certamente, ma i tuoi genitori sono sempre stati d’accordo nell’accettare questa tua richiesta… “natalizia”? «Mio padre non acconsentì facilmente… Non si fidava molto della mia spericolatezza. Per fortuna, però, a un certo punto mi ha dato un’opportunità e lo ringrazierò sempre per questo. Da quel momento sono stati i primi a credere in me, incitandomi ad andare ad allenarmi nei circuiti della zona. Anche perché, per dirla tutta, i veri allenamenti li ho fatti nel campo di mio nonno assieme a mio babbo».
Non hai trovato quindi troppe resistenze nel portare avanti questa tua passione. Ma c’è un’esperienza che ci vuoi raccontare in particolare? «Una domenica, durante l’ultima gara del campionato italiano pit bike svoltasi nella pista di Malandrone (Pisa) gli organizzatori hanno dato a noi ragazzi l’opportunità di provare il circuito. È stata un’esperienza indimenticabile: confrontarmi con piloti veterani e poter dimostrare il mio valore. Un sogno. I primi giri sono stati molto emozionanti e avevo il cuore in gola ma, man mano, ho acquistato sempre più padronanza del mezzo e delle mie possibilità, tanto che gli stessi direttori di gara sono rimasti impressionati dal mio andamento. È da quel giorno, dopo quell’emozione unica, che mi alleno incessantemente in palestra e, una volta a settimana, vado con mio padre in pista».
Deve essere stato proprio un battesimo di fuoco, un’emozione indescrivibile a parole. Ma adesso cosa farai? «Al momento mi sto preparando nel miglior modo possibile per il campionato che si svolge fra Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Toscana, che avrà inizio il 26 marzo in Piemonte e finirà il 15 di ottobre in Emilia-Romagna. Approfitto per chiedervi di seguirmi su Instagram, dove pubblicherò tutte le gare, e per ringraziare la mia famiglia e i vari sponsor che mi aiutano e supportano in questo percorso!».
In conclusione, ti voglio chiedere una cosa un po’ più personale. Parlaci un po’ di te: chi sei quando sali sulla moto? «Devo dire che non sono un tipo né scaramantico né superstizioso: quando salgo sulla moto metto il casco e… gas! Sono una persona metodica e perfezionista: cerco la migliore traiettoria per rendere la moto scorrevole e mi assicuro che sia tutto perfetto, persino nell’abbigliamento. La moto diventa un prolungamento del mio corpo, compreso quel numero 88 stampato sopra, un’eredità di mio babbo che custodisco gelosamente e che dimostra ancora una volta il ruolo fondamentale della mia famiglia in questo percorso!».