Splash! Il collaudo della struttura agrituristica non impiegò più di un’ora; avevano mezza giornata davanti. Serviva solo una scusa per passare la notte sul posto, ma non sarebbe stato un problema trovarla.
Le pratiche burocratiche si sa, richiedono un sacco di tempo.
La sabbia della spiaggia libera era calda come la passione ed un sole generoso scintillava il dorso dei cavalloni che si rincorrevano a perdita d’occhio.
Il profumo delle tamerici si sposava a quello dell’olivastro fiorito mentre percorrevano il sentiero sotto i pini marittimi.
Le fragranze si mescolavano alle loro emozioni, trasportate dal sussurro di una brezza saporita di iodio e di sodio, che dal mare risaliva oltre le dune.
Quella finestra di libertà emozionava i due amanti facendoli fluttuare incorporei, sospesi tra due vite diverse, impossibili entrambe.
Inesorabilmente attratti da una natura selvaggia ed incontrollabile quale quella dei sensi, si spogliarono in un baleno e corsero contro il mare impetuoso, spezzando le onde con i loro corpi eccitati.
Splash!
Per un poco giocarono come delfini dentro e fuori dall’acqua, quindi si intrecciarono come cavallucci marini sparendo sotto per almeno un minuto. Poi riemersero. Lui la stringeva a se. Lei sentiva il suo corpo vibrare; il suo membro fuori dal costume.
Si carezzavano i capelli bagnati, ruvidi di salsedine, infine lui fu dentro il suo corpo.
Intanto il mare li trasportava – ora sollevandoli ora abbassandoli – con le sue ondulazioni armoniose e furenti, rendendosi complice di quell’amplesso.
Le sue gambe gli cingevano la schiena e lui la teneva per le natiche mentre gli occhi non smettevano di fissarsi, come a fermare il tempo, congelare le onde attorno a loro, impedire al sole di tramontare.
Resistette a lungo, più che poté, poi si liberarono ed il suo sperma fecondò il mare.
In quel momento l’acqua diventò di mille colori e parve rilassarsi.
Si ritrovarono distesi nel frangiflutti, mossi solo dalla risacca. Il palmo della sua mano poggiato sulla sabbia; sopra questo, le dita delicate della donna. Piacevole sfinimento. Estasi.
Si alzarono continuando a tenersi per mano. Orme sulla sabbia persistevano e poi sparivano affiancandosi o inseguendosi, quando lui stava al suo fianco oppure la abbracciava.
Intanto il sole aveva quasi completato il suo arco e stava per sprofondare negli abissi ma, prima di scomparire, bruciava l’orizzonte rovesciando arancio e rosso, oro e rubini, porpora e viola.
Il ritmo della vita si trovava nello spazio dimensionale tra le due fasi, quando la luce sembra cercare un appiglio per contrastare la notte e le tenebre vogliono chiudersi sul mondo.
Perfino le creature della foresta trattengono il respiro e pure i vegetali rinnovano il tremore verso il baratro ignoto della notte incipiente.
Anche se quotidiano, il mistero dello scomparire della propria fonte di vita provoca ansia, perché il murmure del bosco si spegne e neppure una lieve brezza riesce a calmare il fogliame.
Poi, quasi insperatamente, perito l’astro del giorno e sorti quelli veri e falsi nel firmamento, l’inquietudine svanisce.
Dato che l’ansia anticipatoria è molto più terrorizzante della paura, un noto e rassicurante timore abbraccia ogni vita.
è l’oscurità, fuori e dentro di noi.
(Fine puntata 14)
Marco Roselli, Gli Amanti di Piazza Tarlati, Fruska