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venerdì, 4 Aprile 2025

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I centri visita del Parco

di Fiorenzo Rossetti – Punti di riferimento per orientarsi nella visita, luoghi di informazione e formazione sulle caratteristiche dell’area, di indicazione sulle modalità di fruizione, di promozione di iniziative ed eventi: il centro visita è pensato per essere il primo punto diretto di contatto con il visitatore, dove trovare materiali informativi e volti sorridenti a cui porre la propria miriade di domande.

Spesso vi sono allestite esposizioni tematiche che stimolano il visitatore ad intraprendere un fondamentale percorso di interpretazione ambientale.
Per questi motivi possono (e dovrebbero) essere interpretati come luoghi di cultura e divulgazione, incentrati, specialmente, sui temi della conservazione e della promozione dei beni ambientali e naturali, di educazione attraverso mirati percorsi didattici e momenti di animazione.

Il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi ha una dotazione di queste strutture davvero imponente. Troviamo centri visita e punti informativi praticamente in ogni comune: Bagno di Romagna, Badia Prataglia, Castagno d’Andrea, Chiusi della Verna, Londa, Premilcuore, San Benedetto, Santa Sofia, Pratovecchio, Tredozio, Camaldoli e Campigna.
A queste strutture vanno poi aggiunte il Giardino botanico di Valbonella e il Planetario di Stia.

Qual è, quindi, la sfida? Non soccombere all’evoluzione tecnologica, aggiornando costantemente i metodi di rappresentazione del territorio: pannelli espositivi anche interattivi, filmati, diorami, attività interattive e giochi didattici che sappiano catturare l’attenzione del visitatore.

Per “svecchiare” gli allestimenti e i contenuti si è, da poco, fatto ricorso al programma europeo Por Fesr della Regione Emilia-Romagna: un programma operativo regionale che definisce le modalità di utilizzo dei finanziamenti europei assegnati alla Regione dal Fondo europeo di sviluppo regionale. Grazie a questo cofinanziamento, il Parco ha potuto investire oltre mezzo milione di euro nella riorganizzazione e ammodernamento dei centri visita di Santa Sofia, Premilcuore e Bagno di Romagna.

Si sono, così, assegnati alcuni temi guida ai diversi luoghi: le antiche foreste (Bagno di Romagna), la memoria (Santa Sofia) e la fauna e l’acqua (Premilcuore). E’, senza dubbio, un grande merito quello di aver saputo aggiornare questi punti strategici ben sfruttando i finanziamenti a disposizione.

Ciò su cui, però, mi preme ragionare è l’effettiva utilità di questa moltitudine di centri visita del Parco, che comportano costi di gestione non indifferenti, in rapporto all’effettiva fruizione. La gestione di un centro comporta, infatti, l’investimento di numerose risorse umane ed economiche: mantenimento degli immobili, costi delle utenze energetiche e di servizi, operatori che garantiscano l’apertura al pubblico attraverso un servizio di front office, senza considerare tutte le attività aggiuntive e arricchenti, come ad esempio quelle di animazione e divulgazione.

Queste strutture sono state, almeno in passato, molto richieste, quasi fosse automatica l’equazione centro visita – presenze turistiche – economia. La realtà è che non tutti i centri visita hanno una frequentazione tale da giustificare un investimento di questa portata.

Occorrerebbe una seria riflessione sulla funzionalità di tali luoghi, in relazione al ritorno culturale ed economico cui centri visita così concepiti e condotti realmente contribuiscono.
L’esigenza che, a mio avviso, si presenta ora è, piuttosto, quella di rivedere le funzioni e gli obiettivi di tali luoghi: non certo prevedendone la chiusura, ma investendo in un progetto innovativo, una rete tra vari enti, che coniughi le tematiche del parco e le esigenze della sua popolazione, dell’intera comunità (non solo quella locale) e delle economie verdi del turismo lento.

I parchi dovrebbero per primi stimolare la necessità di maggiori, grandi, attenzioni verso i territori delle aree interne, attirando sempre più risorse economiche, investimenti e servizi.
Non raccontiamo che i centri visita sono la porta del Parco: le troppe porte lasciate aperte rischiano di far uscire tante preziose energie ed entrare gelide correnti.

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