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venerdì, 4 Aprile 2025

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I neuroni, specchio e nascita dell’empatia

di Antonella Oddone – Abbiamo già parlato della relazione di attaccamento, che rappresenta per il bambino il primo legame sociale e dalla cui qualità dipenderanno tutte le future relazioni sociali. È un legame innato, presente in tutte le specie animali e anche tra specie diverse, indispensabile per la sopravvivenza perché risponde ad un bisogno di protezione sia fisica che psicologica (offre sicurezza). Si forma subito dopo la nascita (e si completa nei primi due anni) attraverso tutto quel gioco di sguardi, sorrisi e paroline emotivamente cariche tra i genitori e i loro cuccioli. Via via che il bambino cresce modellerà l’immagine di sé sul modello che inconsapevolmente gli offrono il babbo e la mamma: se vi legge amore e orgoglio svilupperà amore e fiducia in sé stesso e negli altri, se vi legge indifferenza saranno prevalenti i sentimenti di insicurezza e di sfiducia nelle proprie capacità e verso il mondo. Alla base del legame di attaccamento c’è un piccolissimo ormone, l’ossitocina, secreto dalla neuroipofisi in risposta a situazioni emotivamente intense, come il rapporto sessuale, il parto, l’allattamento al seno e durante il contatto pelle a pelle e le carezze.

Ma mentre il bambino si specchia negli occhi dei genitori succede anche un’altra cosa importantissima: si attiva il sistema dei neuroni specchio. Questi ultimi sono stati scoperti negli anni novanta da Giacomo Rizzolatti e il suo gruppo dell’università di parma. Come spesso accade si è trattato di una scoperta casuale: un ricercatore aveva installato dei microelettrodi sensori nella corteccia motoria di una scimmia raggiungendo alcuni neuroni che si attivavano quando la scimmia prendeva un’arachide da una ciotola. Ad un certo punto il ricercatore stesso prese un’arachide dalla ciotola sotto gli occhi della scimmia e, del tutto inaspettatamente, i rilevatori di attività crepitarono: i neuroni della scimmia si erano attivati! Quegli stessi neuroni che si attivavano quando la scimmia faceva il movimento, si attivavano quando ad afferrare l’arachide era il ricercatore e la scimmia non si muoveva. Questo fu sorprendente, perché fino ad allora si credeva che le sensazioni si formassero nella corteccia della metà posteriore del cervello, e i movimenti nella metà anteriore. I neuroni specchio sono dunque neuroni visuo-motori che si attivano sia quando si compie un’azione sia quando la vediamo compiere da qualcun altro.

Il vantaggio è quello di poter usufruire dell’esperienza altrui senza dover sperimentare tutto in prima persona. Si accelera l’apprendimento, perché guardando come una persona risolve un compito si saltano le tappe, senza dover per forza trovare da soli la soluzione. Non solo, si ritiene anche che il sistema dei neuroni specchio sia alla base del riconoscimento delle intenzioni e delle emozioni degli altri, la straordinaria capacità umana di leggere nella mente altrui comprendendo in modo immediato pensieri e sentimenti e reagendo in modo appropriato: sono i neuroni specchio dell’empatia, che si attivano in risposta alla gioia e alla sofferenza degli altri facendo sentire come propri quegli stessi sentimenti. I neuroni specchio sono alla base di tutta quella parte dell’educazione legata all’imitazione e all’identificazione con i genitori. Quando la mamma parla e canta al suo bambino di pochi mesi, il bambino la guarda negli occhi, osserva la mimica del suo volto, ascolta incuriosito e i suoi neuroni specchio audio-visivi ricercano i muscoli che saranno reclutati durante l’esecuzione dell’azione osservata, mentre i neuroni specchio legati alle emozioni entreranno in risonanza con la felicità materna amplificando apprendimento e ricordo. Affinché il bambino impari a conoscere sé stesso, i propri stati mentali e le proprie emozioni è necessario che abbia di fronte il babbo e la mamma che lo guardano e interagiscono con lui attraverso un gioco continuo di imitazioni e ripetizioni. Dunque l’empatia ha una precisa base biologica e regola il rapporto con le persone: empatia significa riconoscere gli altri come sé stessi. Si capisce quindi come un cattivo funzionamento del sistema dei neuroni specchio abbia ricadute importanti nell’apprendimento e nella comunicazione verbale, fino ad essere coinvolto in alcune forme di autismo.

È ormai assodato che i bambini accendono le loro funzioni cognitive, l’attenzione e l’apprendimento solo se interagiscono con la figura umana, ascoltando la voce della mamma e del babbo ricca di inflessioni emotive: non c’è posto per il digitale nei primi due anni! È vero che il bambino è attratto dal mezzo digitale e impara subito ad usarlo, anche se piccolissimo, ma non può capirne il significato. Così facendo si attivano nel cervello immaturo le vie della ricompensa-dipendenza, le stesse di tutte le droghe, si producono gli ormoni dello stress, cortisolo e adrenalina, si riduce il volume dell’ippocampo (legato alla memoria e all’apprendimento), paradossalmente si rendono meno attrattivi i rapporti umani. Al contrario, nelle relazioni interpersonali ricche di connotati emotivi, si facilitano l’interazione e la relazione e si insegna al bambino il primo tra tutti i valori: il sapersi mettere nei panni dell’altro, il rispetto per l’ambiente e per tutti gli esseri viventi.

Dott.ssa ANTONELLA ODDONE Medico pediatra

(Rubrica ESSERE L’Equilibrio tra Benessere, Salute e Società)

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