di Fiorenzo Rossetti – A pochi mesi dall’insediamento del nuovo Governo di centro destra presieduto da Giorgia Meloni, in tanti si chiedono quali saranno le politiche a favore dell’ambiente e la conservazione della biodiversità dell’esecutivo.
Un dato di fatto è un cambio di denominazione: la trasformazione del Ministero della Transizione ecologica (nome tanto voluto dal mondo scientifico e ambientalista) in Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica. Con il Governo Draghi si erano raggiunti due importanti riconoscimenti, tutti a vantaggio dell’ambiente.
La visione di questo Governo puntava su un passaggio (appunto transizione) delle politiche, dei modi di produrre e di consumare, verso modelli rispondenti alle esigenze di contenere la crisi climatica e il consumo di biodiversità. Da rilevare anche la modifica di un paio di articoli della Costituzione con l’inserimento della tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi tra i principi fondamentali della nostra Carta.
Nel programma politico elettorale del partito che ha vinto le ultime elezioni politiche, i temi legati al cambiamento climatico, ambiente e natura, sono trattati ai minimi termini, in maniera molto vaga e senza riferimenti concreti.
Ma il partito della leader Meloni non era solo in questo. Nonostante la catastrofica situazione che stiamo vivendo, ambiente, ecologia, salvaguardia del pianeta, lotta al cambiamento climatico non erano centrali in quasi nessuno dei programmi dei partiti politici che si sono presentati alle elezioni.
E i Parchi naturali? Un passaggio del programma politico del Partito della Meloni recita: “…Piantare alberi per realizzare vere e proprie “cinture verdi” nelle città e promuovere la creazione, o il rifacimento, di giardini, orti urbani, parchi, boschi e riserve naturali da dare in gestione alle associazioni e in adozione alle scuole. Inasprimento delle pene, anche pecuniarie, per i piromani…”.
Questo in definitiva la visione politica sui nostri gioielli naturalistici? Il nuovo Ministero, guidato da Gilberto Pichetto Fratin, deve indubbiamente la nuova denominazione a motivazioni derivanti dalla situazione emergenziale legata alla crisi energetica e conseguentemente economica.
Il mondo dei Parchi, a partire dall’organo che li rappresenta, Federparchi, pur consapevole che le politiche del nuovo Ministero siano incentrate sul tema energetico e collegate con la grave guerra in Ucraina, auspica che i temi della tutela della biodiversità e il ruolo delle aree protette come modelli di sviluppo sostenibile, possano essere parte essenziale dell’azione di governo; così come delineato nella Strategia Europea per la Biodiversità per il 2030.
La speranza è quella che il Governo neo eletto possa tamponare questa delicata fase, per poi dedicare le proprie energie per far riaffacciare il nostro paese alle politiche comunitarie e internazionali dedicate alle vere grandi emergenze del nostro tempo (cambiamenti climatici e perdita della biodiversità).
Politiche con una visione unica e integrata che unisce ambiente allo sviluppo energetico, decarbonizzazione e crescita sostenibile, per una transizione verso un sistema produttivo più ecologico e verde. Gli impegni presi dal nostro paese sui vari tavoli internazionali e la stessa nostra appartenenza a sistemi di politiche comunitarie, non potrà permettere a questo Governo di commettere l’errore di separare la questione ambientale da quella economica, pensando ad un immediato, ed effimero, vantaggio economico senza considerare le conseguenze ambientali.
I Parchi naturali dovranno essere in grado di far emergere con forza l’importante ruolo che sostengono con le proprie attività di conservazione della natura, nel contesto del contrasto ai mutamenti climatici, nella cura dei valori culturali ambientali, naturali, storici, sociali e dell’economia della sostenibilità ambientale.
Il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi ha davanti a sé nuove sfide in tal senso e sarà importante una guida politica forte e carismatica, empatica e capace, coinvolgente e aggregante. Vanno generate connessioni, sì, ma uscendo dall’isolamento territoriale e dal provincialismo, coinvolgendo territori e tessuti politici e sociali di regioni ben al di là delle porte del Parco, gettando ponti con altre aree protette e coinvolgendo attivamente i cittadini.
Il principio che la base deve educare e indirizzare il vertice, in un sistema democratico, è più che mai valido e importante. Sta quindi ai Parchi garantirsi personale, risorse finanziarie e attenzione politica, attraverso questa grande prova di maturità alla quale vengono chiamati.
Restiamo quindi fiduciosi verso il nuovo Governo, supportiamolo e diamogli indicazioni per meglio operare, ma assolutamente non mettiamo subito davanti ad ogni cosa questioni ideologiche; non sempre abbiamo avuto buoni riscontri, in termini ecologistici, tra gli esecutivi di governo passati, apparentemente dotati della “giusta” ideologia.
L’ALTRO PARCO Sguardi oltre il crinale di Fiorenzo Rossetti