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sabato, 5 Aprile 2025

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I sapori di una volta a Moggiona

di Libero Palazzi – Moggiona è un paese che ho conosciuto meglio in questa ultima intervista fatta a Danilo Tassini. Fino a poco tempo fa per me Moggiona è sempre stato un paese di passaggio, un paese che non agganciava la mia curiosità, un paese che forse, per la vicinanza al famoso Eremo di Camaldoli, è messo in ombra.

Menomale che ci sono tornato! Danilo mi ha ricordato, o meglio, sorpreso di nuovo di quanto il nostro territorio sia ricco di persone e quindi di storie e di cultura.
Moggiona non è un paese che si limita a ricordare e preservare una cultura e una storia, ma ci tiene a rimanere dinamica e in relazione con tutto il territorio.

Credo che molti paesi in valle si impegnino (ripeto) non solo a ricordare, ma anche a continuare a creare cultura senza farsi scoraggiare dalla morfologia del nostro territorio che spesso porta ad una chiusura dei cuori e delle menti. In questo articolo come avrete capito dal titolo riporto l’intervista fatta a Danilo Tassini riguardo la recente ristrutturazione del forno di Pinarino.

Come è nato il progetto, cosa tradizionalmente significava la presenza del forno nel paese, come era utilizzato, chi si occupava del suo funzionamento? Ed ora?
«Per iniziativa della Pro Loco recentemente a Moggiona è stato restaurato l’antico forno posto nel centro storico del paese. Il forno faceva parte del vecchio podere dei Reverendi Monaci Camaldolesi, Signori e Conti del paese per ben 700 anni. Dopo la chiusura della Contea, avvenuta nel 1776, la struttura fu acquistata da privati. Oggi è di proprietà del Comune di Poppi ed ospita al piano terra la “Mostra Permanente sulla Guerra e la Resistenza in Casentino” e al primo piano lo “Spazio Didattico-Espositivo del Percorso del Lupo”. Il forno, posto a metà tra i due piani, detto di Pinarino dal nome dell’ultimo contadino che ha abitato il podere, era stato abbandonato. L’intervento del mese scorso lo ha riportato all’antico splendore. In paese erano presenti, nei tempi passati, una decina di forni privati, spesso abbinati a seccatoi per le castagne. Qua a Moggiona ne è rimasto uno di forno abbinato ad un seccatoio. Il seccatoio si riconosce perché c’è una finestrina alta da dove si buttavano le castagne. In questi forni una volta a settimana vi si cuoceva il pane fatto in casa per tutta la famiglia. Era un processo lungo e faticoso. Servivano numerose fascine e legna che portasse a temperatura elevata il forno; poi si spargeva uniformemente la brace ottenuta. Il forno era pronto quando sia il piano di appoggio che la volta era diventati di colore bianco. Allora si toglieva la brace dal forno e se ne ripuliva per bene il fondo con lo spazziglio, una lunga pertica con in cima un cencio bagnato. Poi si depositavano le pagnotte lievitate. Il forno doveva stare chiuso, ma ogni tanto si dava un’occhiata per vedere come procedeva la cottura. Infine si apriva e si toglievano con una pala di legno i pani cotti. Il forno lo sapevano usare le donne, la sua gestione era data alle donne di casa e si tramandavano le conoscenze da madre a figlia. Chi nel paese non era proprietario di un forno se lo faceva “prestare”. Pensava lui alle fascine e alla legna, e lasciava poi il forno nelle primarie condizioni. Nei giorni di festa, specialmente per la Pasqua, nei forni di Moggiona si cuocevano i dolci, in particolare la panina pasquale, i ciambelli e i biscotti. La panina di Moggiona è particolarmente famosa e diversa da quelle classiche, non è dolce non si deve tagliare ma rompere insomma ci sono delle tradizione da mantenere. Quest’anno, a restauro concluso, proprio per Pasqua il forno è stato di nuovo acceso dopo tanti anni di inutilizzo. È stato emozionante sfornare le prime panine e i primi dolci, e grazie alle meno giovani donne del paese che ricordavano perfettamente le ricette e le procedure di preparazione sono venute buonissime. Tanta fatica ma anche tanta soddisfazione. Adesso il forno è lì a disposizione di tutta la Comunità di Moggiona. Chi lo vuole utilizzare si deve portare, come usava una volta, fascine di legna, preparare le pagnotte, metterle a lievitare, infornare e poi seguire attentamente la cottura».

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