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giovedì, 3 Aprile 2025

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Il caso di tubercolosi a scuola

Siamo a scrivere la presente per manifestare il disagio e l’inadeguatezza delle disposizioni divulgate a seguito del caso in oggetto, nello specifico siamo ad evidenziare la situazione come si è presentata dal punto di vista di noi genitori.

Il tutto è partito da un’indicazione (non ufficiale) da parte di una mamma, alla quale era stato riferito che un familiare del bambino malato, aveva avvisato la mattina del 16 c.m. alcune persone vicine che l’USL di Arezzo aveva contattato quella di Bibbiena per fare alcuni controlli a coloro che avevano avuto contatti col bambino malato.
La mamma allarmata da ciò, si era presentata alla scuola Materna chiedendo delucidazioni in merito, erano le ore 10 circa del mattino. IL NULLA. Nessuno sapeva niente o comunque per non creare allarmismi negava ogni eventuale caso.

Magicamente alle ore 11 della stessa mattina, le rappresentanti di classe del comprensorio venivano contattate telefonicamente per un’assemblea straordinaria da tenersi con urgenza presso la Scuola Media.
Il tutto è diventato ufficiale.
Solo alle 13,30 ogni genitore veniva contattato telefonicamente perchè si presentasse presso la Scuola a ritirare documenti di MASSIMA IMPORTANZA. Nello stesso tempo i nostri bambini si trovavano all’interno dell’asilo.

Sorvolando sullo smarrimento ed agitazione del momento che solo chi è genitore e solo chi ha senso di responsabilità verso i propri figli e per il prossimo può provare, siamo a chiedere:

TUTTO CIO’ POTEVA ESSERE EVITATO O COMUNQUE PREVENUTO?
PERCHE’ NON E’ STATA ORGANIZZATA UNA RIUNIONE PER SPIEGARE CON ESPERTI LA MALATTIA, LO STATO DEL CASO INFETTO, LA PROFILASSI E TUTTO IL RESTO?

Chi ha potuto, tramite libri, internet o telefonate agli uffici USL preposti (dove fortunatamente va evidenziata la massima disponibilità e professionalità per le risposte ricevute) si è documentato.
Dal primo foglio ricevuto il 16 aprile si supponeva di dover semplicemente sottoporre i nostri bambini al test Mantoux ma se questo fosse risultato negativo, si sarebbe scongiurato il pericolo infettivo.

Invece al controllo e solo lì, giovedì 19 c.m., dopo tre giorni dalla comunicazione, venivamo informati che il PROTOCOLLO SANITARIO prevede che anche se l’esito del test risulti negativo, bisogna seguire tutta una profilassi non da poco e che la stessa cambi a seconda del grado di contatto con il malato: STRETTO (come per i familiari ed i bambini ed insegnanti della classe), REGOLARE (per la maggior parte) e OCCASIONALE e a seconda dell’età (entro o oltre i 5 anni) .
Quindi oltre al test Mantoux: raggi al torace, visita medica e relativa schedatura dei bambini, secondo le casistiche, poi analisi del sangue, nello specifico del sistema epatico e dei reni .
Infatti il quarto passaggio come da PROTOCOLLO è per molti la profilassi preventiva con assunzione per circa due mesi (periodo che intercorre tra il primo test ed il secondo che deve essere ripetuto per ovviare il pericolo incubazione del batterio) del potente “antibiotico” ISONIAZIDE, usiamo la parola potente perché non è cosa da poco visto che per poterlo prendere sono necessari controlli ematici e che comunque è sconsigliato a chi abbia problemi biliari, renali o del fegato.
Ad oggi ci troviamo immersi in un altro grande dilemma:
PERCHE’ IN MERITO ALLA PREVENZIONE ANTIBIOTICA SIAMO STATI LASCIATI ALLO SBARAGLIO E OGNI PEDIATRA CONSIGLIA COSE DIVERSE AI PROPRI PAZIENTI?

Possibile che medici pediatri, tutti professionalmente competenti, non si siano consultati sulla situazione delicata e non abbiano optato per fornire alle famiglie comprensivamente già abbastanza preoccupate una stessa visione del problema?
Riteniamo assurdo che per alcuni pediatri la profilassi preventiva dell’antibiotico sia estremamente necessaria mentre per altri risulti fuori luogo ed invasiva vista la bassa infettività del soggetto scarsamente contagioso.
Vi sembra corretto che una decisione così importante ricada arbitrariamente sui genitori?
I nostri bambini stanno frequentando ancora l’asilo e se qualcuno contagiato sviluppasse la malattia nei prossimi giorni? Siamo proprio sicuri che sia stato fatto tutto il possibile per evitare altri casi?
Negli ultimi cinque anni la Tubercolosi è tornata ad essere una malattia piuttosto comune.
Solo in Casentino emergono dati che evidenziano numerosi casi dovuti alle scadenti condizioni igienico sanitarie nelle quali alcune persone vivono.
Chiediamo di intervenire in modo consapevole e mirato a risolvere questa problematica sempre più invasiva nella vita dei ns. figli.
Ogni anno, che si tratti di Scuola Materna, di Elementari o Medie, ci vediamo costretti a combattere con il problema PIDOCCHI, SCABBIA e da quest’anno TUBERCOLOSI.
Teniamo a ribadire che la presente che scriviamo a cuore aperto e senza riserva alcuna, non tende a discriminare nessuno se non le persone che per mancanza di educazione e rispetto continuano a costringerci a subire profilassi che eviteremmo volentieri per la salute dei ns.figli.
Non si può più accettare di vedere bambini entrare alle ore 8 nelle Scuole con febbre, disturbi intestinali o in condizioni igieniche a dir poco “precarie”.
Capiamo che le docenti non siano nella posizione di poter decidere se o quali bambini ammettere ma siamo altresì consapevoli che essendo loro i nostri occhi ed orecchi debbano manifestare a chi di competenza tali situazioni di disagio da SUBITO.
Non è più ammissibile tenere per più giorni a scuola bambini in evidenti condizioni di salute precaria senza che nessuno possa fare nulla.
Siamo veramente stanchi di avere tolleranza e rispetto verso chi per primo non rispetti se stesso ed il prossimo.
Chiediamo a Voi tutti delle risposte perché crediamo sia un diritto umano e civile poter far frequentare ai ns.figli le scuole con la consapevolezza di lasciarli serenamente in un luogo sicuro e non malsano e non con la “fobia”, perché tale sta diventando, di esporli sistematicamente a malattie che tra l’altro sembravano scomparse.

Grazie per l’attenzione
Alcune mamme della IB Scuola materna Bibbiena

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