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venerdì, 25 Aprile 2025

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Il malato è quasi morto…

di Mauro Meschini – Sul futuro del Centro Storico di Bibbiena sono state spese tante parole e ipotizzati tanti progetti. Ma niente sembra in grado di cambiare davvero la situazione.

“…Tutti intorno al capezzale di un malato molto grave anzi già qualcuno ha detto che il malato è quasi morto.” (Dotti medici e sapienti, Edoardo Bennato)

Ci rendiamo conto che il titolo di questo articolo può creare più di un equivoco, per questo vogliamo subito precisare che, almeno questa volta, non torneremo a parlare dell’ospedale del Casentino o della sanità ridotta ai minimi termini nella vallata. No, abbiamo voluto usare questo titolo per riaccendere l’interesse, anche in questo caso per l’ennesima volta, su un’altra situazione ormai incancrenita e più volte trattata: la situazione del Centro Storico di Bibbiena.

Ci siamo fatti un giro per le storiche strade di quello che è in tutto e per tutto il cuore del capoluogo del Casentino, quella che dovrebbe essere la sua vetrina, la foto da porre sulla carta d’identità della vallata. E durante questo giro siamo andati a parlare con i commercianti di alcuni dei negozi presenti nel Borgo, non perché nell’attività commerciale si possa rappresentare totalmente la vita di “Bibbiena alta”, ma perché la qualità dell’offerta commerciale e la sua più o meno corposa consistenza possono sicuramente contribuire alla vitalità del contesto in cui operano e trasmettere una sua positiva immagine verso l’esterno.

Non è facile riuscire a sintetizzare ciò che abbiamo ascoltato e, tanto per chiarirlo subito, non ci interessa in queste pagine dare giudizi e “voti” a questo o a quello, va da sé che una qualsiasi situazione è determinata dalle scelte e dalle decisioni che sono state prese e che vengono prese da più attori, i quali, ognuno per quanto loro compete, con le loro azioni sono in grado di condizionarne il presente e il futuro, proprio e degli altri.

È quello che è successo anche al Centro Storico di Bibbiena, che oggi si presenta in un forma non certo smagliante in perenne attesa del coniglio che, saltando fuori dal cilindro, porti quella ventata di novità, idee e soluzioni in grado di dare smalto ad un angolo di Casentino che, probabilmente, merita molto di più.

Durante il nostro giro abbiamo capito che, intanto, non è possibile pensare che, anche tra le attività commerciali, esistano necessariamente esigenze comuni e le stesse priorità. Ci sono alcuni esercizi che, per le caratteristiche degli articoli e dei prodotti offerti sono già adesso in grado di richiamare una specifica clientela. Altri invece avrebbero bisogno di maggiore vitalità e presenze, di un “passeggio” più numeroso e continuo, di turisti o persone richiamate da specifiche iniziative ed eventi, in grado di garantire una maggiore possibilità di vendita. C’è poi chi si rivolge ad un target completamente diverso e che vede un incremento delle proprie attività soprattutto la sera grazie alla “movida” di casa nostra che attrae, nel centro di Bibbiena, giovani e ragazzi da ogni angolo del Casentino. Rispetto a questo ultimo aspetto c’è chi ci ha confessato che non c’è davvero bisogno di un particolare richiamo, la sera e la notte le presenze sono già tante, ma, allo stesso tempo, dobbiamo ricordare che altri non ci hanno nascosto di considerare la situazione che si vive, in particolare nei fine settimana, potenzialmente a rischio e degna di segnalazione e di necessario intervento delle forze dell’ordine.

Partendo da questo eterogeneo panorama si capisce subito che la matassa è ben ingarbugliata, ma senza entrare nello specifico e considerando che comunque l’obiettivo di rendere più attraente, soprattutto durante il giorno, il Centro Storico potrebbe comunque rappresentare per tutti maggiori vantaggi e benefici, non resta che provare a ipotizzare cosa sarebbe positivo fare. Intanto ci è stato fatto presente che rendere più bello e curato il contesto rappresenterebbe un indubbio vantaggio e che, con qualche manutenzione e rinfrescata alle facciate dei palazzi e qualche chilometro di cavi telefonici ed elettrici in meno che attraversano le strette strade, già ci si potrebbe sentire in un ambiente più accogliente.

Oltre a questo si potrebbe trovare il modo di aumentare quello che è possibile vedere e visitare, implementando così l‘offerta turistica con altre iniziative, possibilmente continue e permanenti, che moltiplichino i motivi per salire verso piazza Tarlati.

Il Centro Storico poi dovrebbe tornare ad esser vissuto, ancora più di adesso, da persone che scelgono di viverci e allora sarebbe importante anche vedere di nuovo l’apertura di qualche negozio di vicinato che da sempre, soprattutto nei piccoli borghi e paesi, sono di fatto dei simboli in queste realtà, rappresentando per chi li frequenta uno dei punti di riferimento e di incontro del proprio contesto di vita.

Certo, guardando solo più sotto dalle alte mura, salta subito agli occhi l’improbabilità che a qualcuno possa venire in mente di aprire un negozio con queste caratteristiche, vista la concorrenza selvaggia e l’espansione che si è concessa, anche negli ultimi anni, a centri commerciali più o meno grandi, che hanno di fatto asfaltato il tessuto del piccolo commercio caratteristico del Casentino.

Altro aspetto da facilitare è il modo di arrivare nel Centro Storico. Su questo, la comodità di giungere con la macchina fino alla destinazione e le caratteristiche del luogo che richiederebbero di lasciare fuori auto e altri mezzi, non possono che essere in antitesi. Tante le idee espresse e i punti di vista: lasciare arrivare le auto fino a piazza Tarlati; chiudere la piazza, ma garantire che nelle adiacenze del centro ci siano più spazi per parcheggiare; ipotizzare chiusure, ma collegate a quello sviluppo di occasioni di richiamo che offrano motivi per lasciare l’auto più lontano.

In ogni caso quello che sembra emergere, sia su questo aspetto specifico sia su tutto quello che riguarda possibili iniziative da prendere, è la necessità di non improvvisare, ma di costruire progetti chiari e condivisi che, una volta definiti nei minimi particolari, siano portati avanti con coraggio e determinazione, prendendosi il tempo necessario per valutare realmente la loro efficacia. Tra l’altro molti hanno ricordato che, nel tempo, più volte si sono promossi bandi e concorsi per raccogliere idee e proposte, ma tutto spesso è stato dimenticato e lasciato riposare nei cassetti o a impolverarsi su qualche scaffale all’interno del Palazzo comunale.

Anche per quanto riguarda poi l’annosa vicenda delle scale mobili, che dovevano aprire prima delle festività natalizie e che invece sono sempre in attesa, i pareri sono diversi: chi aspetta di vedere come andrà; chi invece non ha molte aspettative; chi poi stronca totalmente il progetto, considerando inutile realizzare una solo rampa scoperta con caratteristiche che in altre realtà si stanno già abbandonando. I critici hanno poi ricordato un altro progetto, a loro avviso migliore, che prevedeva la realizzazione di una nuova viabilità a ridosso del centro storico in grado di collegare il parcheggio delle scuole medie con gli ex macelli, l’attuale Centro dell’Impiego, lungo la quale prevedere l’installazione di una scala mobile, bidirezionale e con copertura, che avrebbe permesso di raggiungere con maggiore facilità il centro del paese. È su questa nuova strada che sarebbe stato possibile creare anche altri parcheggi, liberando dalle auto piazza Tarlati in cui si sarebbe potuto intervenire con un nuovo arredo urbano che ne valorizzasse la bellezza. Tante possibilità e buone alternative, spesso buttate al vento o dimenticate, ci costringono ancora riproporre la situazione del Centro Storico di Bibbiena per il quale, nel tempo, si sono spese tante parole e ipotizzati tanti progetti.

Di recente anche l’attuale Amministrazione aveva, tra gli altri, preso l’impegno in campagna elettorale di riportare il mercato settimanale nel centro del paese, ma alle promesse su questo specifico punto non sono seguiti atti concreti. Eppure per sperare di dare un futuro a questa vallata dobbiamo convincerci che per prima cosa non dobbiamo perdere quello che abbiamo (vedi la vicenda dell’Ospedale, tanto per ritornare da dove siamo partiti…), anche il centro di Bibbiena è un tesoro prezioso che non possiamo lasciare morire.

(tratto da CASENTINO2000 | n. 279 | Febbraio 2017)

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