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giovedì, 3 Aprile 2025

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Il radiogiornale per cervi

di Fiorenzo Rossetti – Andare in montagna rappresenta un modo per cercare tranquillità e silenzio. Nella mente di tutti è un luogo in cui è possibile sospendere, almeno per un attimo, dai ritmi di una società davvero troppo complessa, caotica e piena di ogni sorta di sgradevoli rumori. A maggior ragione, trovarsi all’interno di un contesto naturale protetto di un Parco nazionale ci dona una immagine legata all’ascolto dei soli suoni della natura.

Purtroppo questa aspettativa è sovente tradita dalla poca educazione di qualche maldestro frequentatore, anche se a preoccupare di più è la scarsa attenzione e cura dei luoghi mostrata da qualche gestore di attività commerciali legate al turismo.

Capita, ad esempio, di imbattersi in sorgenti sonore, generate da questa tipologia di infrastrutture, che possiamo definire “rumorose”, di livello audiometrico tale da creare dubbi sul rispetto dei limiti posti dalla norma sulle emissioni. Considerando poi che il teatro di questi accadimenti risiedono nelle aree più preziose (e fragili) del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, esattamente in Area B della zonizzazione del Parco (e a poca distanza da area a tutela integrale), ci fa svanire ancor più quel sogno di wilderness comune in tutti noi. Emissioni sonore che dovrebbero essere verificate con attenzione anche nel rispetto del contesto naturalistico circostante.

Prendo come esempio l’area a vocazione sciistica di Fangacci di Campigna, in cui nel periodo invernale la musica fono emessa avvolge tutta le aree turistiche coinvolte (e non solo!). La musica di sottofondo (o a volte di medio-fondo) è una costante presenza nelle aree sciistiche e quindi appare essere un retaggio della monocultura legata allo sci. Ma in fondo quando si è mai visto un comprensorio sciistico senza musica?

Questa eredità, frutto dei blasonati centri sciistici dolomitici, è un modello di vendita della montagna assolutamente poco incline ai temi della sostenibilità e conservazione di un’area naturale protetta.

Le stesse aree del Parco nazionale, ahimè, anche nel periodo estivo presentano attività commerciali, che vengono definiti “Rifugio”, che si affidano a modelli gestionali basati a tecniche di marketing legate a emissioni sonore.

In un ipermercato, mentre si fa la spesa alimentare o le compere in forniti negozi di abbigliamento, la diffusione di musica adatta favorisce nel cliente la creazione di un ambiente umorale favorevole che si traduce in maggiori vendite. Questa è una conosciuta tecnica di marketing, un espediente commerciale che ha lo scopo di far produrre profitto.

Un rifugio è altro! Non siamo in un centro commerciale. Un rifugio è un luogo di protezione, centro di cultura e di irraggiamento di educazione e conoscenza della montagna, dei suoi valori naturali, storici e culturali.

Qualcosa quindi non va; ancor di più se si pensa a strutture pubbliche che dovrebbero essere orientate al servizio dell’area in cui sono collocate e ospitate. Il profitto e il business, chiariamo subito, sono sacrosanti, ma con i limiti opportuni e le modalità più corrette.

Succede quindi di ascoltare l’emittente radiofonica RTL all’interno del bosco, quando stai attraversando un ruscello, oppure sei seduto su una bella radura a contemplare tutta quella grande bellezza. A volte mi chiedo poi, all’ora del radiogiornale, quando possa interessare, ad esempio, alla variopinta fauna alata e alla elusiva fauna ungulata, della crisi di governo, dell’aumento dei prezzi della benzina e del traffico sulla A14!

Il Parco può utilizzare tutte le normative legate alle emissioni sonore in suo possesso, andando però anche a spronare le strutture ricreative e turistiche a mettere in campo ogni azione necessaria per allinearsi al luogo protetto in cui operano, cercando un connubio tra tutela dei luoghi naturali, sviluppo economico e dell’imprenditoria. Credo fortemente che le norme siano molto importanti per regolamentare la tutela e il rispetto di un Parco, come pure la vigilanza e le ispezioni, ma dovremmo essere noi frequentatori dell’area naturale, una volta che vestiamo i panni di consumatori, a premiare o disattendere le proposte commerciali di soggetti imprenditoriali che riteniamo non essere in sintonia con i valori di conservazione, di rispetto e protezione di questi luoghi.

Ma si sa, a volte sbaglio a criticare. Mi hanno consigliato di essere più “attuale” e permissivo nel pensiero e quindi forse sì, meglio un cervo informato dalle ultime news, ballerino delle ultime hit e attento alle novità pubblicitarie, che uno arcaico che pensa unicamente a brucare.

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