di Mauro Meschini – Vogliamo proporvi una storia, una storia che dovrebbe, per adesso aver trovato una sua conclusione. Per avere certezza di questo avevamo provato anche a contattare i vertici dell’Amministrazione comunale di Pratovecchio Stia, purtroppo senza avere riscontri.
Ma questo non deve preoccupare, il fatto che non si risponda a questo giornale “scomodo“ non è la cosa importante, riteniamo invece che sia comunque fondamentale riproporre, pur se in maniera molto sintetica i contenuti di questa storia perché questo sia uno stimolo a chiarire alcuni aspetti che la riguardano in modo da archiviarla definitivamente.
Qualche mese fa il Comune di Pratovecchio Stia è stato interessato da una strana questua. Ma non si trattava di religiosi appartenenti a qualche ordine impegnati nella raccolta di offerte o a divulgare le sacre scritture. I novelli missionari di cui parliamo, dopo aver bussato alle porte di molte case, hanno proposto e illustrato una loro particolare buona novella, utilizzando anche un racconto raccolto in un corposo e patinato opuscolo ricco di descrizioni, immagini colorate, parole e frasi ad effetto che suggerivano e glorificavano la possibilità di riaprire a Pratovecchio Stia una vecchia cava estrattiva degli anni Settanta.
Si trattava di un racconto originale dove campi coltivati e prodotti della terra venivano abbinati all’assordante rumore di ruspe e mezzi meccanici, come se da un camion di sassi, potesse nascere dell’ottimo pane e del buon vino.
Ma al di là delle immagini colorate e delle frasi ad effetto, ci sembrano utili e sufficienti i numeri a dare un’idea dell’argomento di cui si parlava: l’area in esame era ubicata circa a 3 Km a sud est dell’abitato di Pratovecchio. La zona su cui insisteva il giacimento si sviluppava su un’estensione di 20 ettari. L’attività estrattiva era prevista per 10 anni con un impatto del traffico sulla Strada Provinciale casentinese di circa 30 camion al giorno. La volumetria totale dell’escavazione al termine dei dieci anni prevedeva circa 2.000.000 mc di materiale con una media annuale di 200.000 mc.
Fortunatamente non da soli, non siamo rimasti entusiasti da quanto proposto e da quanto ci è capitato di intravedere in quelle pagine che, dopo aver presentato note iniziative e produzioni del territorio, si chiudevano con in bella vista il logo dell’Ambito Turistico del Casentino di cui soggetto capofila è proprio il Comune di Pratovecchio Stia.
A seguito di questo pellegrinaggio però, un sentire diffuso ha attivato una rete di persone accomunate da non poche perplessità, se non aperta contrarietà, nei confronti di questa ipotesi di progetto. Attraverso questo spontaneo passaparola si è arrivati così a interessare la stessa Amministrazione comunale di Pratovecchio Stia che sarebbe nel frattempo essere intervenuta cancellando la previsione di cava dalla bozza del piano strutturale. Adesso dovrebbe essere consentito solo la possibilità recuperare la vecchia cava con un limite di asportazione di materiale che però la renderebbe economicamente non conveniente.
La storia quindi, dovrebbe essere chiusa qui, anche perché questa decisione del Comune sarebbe in sintonia con quanto già era previsto dalla Regione Toscana, quindi quella previsione di cava già dall’inizio non avrebbe dovuto esserci.
Speriamo sia così, anche se si parla in alcuni casi di scadenze e di possibilità che questa proposta possa essere in futuro avanzata di nuovo. Se così fosse sarebbe forse meglio anticipare questa volta la situazione e fare in modo di mettere in sicurezza un territorio che, soprattutto grazie all’iniziativa di tanti privati, sta cercando di mettere in evidenza una maggiore attenzione all’ambiente attraverso produzioni di qualità e lo sviluppo di una rete diffusa di strutture e servizi rivolti all’accoglienza turistica.
Su tutto questo magari l’Amministrazione comunale avrebbe il dovere di dire qualcosa alla cittadinanza, come forse chiarire quale significato abbia avuto l’utilizzo del logo dell’Ambito Turistico.
Avevamo contattato un paio di mesi fa proprio gli uffici dell’Ambito Turistico che ci avevano informato del fatto che, in attesa della registrazione al Ministero, non esisteva ancora un regolamento specifico per l’utilizzo del logo. Allora, se ancora da registrare, si trattava di un marchio non disponibile in assoluto? Potremmo quindi considerare il suo utilizzo, ancora di più, almeno fuori luogo?
Rimaniamo con queste domande, che magari altri nelle sedi opportune potranno riproporre, e mettiamo un punto a questa storia, che per adesso sembra a lieto fine, ma che insegna quanto sia importante dormire sempre con almeno un occhio aperto, perché non si sa mai cosa possono venire a proporti, quando bussano alla porta.