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giovedì, 3 Aprile 2025

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La cura dei sentieri

di Fiorenzo Rossetti – È una lunga “autostrada” quella dedicata al cammino. Una rete viaria di oltre 110.000 km che attraversa il territorio italiano. Stiamo parlando dei sentieri. Parchi naturali e sentieri sono l’accoppiata vincente e inseparabile. Il sentiero consente, attraverso il cammino, di introdursi nel territorio con delicatezza, letteralmente in punta di piedi, rappresentando lo strumento migliore (per il ritmo lento) per andare a scoprire e conoscere quello che ci circonda.

Fare escursioni o trekking sui sentieri consente di immergersi totalmente nell’ambiente, assumerne gli odori, i sapori e le sensazioni, fare incontri con persone locali e scoprire valori altrimenti invisibili agli occhi. Per le comunità locali il sentiero è un vettore per incentivare lo sviluppo economico delle località interne meno conosciute, contribuendo ad attirare turisti per rafforzare le economie. Il sentiero è anche strumento di controllo e presidio del territorio. Negli ultimi anni sono nate norme che hanno offuscato la possibilità di difendere questo prezioso bene.

Una, ad esempio, la L.R. 14/2013 dell’Emilia-Romagna, che ha messo in seria difficoltà la tutela delle vie escursionistiche da traffico motorizzato (enduro, motocross e trial). Vi è poi l’inpasse del Codice della strada che si limita a fornire una definizione del sentiero, ma non ne disciplina le regole di circolazione. Questo piccolo, ma sostanziale particolare, potrebbe consentire la limitazione del traffico motorizzato e una più cospicua cura dei percorsi. Infatti, il Codice individua e classifica le tipologie di strade: autostrade, strade extraurbane (statali, regionali, provinciali, comunali), strade urbane e, da ultimo, itinerari ciclopedonali…ma non il sentiero.

Di conseguenza, al sentiero non si applica il Codice della strada. Il sentiero non è – come accade per una strada – la conseguenza della realizzazione di una infrastruttura specificamente costruita dall’uomo. Il sentiero è il frutto del passaggio costante nel tempo di persone dedite a specifiche attività (agricoltori, pastori, boscaioli, viandanti, pellegrini) e di animali (sia come greggi o branchi, sia allo stato libero). La parola sentiero è però saldamente presente nella Legge n. 91 del 1963 sul Club Alpino Italiano (CAI). Questa Associazione nazionale, fondata nel lontano 1863, già negli Anni ‘60 del secolo scorso, aveva capito il valore dei sentieri, sia dal punto di vista fruitivo, che culturale ed economico. Questa norma infatti assegna al CAI la possibilità di provvedere, a favore sia dei propri soci, sia degli altri, al tracciamento, alla realizzazione e alla manutenzione di sentieri, opere alpine e attrezzature alpinistiche.

Per questi motivi e per una lunga e positiva tradizione di collaborazione (non dimentichiamoci che il CAI è stato uno dei promotori dell’istituzione del Parco), nel mese di dicembre scorso, è stato rinnovato l’accordo tra Ente Parco Foreste Casentinesi e Club Alpino Italiano per la cura ordinaria degli oltre 800 chilometri di sentieri presenti nell’area protetta. Rappresentanti del Parco e i due Presidenti dei Gruppi regionali Toscana ed Emilia-Romagna del CAI, hanno sottoscritto un accordo per il coordinamento, aggiornamento e manutenzione in materia di sentieristica. Un accordo triennale che prevede la segnatura orizzontale del tracciato (le strisce bianco-rosso), la ripulitura dei sentieri, l’asportazione dei rifiuti, piccole regimazioni idriche, manutenzione e revisione della cartellonistica verticale in legno, cura della manutenzione e dell’ospitalità nei rifugi gestiti, monitoraggio sullo stato dei ricoveri più in generale e segnalazione di particolari situazioni di degrado.

Per coordinare queste attività viene costituito un apposito gruppo di lavoro sulla sentieristica. L’importo triennale totale a disposizione dei due Gruppi regionali del CAI (che poi si avvarranno delle locali Sezioni CAI) è di 40 mila euro. Una cifra dal bilancio dell’Ente Parco, che con fluttuazioni, si mantiene stabile negli anni. Ritengo sia una quota insufficiente rispetto agli onerosi compiti che vengono assegnati al CAI. Il sentiero è infatti una infrastruttura viaria che serve a diverse economie; dai rifugi e strutture alberghiere e dedite alla ristorazione, alle guide che portano a spasso i propri clienti, senza poi dimenticare chi dedica il proprio tempo libero per fare escursioni.

A questo punto mi auguro che, sulla scia dell’accordo, il Parco attui politiche per favorire una legge organica a tutela dei sentieri ed iniziative, questa volta strutturate (come competerebbe ad un Parco), di valorizzazione delle attività escursionistiche sane, rispettose, educanti e formative.

(L’ALTRO PARCO Sguardi oltre il crinale è una rubrica di Fiorenzo Rossetti)

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