di Antonella Oddone – La febbre è la risposta normale e positiva del nostro organismo ad una infezione. Anzi nel caso di un’infezione virale è l’arma più importante che abbiamo per distruggere gli invasori. Nel cervello, con precisione nell’ipotalamo, esiste il centro termoregolatore, che regola la temperatura corporea e che si attiva in risposta a vari stimoli.
Nel bambino inoltre, avvengono normali variazioni della temperatura corporea dal mattino alla sera con oscillazioni più ampie di quelle dell’adulto, con temperatura minime tra le 4 e le 8 del mattino e temperature massime tra le 16 e le 18. La febbre esiste dall’inizio della storia dell’uomo, anzi esiste da milioni di anni in tutti gli organismi viventi e, se si è mantenuta così a lungo nella storia dell’universo, significa che è di importanza fondamentale per la sopravvivenza delle specie viventi.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stabilito come normale una temperatura corporea che va da 36,5 a 37,5 gradi. Si parla di febbricola da 37,5 a 38,5 gradi; di febbre tra 38,5 e 39,5; di iperpiressia oltre 39,5.
Il termometro più affidabile (e anche più economico) per misurare la febbre è quello simil-mercurio; in alternativa quello elettronico, facendo attenzione che le pile non siano scariche. La temperatura andrebbe misurata sotto l’ascella, anche nel neonato. Le altre modalità (orecchio e retto) possono essere falsate da un’infiammazione locale, mentre la misurazione della temperatura frontale o del polso può servire come screening, ma può essere influenzata dalla temperatura ambiente. Infine non sottovalutiamo l’efficacia della mano di ogni mamma che ben conosce il proprio bambino.
Dunque la febbre è una nostra preziosa alleata e andrebbe sopportata il più possibile. Nel caso di un’infezione virale per esempio, più cerchiamo di abbassarla più l’organismo dovrà consumare energia per farla risalire, fino a che l’infezione non sarà debellata. Solo se si accompagna a un malessere rilevante (per esempio dolori muscolari fastidiosi o cefalea) possiamo somministrare farmaci per alleviare il dolore. Dobbiamo invece capire e curare la malattia che la provoca: oggi abbiamo ormai acquisito la nozione che la febbre è un sintomo e le cause possono essere molteplici: sono queste che vanno individuate e trattate.
Non esiste la necessità di abbassare la temperatura con urgenza perché trattare la febbre con antipiretici non aiuta a guarire dalla malattia e soprattutto non aiuta le nostre difese immunitarie; soltanto se il bambino è molto piccolo o sofferente è giustificato usare farmaci.
Quando allarmarsi e rivolgersi al pediatra? In ogni caso quando il bambino è molto piccolo, sotto i sei mesi di età, e quando supera i 40 gradi. Quando il bambino appare molto sofferente, sonnolento, irritabile, con pianto flebile e segni di disidratazione.
– Quando è presente cefalea intensa con rigidità nucale.
– Quando si accompagna a vomito e diarrea o a difficoltà respiratoria.
– Quando dura più di tre giorni.
Quali sono i farmaci da usare per togliere il malessere legato alla febbre?
Possiamo usare paracetamolo o ibuprofene, sempre su indicazione del pediatra e mai insieme e nemmeno alternandoli perché si sommerebbero gli effetti collaterali dei due farmaci.
Che cosa sono le convulsioni febbrili?
Le convulsioni sono eventi critici che, in bambini geneticamente predisposti, nell’età che va dai sei mesi ai sei anni, si possono presentare in risposta ad un improvviso e rapido aumento della temperatura corporea. Sono molto frequenti (2-5%) e fanno molta paura ai genitori, ma sono fenomeni benigni che non lasciano mai traccia. Il primo episodio deve essere sempre valutato in ospedale, i successivi possono essere gestiti a casa.