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venerdì, 4 Aprile 2025

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«La Nostra Storia Camminando» I cartelli che spiegano il Casentino #4

di Giorgio Innocenti Ghiaccini – Il proposto di Bibbiena G.f. Borghi (1810) scrisse di Corezzo 760 s.l.m.: “Il clima diffonde un’aria purgata ed aperta; da un colle superiore scaturisce una cristallina ed abbondante fontana con la quale dentro al forame di canali formato in dura pietra con arte (monumento dell’antichità), conducesi al paese acqua freschissima”.

Il toponimo Corezzo lo troviamo come “forestum de Corezo” il 7 dicembre 967 (Reg. Cam.). Nel maggio del 1016 viene ricordata una contessa “Gemma comitissa” che aveva la sua corte in Corezzo (Reg. Cam.). In una carta stipulata nel 1050 venne scritto “Breve recordationis qualiter factum est in Casale Corectiio, juxta eccl. S. Andree”, (Breve ricordo di ciò che è fatto in Casale Corezzo vicino alla chiesa di S. Andrea).

Evidentemente ancora non erano state costruite le mura o le palizzate in legno del castello. Il castello di Corezzo sorse sul poggio chiamato Ontaneta. Questo toponimo ([…] poio de Unteneta […]), che oggi rimane ancora dove si trova il campo di calcio, è ricordato nel luglio del 1065 dove si precisa anche il passaggio della via Maior (Reg. Cam.), oggi via Romea.

Dai Catani di Chiusi, Corezzo era passato ai Guidi di Romena e da Guido d’Aghinolfo fu restituito, nel 1257, al vescovo di Arezzo Guglielmino (morto nello scontro di Campaldino). La Repubblica fiorentina nel 1384 lo comprò dal Francese Engerando di Cossè, poi con quasi tutti i castelli di quella montagna lo dette a Guido e Ricciardo dei conti di Bagno; ai quali divenuti ribelli ritolse il tutto nel 1404, e ne formò la podesteria di Chiusi (Porcellotti).

Nella visita pastorale del 19 luglio 1534 si rileva che Chiesa, ormai pieve, era tenuta perfettamente dal pievano Paolo di Giovanni, e che esisteva una Fratenitas de Corezo e vi era uno spedale dedicato a S. Giuliano ormai quasi in rovina e senza letti (Visita pastorale).

Il Giorno 20 luglio 1773 transitò per Corezzo Pietro Leopoldo d’Austria allora Granduca di Toscana e poi Imperatore, che mossosi a compassione dalla miseria del pievano del luogo, Don Giuseppe Mascalchi, sgravò Corezzo dalla tassa sui bestiami (Borghi).

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