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giovedì, 3 Aprile 2025

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La “tempesta perfetta” della peronospora della vite

di Marco Roselli – La primavera 2023 verrà ricordata, dal punto di vista della viticoltura, come la stagione della peronospora della vite. Le piogge giornaliere abbondanti non hanno consentito ai viticoltori di effettuare i trattamenti per contrastare le infezioni, così che queste hanno potuto viaggiare a grandi passi producendo ingenti danni. Potremmo dire stagione anomala, forse mai verificata, con piogge intensissime e ravvicinate, unitamente alla comparsa di fenomeni di resistenza per alcuni prodotti, sono stati alcuni degli ingredienti che hanno contribuito a creare una situazione molto complicata. Per evitare che la malattia si ripresenti aggressiva anche nel 2024 penso di fare cosa utile andando ad approfondire alcune nozioni di fitopatologia, che in altri numeri di Casentino2000 erano già state accennate, ma che necessitano, a questo punto, di maggiori dettagli e consigli operativi.

Ciclo biologico della peronospora della vite La peronospora della vite è una malattia fungina dovuta al patogeno Plasmopara viticola; si tratta della malattia crittogamica più grave della vite. Il fungo è in grado di attaccare tutti gli organi verdi della pianta, principalmente le foglie, i germogli e i grappoli, causando molti danni se non gestita correttamente.  La peronospora trascorre l’inverno principalmente sotto forma di oospore (spora di conservazione originata da riproduzione sessuale) presenti sulle foglie cadute a terra e rimaste sotto le viti.

In primavera, quando si supera la soglia termica di 10°C, le oospore generano numerose zoospore (spore di origine provviste di flagelli – vedi disegno) le quali grazie a schizzi d’acqua e vento raggiungono gli organi della pianta suscettibili dando origine alle infezioni primarie. Questa prerogativa ci dice che il patogeno necessita di un velo d’acqua in modo che le spore possano letteralmente nuotare e dirigersi dentro gli stomi per dare avvio al processo infettivo. Tuttavia, ciò non è sufficiente, infatti, perché si ve.rifichino le infezioni è necessario che in 24-48 ore cadano almeno 10 mm di pioggia e che i tralci siano lunghi almeno 8-10 cm (presenza di stomi): questa condizione è anche denominata “regola dei 3 dieci”. Iniziata l’infezione si ha un periodo di incubazione di 4-15 giorni a seconda dell’andamento climatico prima della comparsa dei primi sintomi (macchie d’olio). Con condizioni termo-igrometriche adeguate, 98% di umidità relativa e temperature comprese tra i13 e i 29°C, si ha la sporulazione, rappresentata dalla tipica muffetta bianca, formata dalle fruttificazioni del fungo; da queste si generano numerose spore che danno inizio alle infezioni secondarie. Per avviare le infezioni secondarie non è necessario che avvengano delle precipitazioni ma sono sufficienti anche poche ore di bagnatura (rugiade o nebbie) specialmente con temperature medie elevate (23-24°C). Durante la stagione si ha un numero variabile di cicli con successive infezioni secondarie fino a settembre-ottobre, dove inizia la fase di riproduzione sessuale per la formazione delle oospore svernanti.

Il ciclo in breve – SVERNAMENTO: OOSPORE SULLE FOGLIE INFETTATE CADUTE A TERRA – AVVIO INFEZIONI: PIOGGE SU TRALCI LUNGHI 10 CM E 10°C DI TEMPERATURA MEDIA (REGOLA DEI TRE 10) – INFEZIONI SECONDARIE: DALLA COMPARSA DELLA MUFFETTA BIANCA ANCHE SOLO CON RUGIADE – PERICOLOSE LE ANNATE CHE PRENDONO AVVIO DOPO INVERNI PIOVOSI E UMIDI E CON ANDAMENTO UMIDO COSTANTE NELLE FASI DI CRESCITA ATTIVA

Altri fattori che hanno contribuito a rendere difficile la vita dei viticoltori I viticoltori devono ricordare alcuni aspetti fondamentali di fisiologia della parete fogliare della vite anche in relazione ai prodotti impiegati.

ACCRESCIMENTI FOGLIARI E INFEZIONI La primavera è un periodo di attiva crescita delle foglie tanto che, nel giro di pochissimi giorni (anche solo 2 o 3) una foglia può accrescersi anche del 20%. Se si impiegano prodotti di contatto (rame, ad esempio) si deve considerare che questi accrescimenti così repentini e importanti risultano scoperti dal prodotto; da ciò ne consegue che ulteriori piogge possono far progredire le infezioni senza alcun ostacolo. Per tale motivo i 7 giorni di tranquillità attribuibili ad un prodotto di copertura vanno riconsiderati a seconda della pressione delle piogge.

PRODOTTI “CURATIVI” A disposizione dei viticoltori, ormai da decenni, esistono i cosiddetti prodotti “curativi”, ossia molecole di sintesi in grado di essere assorbite dalle foglie per andare a bloccare infezioni già in atto. In genere si attribuiscono 2/3 giorni di retro attività e copertura futura di 12-14 giorni (protezione da successive infezioni), tuttavia, l’esperienza ha insegnato che questi numeri sono, appunto, solo numeri e non vanno assolutamente presi per oro colato. La retroattività massima e la copertura massima si attribuiscono in regime di piogge distanziate e andamento asciutto; viceversa, in caso di piogge ripetute, le infezioni si moltiplicano e il trattamento va ripetuto anche prima dei 12 giorni (talvolta non si arriva a 8/10). Si tenga inoltre presente che i prodotti sopra indicati spesso sono molto specifici e vanno a colpire solo alcuni elementi della cellula fungina, ciò determina facilmente la comparsa di ceppi resistenti (i prodotti non funzionano più, quindi vanno cambiati) specie in annate con forte pressione della malattia, quale l’annata corrente.

Consigli per la vendemmia e la prima vinificazione Mentre scrivo questo articolo, anche con il supporto di colleghi agronomi e viticoltori, ci troviamo d’accordo sul fatto che la vendemmia possa essere tutt’altro che anticipata, anzi, è probabile che in caso di ritorno di piogge post ferragosto si possa avere un ritardo nell’accumulo di zuccheri e altri composti utili, anche a causa delle malattie del grappolo. Se questo si dovesse verificare consigliamo di effettuare trattamenti con silicati e/o bentoniti, poltiglia bordolese, al fine di inspessire la cuticola degli acini e contenere muffe in fase di vendemmia. Se l’uva dovesse risultare ammuffita, in fase di raccolta si possono scartare i grappoli peggiori ma, in ogni caso, un dosaggio di metabisolfito di potassio durante l’ammostamento è da considerare anche nelle cantine familiari.

Consigli per l’autunno e la prossima primavera I vigneti che hanno riportato danni da peronospora dovrebbero essere gestiti attraverso interventi agronomici e con fitosanitari nella prossima stagione.

Appunti per la difesaeliminare e distruggere le foglie colpite dalla peronospora il più possibile; a questo fine può risultare utile la distribuzione autunnale di compost che contribuisce al disfacimento delle oospore svernanti; – anticipare la regola dei tre 10 nella prossima stagione piazzando un trattamento anche prima della lunghezza di 10 centimetri del tralcio e poi seguire attentamente le piogge in relazione agli accrescimenti – intervenire a seconda della frequenza delle piogge anticipando i turni classici di copertura e ritardarli solo in caso di andamento molto asciutto. – evitare assolutamente i trattamenti a filari alternati.

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