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venerdì, 4 Aprile 2025

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Le corrispondenze di Adelio Innocenti, collezionista di libri

di Francesco Benucci – Il concetto di “corrispondenza” è uno di quelli che più si incastona nel nostro essere umani, perché sottintende un rapporto reciproco, un flusso di pensieri, analogie, messaggi, un insieme nel quale trovano cittadinanza gli aspetti che ci uniscono e non quelli che ci dividono.

E Adelio Innocenti, stiano classe 1941, è sicuramente tra quelli che questo filo di legami lo hanno intrecciato nel corso della loro vita, con pazienza, curiosità, volontà. Tanto che, anche dopo la scomparsa nel dicembre scorso, il gomitolo della sua vita continua a campeggiare nella memoria di chi lo ha conosciuto, familiari in primis; e non è unicamente un gomitolo fatto di affetti e conoscenze: a stabilire una corrispondenza quasi unica nel suo genere contribuiscono altresì tutti gli oggetti collezionati nel corso del tempo, lascito materiale (e non solo) di un uomo intelligente, appassionato, colto ma semplice, profondo e giammai superficiale.

Tutto parte, in età giovanile, dallo stimolo, semplice quanto fondamentale, della curiosità che, unita a un’inclinazione verso mobili, monete, libri, cartoline, lo portava a effettuare le prime ricerche e a inanellare i primi tasselli di conoscenza, termine quest’ultimo utilizzato non a caso dato che ogni protagonista della sua collezione non rispondeva a una mania di accumulo ma a un desiderio di viverne la storia e le caratteristiche, facendolo spesso diventare incentivo per ulteriori acquisti.

Così, col trascorrere degli anni, alle suddette passioni primarie si sommavano documenti, oggetti, antichità varie, il tutto spesso incentrato su Stia e dintorni ma proteso talvolta verso altri “lidi”, come testimoniano, solo per citare qualche esempio, delle brocche di Camaldoli o dei manoscritti molto antichi risalenti a secoli passati: basti pensare che, quando a Poppi i frati promuovevano la “mostra Rilliana” o in occasione di altri eventi analoghi, il nostro collaborava mettendo a disposizione quanto posseduto nella sua collezione antiquaria. Sempre in tema di corrispondenze, alimentare la raccolta, significava, al contempo, mantenere, intensificare i contatti con amici, conoscenti, antiquari: essendo assiduo frequentatore dei mercatini a tema tra Firenze ad Arezzo, partecipando immancabilmente alla manifestazione “Il chiodo fisso”, intrattenendo un rapporto di amicizia e stima con la redazione di “CASENTINO2000”, dando valore ad oggetti che di per sé non lo avevano o non erano, all’epoca, ritenuti tali ma lo acquisivano nella cornice, nel contesto da lui creato, Adelio riusciva a ritrovarsi, condividere, tessere rapporti umani di cui un libro o una cartolina erano l’ideale tramite.

Gli piaceva stare con le persone e ogni ricerca, ogni nuovo aspetto della collezione, veicolava la trasmissione di un ricordo, una finalità, vicendevole, di conoscenza, un’empatia coinvolgente. D’altronde, che il suo non fosse un collezionismo fine a sé stesso lo palesano più fattori, come la sua capacità di leggere e tradurre, da autodidatta, il latino, in ossequio alle innumerevoli letture nella lingua citata, o ancora la pubblicazione del volume Stia. Immagini inedite e visioni scomparse (Edizioni Fruska), una raccolta di cartoline, fotografie, documenti, contenente parte del vastissimo materiale collezionato, con lo scopo non tanto di proporsi come semplice operazione nostalgica, quanto piuttosto con l’obiettivo di riunire e tramandare la cultura del nostro territorio.

E questo amore per la lettura, connesso al piacere di toccare con mano la storia, non poteva che caratterizzare la sua vita, portandolo a disseminare ovunque gli svariati occhiali da lettura posseduti, compagni inseparabili di avventure cartacee, o incentivandolo, da grande lavoratore qual era (prima fornaio e poi pasticciere), a far spesso confluire parte del ricavato di questi impieghi in una passione durata negli anni, con costanza, e appoggiata in modo incondizionato dai familiari.

Proprio quei familiari che, insieme ad amici e conoscenti, continueranno a serbarne un ricordo più vivo che mai, trasmesso da un’eredità antiquaria che comunica emozioni, rinsalda legami e crea speciali corrispondenze.

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