di Eleonora Boschi – “Nella vita bisogna darsi degli obiettivi”. È così che Franca Rinaldelli, assieme a suo marito Italo Galastri, hanno iniziato il loro racconto sul Castello e la Chiesa di Fronzola, nel comune di Poppi.
«Subito dopo la pensione, mio marito ha deciso di cambiare vita!», ci dice Franca. Noto professore e preside casentinese, una volta salutata la scuola all’età della pensione, Italo ha deciso di avvicinarsi al mondo dell’agricoltura ed è qui che, nel 2005, la strada di questa coppia dall’animo ancora giovane è arrivata nell’antico borgo medievale di Fronzola, in quegli anni già ormai quasi disabitato.
Si sono così dati il loro obiettivo nella nuova fase da pensionati: cercare di riportare in vita la millenaria Chiesa di Fronzola che ormai stava andando in rovina. La nostra valle, si sa, è conosciuta da molti per i suoi castelli, le foreste, le battaglie medievali combattute e le leggende che ancora oggi ci tengono col fiato sospeso. Se però chiedessimo a un Casentinese qualsiasi di parlarci dei castelli che abbelliscono e proteggono la nostra valle, in pochi penserebbero a lui: al notevole, ma poco conosciuto Castello di Fronzola.
Sulla sommità che sovrasta il più famoso Castello di Poppi, nell’antico borgo di Fronzola, infatti, si trovano i resti di uno dei castelli medievali più antichi del Casentino, del quale ormai, oggi non rimangono che le rovine, ma che in realtà ha una storia avvincente e inaspettata alla quale Franca e Italo si sono, con il tempo, molto affezionati. In un breve libretto, Italo ha raccolto i dati che negli anni è riuscito a reperire sul Castello di Fronzola e sull’adiacente Chiesa e ci svela la storia che si nasconde fra le mura, ormai in rovina, di quel castello dimenticato.
Difficile tracciare una linea del tempo accurata dei primi anni di vita del maniero, certo è, però, che attorno agli Anni ‘60 dell’anno 1000 il Castello era già presente e che negli anni seguenti, è stato protagonista di cambi e passaggi da una famiglia nobile all’altra. Oggi, del castello non rimangono che i resti delle imponenti mura che lo proteggevano, parte del cassero con i fondamenti della torre, una parte delle mura del piazzale con scala, i resti delle tre torri e l’entrata al lato sud.
Per comprendere l’importanza di questo imponente e minaccioso castello oggi ormai conosciuto a pochi, ci basta andare un po’ indietro nel tempo e leggere della sua centralità negli scritti di nobili ed ecclesiastici di tutto il mondo che passarono per la nostra valle durante gli anni del basso medioevo e nei secoli successivi. Uno degli appellativi ancora oggi usati per parlare del Castello di Fronzola: Il Nero Castello, fu ispirato proprio da uno di questi scritti. Furono infatti due sorelle viaggiatrici inglesi, Ella e Dora Noyes che, dopo aver attraversato il Casentino, scrissero così di Fronzola «su uno sprone montano che sovrasta Poppi, un enorme avanzo di muratura orla il precipizio, come il contrafforte di una qualche -torre nera-».
La storia della quale vogliamo parlare, però, vede coinvolto il Castello soltanto in secondo piano; la vera protagonista è in realtà la Chiesa dedicata a San Lorenzo situata a nord del castello, che venne fatta costruire, anch’essa, intorno all’anno 1000. Si tratta, proprio come per il forte, di una delle Chiese medievali più antiche di tutta la nostra vallata, la cui bellezza è stata rovinata negli anni dalle intemperie e da atti di vandalismo. In principio, la Chiesa presentava la classica struttura medievale: si tratta di un edificio a unica navata, con l’ingresso a occidente e l’abside a oriente per riprendere il culto del sole. Tuttavia, nel 1700, anche la Chiesa di Fronzola, così come molte altre chiese in Casentino, è stata oggetto di cambiamenti che ne hanno rivoluzionato l’aspetto, mantenendo però la sua struttura medievale.
Quando, attorno al 2006, Italo e Franca decisero di acquistare la “casa degli archi” a Fronzola, (è questo il nome della loro abitazione presso il borgo medievale), la chiesa del borgo era ormai abbandonata da tempo e l’assenza di cure aveva portato, nel corso degli anni, a un degenero generale dell‘edificio medievale. Italo e Franca, spinti dalla voglia di fare del bene per quel luogo che li aveva accolti e che aveva scaldato i loro cuori, decisero che avrebbero dedicato parte del loro tempo e delle loro energie per cercare di riportare in vita dapprima la Chiesa e poi, chissà, magari anche il Castello. In quel momento, la loro priorità diventò sistemare il tetto che presentava molte tegole rotte a causa delle quali, durante le piogge, l’acqua entrava nella struttura sacra.
Inoltre, dato che la Chiesa era rimasta in uno stato di abbandono e inutilizzo per molti anni, l’interno stesso dell’edificio era ormai rovinato e spoglio anche a causa di atti vandalici. La visione di questa chiesetta medievale, una delle perle più antiche presente nella nostra vallata, in uno stato di degrado del genere ha dato inizio a una grande mobilitazione per riportare in vita la chiesa di San Lorenzo. La signora Franca e il signor Italo avviarono quindi una campagna di sensibilizzazione con il supporto degli abitanti del comprensorio, il Comune e la Parrocchia di Poppi e, nel 2010, riuscirono a costituire un Comitato per gestire la ricostruzione della Chiesa di Fronzola.
Iniziò quindi un periodo di cene, mercatini e raccolte fondi il cui ricavato era completamente devoluto alla ricostruzione della chiesa. Oltre alle preziose donazioni di amici e parenti, anche il supporto del Comune di Poppi è stato fondamentale per dare ufficialmente il via ai lavori di ristrutturazione. Prima di tutto, venne deciso di mettere in sicurezza il tetto. Nel 2013, dopo 7 anni dalla decisione di Italo e Franca di dare vita nuova alla Chiesa di Fronzola, iniziarono quindi i lavori nella parte superiore della struttura che furono ufficialmente terminati nel 2017.
Negli anni trascorsi fra la decisione di intervenire, la costituzione del comitato e l’inizio vero e proprio della ristrutturazione, però, la Chiesa di San Lorenzo aveva già iniziato a riprendere vita. Infatti, nel 2010 e nel 2011, la tradizionale festa di maggio che non veniva più celebrata da cinquanta anni, tornò ad animare il borgo di Fronzola. Questa non fu che l’occasione per far conoscere la storia e l’importanza di Fronzola a chi ancora non ne era a conoscenza, ma anche quella per brindare insieme alla rinascita di un borgo che merita di essere ancora valorizzato.
La fine dei lavori al tetto nel 2017 non sono stati che la concretizzazione dei tanti sforzi fatti negli anni precedenti e l’inizio di una vera a propria rinascita. La strada per rendere la Chiesa di San Lorenzo di nuovo completamente agibile però, è ancora lunga: i prossimi step necessari sono, prima di tutto rendere i muri perimetrali della Chiesa stabili con il supporto di 4 catene e, successivamente, intervenire all’interno della Chiesa ristrutturando pareti, finestre e tutto ciò che negli anni è stato danneggiato. I
talo e Franca sono quindi pronti a continuare questo cammino con il supporto delle tante persone che negli anni hanno imparato a condividere questo amore per Fronzola e insieme a tutti coloro che, da oggi, vorranno unirsi a loro. Per far fronte alle spese che i nuovi interventi richiederanno, Italo sta ultimando la rielabolazione del libro sopracitato “Il Nero Castello Dimenticato”, aggiungendo alla parte storica già presente, interviste e aneddoti che ancor di più ci raccontano di Fronzola e dell’importanza che ha per la nostra valle e per le persone che vi sono passate.
Se, ormai quasi 20 anni fa, il loro obiettivo, era provare a ristrutturare la Chiesa, oggi, ci dicono con un sorriso che trasmette amore, il loro obiettivo e speranza più grande, è vedere la Chiesa di San Lorenzo a Fronzola ufficialmente ristrutturata e di nuovo utilizzata per le funzioni.