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venerdì, 4 Aprile 2025

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Lo stipendio dei sindaci e la “crisi delle vocazioni”

Lettera di Giorgio Renzi e Luca Tafi – Confessiamo che in un mondo in cui, come dice il Papa, si sta svolgendo una guerra mondiale a pezzi, parlare delle nostre miserie locali sembra da irresponsabili facinorosi. Pur tuttavia è necessario andare avanti, combattere la nostra vita e difendere la nostra democrazia. Mai come in questa situazione internazionale si è sentito il bisogno di democrazia. Erano anni che ci eravamo illusi di vivere in una eterna pace. Invece il rumore di guerra torna a farsi sentire. Sia in Europa (vedi vicende Ucraine) sia in medioriente (Gaza, Israele e dintorni). Che in realtà vuol dire il coinvolgimento di mezzo mondo. E insieme cominciano a scricchiolare le democrazie, fino ad inventare il nuovo termine di “democratura”
Eppure la difesa della democrazia passa anche attraverso la difesa delle istituzioni locali e delle loro forme democratiche.
Quanti sono consapevoli, per esempio, che tra pochi messi (nella prossima primavera) ci saranno le elezioni amministrative per eleggere i nuovi sindaci ed i nuovi consigli comunali? Ma chi se ne sta interessando? Avete sentito qualche intervento in Casentino (in qualche altra realtà si) su questo problema?A noi sembra regni il più assoluto silenzio.
Una volta, quando c’erano i partiti che funzionavano, già si sarebbe attivata la discussione su programmi e candidature. Con la crisi di rappresentanza dei partiti e l’elezione diretta dei sindaci sembra che il tutto sia diventato un problema personale dei candidati.
Nei giorno scorsi si è attivata una discussione scandalizzata sull’aumento degli stipendi, anzi delle indennità, dei sindaci. “Ma con la crisi finanziaria ed economica che c’è vi sembra questo il momento di aumentare lo stipendio dei sindaci?.” Questo è stato un ritornello ripetuto un po’ in tutta la stampa ed in particolare sui social. Qualcuno ha cercato di difendere la scelta ritenendola uno strumento di contrasto alla “crisi delle vocazioni”, cioè alla crisi delle candidature. Potrà sembrare strano, ma si fa fatica a trovare nuovi candidati. E’ una questione di soldi? Ora vi scandalizzeremo anche noi. L’aumento delle indennità dei sindaci è cosa buona e giusta. Non è che non ci si candida a sindaco perché si guadagna poco. Non ci si candida perché consapevoli delle gravi responsabilità che si concentrano sulla figura del Sindaco. Qualsiasi cosa succeda, un incidente di auto, un pedone che inciampa su strada comunale, un’acqua del rubinetto al di fuori dei parametri ecc. è colpa del sindaco Insomma fare il sindaco vuol dire rischiare ogni giorno denunce e perfino il proprio patrimonio personale e familiare, e rinuncia alla propria carriera professionale. Non c’è confronto tra le responsabilità di un sindaco e quelle di un consigliere regionale o di un parlamentare che non hanno tutti questi rischi e guadagnano di più.
La “crisi delle vocazioni” non è dovuta ai soldi, ma ai rischi. Uno si domanda: perché devo fare il sindaco e mettere in pericolo anche la mia famiglia? Una volta almeno c’erano i partiti che un po’ di tutela la assicuravano. Ma ora? Ognuno è solo nel suo ufficio.
Così si capisce perché non si trovano candidati nuovi. E purtroppo soprattutto non si trovano candidati di qualità. Anche perché in politica è venuto meno il progetto, la visione del futuro.
Sarà per questo che nessuno parla delle prossime elezioni. I sindaci uscenti con un solo mandato possono stare tranquilli, non ci sarà la corsa a sostituirli.
Sarà per questa situazione che la selezione dei candidati mira al basso…e ne paghiamo tutti le conseguenze.
Forse anche l’elezione diretta dei sindaci con la conseguente marginalizzazione dei consigli comunali ha contribuito a questa crisi. L’elezione diretta dei sindaci ha portato a uno scontro tra persone non tra partiti organizzati. E questo ha comportato una degenerazione della democrazia locale.
Ci direte che siamo nostalgici. Può darsi. Ma la “crisi delle vocazioni” impone una riflessione sulle modalità della nostra democrazia.

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