di Antonella Oddone – Subito dopo la nascita il neonato deve adattare velocemente la respirazione, il proprio sistema neurovegetativo, le funzioni viscerali e soprattutto rispondere ad una miriade di stimoli sensoriali sconosciuti, deve organizzare un autonomo ciclo sonno-veglia, imparare a comunicare e interagire con le figure amate, che siete VOI, e deve fare tutto da solo! Non è un lavoro da poco…
Nei primi tre mesi il nostro bambino acquisisce continuamente nuove abilità. Abbiamo visto che tutti i sensi sono attivi e vigili fin dalla vita fetale: il piccolo ci ascolta, e saranno proprio le nostre parole a dare forma alla sua mente; ci guarda negli occhi e così facendo si attivano i suoi neuroni specchio che gli permetteranno di imparare velocemente i nostri gesti, primo tra tutti il sorriso.
La visione, a questa età, è la maggior fonte di informazione del lattante riguardo a ciò che lo circonda. Fino a circa i 3 mesi di vita utilizza più la visione periferica rispetto a quella centrale, il che vuol dire che inizialmente vedrà meglio quando guarda i volti o gli oggetti con la «coda dell’occhio», poi progressivamente, a partire dai 2 mesi, migliora la messa a fuoco e comincerà a vedere più nel dettaglio le forme che sono vicine. I volti umani sono una delle sue cose preferite da guardare, specialmente il proprio (con uno specchio) o quello dei genitori. Alla fine dei 3 mesi il bambino inizia a tenere la testa eretta, può seguire un oggetto in movimento, e può individuare i volti familiari, anche a distanza. Anche la visione dei colori si sviluppa a questa età, quindi tappezzerie o giocattoli dai colori vivaci aiutano a sviluppare la sua capacità a distinguere i colori e quelli vivaci sono preferibili rispetto ai colori tenui pastello.
Riguardo all’udito, il bambino sente i suoni fin dal grembo materno. Il battito cardiaco della mamma, i gorgoglii dell’apparato digerente e i suoni della voce materna e degli altri membri della famiglia. Dopo la nascita, i suoni del mondo esterno arrivano forti e chiari e riconosce perfettamente la voce dei genitori. Il bambino ama sentire la sua voce, quindi è importante parlargli e avere una «conversazione»: se si sente che “risponde” con un suono, bisogna ripeterlo e aspettare che lui o lei ne faccia un altro. Si sta insegnando al bambino l’uso del tono, del ritmo e della necessità di fare a turno quando si parla con qualcun altro.
Oltre alle voci, al bambino di solito piace ascoltare la musica (si può cantargli o suonare) ed è affascinato dai suoni di routine della vita. A questa età il canale di comunicazione del lattante con chi gli sta attorno non sarà il linguaggio pre-verbale che si limiterà a pochi suoni gutturali, ma quello corporeo. Il bambino cercherà di interagire con gli adulti attraverso il pianto, il sorriso, la mimica del volto ed i movimenti del corpo, che il genitore dovrà imparare a conoscere per intuirne i bisogni ed attraverso il loro soddisfacimento promuovere lo sviluppo psicomotorio del figlio. (PRIMA PARTE)
DOTT.SSA ANTONELLA ODDONE Medico pediatra
(Rubrica ESSERE L’Equilibrio tra Benessere, Salute e Società)