di Mauro Meschini – Dovrebbe essere assolutamente scontato, quando si arriva ad un momento di passaggio e di cambiamento di un qualsiasi soggetto che riunisce più realtà, che si assista ad un confronto, una discussione, uno scambio di opinioni arrivando, al termine del percorso, a una presentazione e illustrazione di quello che è stato previsto e stabilito sia per il futuro immediato sia per le fasi successive. Se poi al centro di queste trasformazioni si trovano soggetti pubblici ed elettivi, ancora di più si dovrebbe sentire il bisogno di rendere assolutamente pubblico il dibattito, le diverse posizioni e le varie proposte che vengono successivamente portate al confronto.
Dovrebbe essere così, ma in Casentino no!
Il 31 dicembre sono scadute le convenzioni che regolavano i rapporti tra gli aderenti e non all’Unione dei Comuni del Casentino, un organismo flessibile in cui sono presenti 8 comuni, anche se con qualche distinguo sulle diverse deleghe condivise, mentre altri due partecipano solo per piccolissima parte. Già queste differenze, questa babele di posizioni e di scelte, è apparsa subito un elemento di debolezza, la prova evidente di quanto in realtà la maggior parte delle amministrazioni ripongano poca fiducia in questo soggetto che ancora non si capisce bene cosa, chi e quanto rappresenti realmente.
La scadenza da tempo conosciuta poteva essere un momento di riflessione e rilancio per l’Unione, anche per restituire centralità e vigore al suo ruolo ma, in realtà, questo appuntamento è passato nel totale silenzio tanto da fare pensare, crediamo più che legittimamente, che non esista più niente e che sia stata scritta la parola fine su una storia, poco gloriosa per la verità, che non ha scaldato i cuori e neppure rappresentato un elemento di crescita e sviluppo per il territorio.
A sostenere questo legittimo dubbio sulla incresciosa fine di questa esperienza è arrivata, per curiosa coincidenza, anche la demolizione dell’edificio di Ponte a Poppi che negli ultimi decenni ha ospitato la Comunità Montana prima e l’Unione dei Comuni poi. Il braccio in azione della gru e l’ammasso di macerie ancora visibile nello spazio dove fino a poco tempo fa sorgeva la sede dell’Ente, abbastanza bruttina per la verità, sono stati riproposti in rete anche dalla pagina Facebook dell’Unione, accompagnati da uno struggente sottofondo musicale e da un commento solenne che faceva ricordare i cortometraggi dell’Istituto Luce, anch’essi realizzati in alcune situazioni particolari, anche se spesso c’era poco da celebrare.
Insomma sembra davvero ci siano tutti gli elementi per dire che una pagina sbiadita della storia casentinese sia stata archiviata, anche se niente lo conferma, come non conferma il contrario.
Abbiamo provato già all’inizio di gennaio a contattare la presidenza dell’Unione dei Comuni per chiedere dichiarazioni ufficiali e informazioni precise su quanto è stato realmente deciso, ma non è stato possibile ottenere risposta.
Non è la prima volta che accade, ma probabilmente è la prima volta che in occasione di un evento oggettivamente importante non siano state organizzate conferenze stampa e diffusi comunicati per rendere note informazioni e notizie, questa volta i primi cittadini casentinesi, così solerti quando c’è da apparire in TV o essere citati sulla stampa, sono rimasti in silenzio.
La domanda che tutti dovrebbero porsi è perché si è scelto questo basso profilo, proprio una delle poche volte in cui sarebbe stato doveroso essere chiari e trasparenti?
Già nel momento dell’elezione dell’attuale presidente Eleonora Ducci lo scorso anno, si sono registrate più volte frizioni tra i sindaci della vallata, posizioni anche molto distanti che potrebbero aver nel tempo scavato solchi e indebolito i legami già precari di un consesso come quello dell’Unione in cui spersso è sembrato che per i più farne parte fosse un peso e non un’opportunità.
Non abbiamo quindi elementi per dire cosa è stato deciso prima del 31 dicembre e cosa sia adesso e cosa forse sarà davvero l’Unione dei Comuni, quello che possiamo fare è ricordare, attraverso alcuni brani degli articoli proposti negli ultimi anni da questo giornale, quello che è accaduto e che è stato detto in pecedenza.
Nel maggio 2021, proprio a commento della nomina della nuova presidente dell’Unione il sindaco di Castel Focognano Remo Ricci affermava.
«… Auspico che la presidente Ducci continui a portare avanti quanto da me affermato a seguito della mia elezione a sindaco di Castel Focognano il 26 maggio 2019, cioè la possibilità di arrivare al 2022 allargando l’Unione a tutti i Comuni del Casentino. Se ciò non avvenisse ogni comune, compreso il mio, farà attraverso le proprie giunte le valutazioni opportune in relazione alla propria permanenza all’interno dell’Ente…».
Nella stessa occasione una posizione simile veniva tenuta anche dal sindaco di Castel San Niccolò Antonio Fani.
«Entro il 31 dicembre dovrà essere deciso se questa esperienza decennale continuerà. I vincoli decadono per tutti e sono vincoli sia legati allo Statuto, che prevedeva la durata decennale, sia alla normativa nazionale, che ha cancellato l’obbligo per i comuni sotto i 5.000 abitanti di associarsi. Mentre dieci anni fa solo Poppi ha scelto di aderire e gli altri sono stati un po’ “costretti”, adesso siamo tutti liberi. Vedo altri comuni che vanno avanti bene lo stesso senza Unione e quindi se questo è il destino anche Castel Niccolò starà senza Unione, anche se fino ad ora non è stato deciso niente».
Possiamo poi ricordare quanto accaduto nella riunione del Consiglio dell’Unione del 29 luglio 2021.
«Nel Consiglio di ieri sera, il Sindaco di Chiusi della Verna Giampaolo Tellini e il Sindaco di Ortignano Raggiolo Emanuele Ceccherini, hanno rifiutato le deleghe a loro attribuite dalla Presidente Eleonora Ducci lo scorso 10 maggio.
Tellini doveva ricoprire la carica di “assessore” al Servizio associato tributi, Ceccherini all’Agenda digitale e informatica…».
Insomma se le premesse erano queste, sembra lecito oggi ipotizzare di tutto.
Ma per dare, nonostante le oggettive difficoltà derivanti dal non avere dichiarazioni ufficiali, ulteriori elementi di riflessione ai nostri lettori proponiamo adesso alcune considerazioni pubblicate il 16 gennaio 2022 su Facebook nella Bacheca di Casentino 2030, il nuovo spazio social proposto dal soggetto che anima un percorso che si sta svolgendo ormai da diverso tempo nella vallata coinvolgendo cittadini e associazioni.
Sono considerazioni che ci sentiamo di condividere, prendendo atto con piacere del fatto che, alcune delle domande e dei dubbi che proponiamo da tempo, non sono solo nostri.
«Ci sono giunte alcune riflessioni sull’ormai ex edificio dell’Unione dei Comuni a Ponte a Poppi: ci sono parse molto interessanti e molto stimolanti e per questo le pubblichiamo nella speranza di avviare un confronto di opinioni.
Avendo preso parte al percorso partecipativo per la formazione del Piano Strutturale Intercomunale, un tema ci ha stimolato più degli altri ed è quello del consumo del suolo. Credendo con convinzione che tale consumo vada, se possibile, ridotto, ci piace molto l’idea di non ricostruire l’edificio dell’Unione di Comuni, ma di utilizzarne uno già esistente. Gli immobili inutilizzati in Casentino sono davvero molti e l’opportunità appare quindi da cogliere.
Ma non vogliamo, per ora, aggiungere altro: riportiamo la lettera che ci è arrivata per l’inizio del confronto.
Buona lettura e buoni commenti.
“Buon pomeriggio, come, credo, la maggior parte dei casentinesi, passando da Poppi ho potuto notare il progressivo abbattimento della sede della Ex Comunità Montana, adesso Unione dei Comuni Montani del Casentino.
Premetto che non ho seguito minimamente la complessa, immagino, progettazione. Ho potuto leggere un articolo su CASENTINO2000 dove cito testualmente:
‘La nuova sede risponderà principalmente a tre funzioni:
– sarà sede degli uffici dell’Unione dei Comuni Montani del Casentino,
– edificio strategico di Protezione Civile per tutto il Casentino
– sala polivalente e multimediale per ospitare eventi e una capacità di contenimento fino a 250 posti, modulabili in base agli eventi’.
Leggo inoltre: “I lavori in realtà sono iniziati da circa un anno e hanno visto coinvolta la parte che resterà in vita della vecchia sede che è stata completamente svuotata e sarà resa antisismica ed efficiente dal punto di vista energetico – continuano i sindaci dell’Unione – questo percorso è iniziato con le fasi di progettazione preliminari diversi anni fa e ringraziamo gli amministratori che hanno dato avvio a questo progetto e agli uffici che hanno costruito il percorso amministrativo, mai banale e sempre pieno di insidie. Nella speranza che proceda tutto per il meglio è giusto ricordare lo sforzo economico che ammonta ad oltre 2 milioni di euro, coperto in gran parte da fondi della Regione Toscana e altri messi dalle amministrazioni Comunali che fanno parte dell’Unione dei Comuni Montani del Casentino, ovvero: Castel Focognano, Castel San Niccolò, Chitignano, Chiusi della Verna, Montemignaio, Ortignano-Raggiolo, Poppi, Talla.
La Giunta dell’Unione dei Comuni del Casentino’.
Vi domando, perché mi domando:
– La comunicazione istituzionale è stata in grado di informare dei lavori delle commissioni, dei criteri adottati e degli appalti eseguiti per la realizzazione del progetto?
– Una volta demolito l’edificio fatiscente è stata verificata l’opportunità di un intervento sul patrimonio edilizio storico esistente in Casentino?
– Visto che in Casentino non siamo stati in grado di organizzare neppure la raccolta differenziata, visto che i comuni più popolosi del Casentino sono fuori dall’Unione (Bibbiena, Pratovecchio/Stia), ad oggi A COSA SERVE L’UNIONE DEI COMUNI?
– Quanti dipendenti lavorano all’interno dell’Unione dei Comuni?
– Come è stato previsto il coinvolgimento di tutti i Comuni per la parte riguardante il centro Servizi della Protezione Civile?”».