di Francesco Meola – Era l’estate del 2019 quando il mercato settimanale di Bibbiena fu spostato dal piazzale della Resistenza a viale Garibaldi. Una decisione giunta dopo numerosi confronti tra l’Amministrazione comunale e i lavoratori del settore che, all’epoca, sembrava essere la soluzione migliore non soltanto per rilanciare il mercato stesso, ma anche per ridare impulso a tutte le altre attività commerciali del centro storico.
E in effetti inizialmente la scelta era parsa decisamente azzeccata, con il mercato che sembrava trarre vantaggio anche dalla vicinanza con i parcheggi della Resistenza e dell’Istituto Tecnico. Inoltre, nelle intenzioni degli amministratori, c’era quella di incentivare le presenze anche in piazza Tarlati. Peccato però, che già sul finire dell’anno, i banchi della suddetta piazza sono andati progressivamente diminuendo per poi scomparire, definitivamente, con la riapertura giunta al termine del lockdown.
E pensare che nel 2013 i commercianti del centro storico fecero le barricate pur di scongiurare lo spostamento del mercato nella zona della stazione; una decisione, a quei tempi, ritenuta inaccettabile non soltanto dalla maggioranza degli esercenti ma anche dai cittadini, in quanto vista come l’inizio del declino della parte antica della città. Per l’occasione, le vetrine dei negozi del centro storico furono addirittura tappezzate da un annuncio funebre (“Il funerale del mercato del giovedì”, n.d.r.), costringendo la giunta Bernardini al dietrofront.
Oggi, a distanza di sette anni, siamo di nuovo al punto di partenza, con tutte le parti in causa scontente, ambulanti in primis. Ecco perché, per tastare il polso della situazione, la nostra redazione ha deciso di intervistare da vicino alcuni di loro, rispettando un dovuto anonimato.
«L’unica soluzione sarebbe riportare il mercato nella sede precedente – osserva un operatore del mercato. – Comunque, i problemi di Bibbiena risalgono a tantissimi anni fa, quando si è deciso di investire sulla zona della Ferrantina a discapito del resto della città. A mio avviso, portare il mercato nel centro storico va letto come l’ennesimo sterile tentativo di rivitalizzare una zona divenuta sempre più marginale e non di certo per l’assenza del mercato stesso, che comunque resta uno dei peggiori ai quali partecipo. A Soci, per esempio, ci sono molte più persone e fra i motivi principali c’è una facilità di parcheggio che, allo stato attuale, a Bibbiena non c’è. Siamo arrivati al paradosso per cui, in alcuni casi, la presenza dei nostri banchi crea addirittura intralcio, come è avvenuto più di una volta per le ambulanze dirette al vicino ospedale. Poi c’è il problema del resto del centro dove inizialmente era previsto dovessero esserci dei banchi che sono andati a sparire nel tempo.
Morale della favola, la maggioranza degli avventori del mercato non mette neanche piede all’interno della parte antica. Anzi, qualcuno si ferma soltanto ai banchi posti in prossimità delle transenne; il tempo di mettere in macchina ciò che gli serve e va via».
«In molti da Bibbiena Stazione, piuttosto che salire verso il centro storico e dover trovare un posto per la macchina, preferiscono andare al mercato di Soci, dove parcheggiare è più semplice, – ci spiega un altro ambulante, che aggiunge: – Quello che prima era il parcheggio di chi andava al mercato, infatti, adesso lo occupiamo noi con i nostri banchi e questo naturalmente ci ha penalizzato. A titolo personale posso dire che fortunatamente ho un’attività che mi dà ancora sufficienti soddisfazioni ma, a livello generale, non me la sento di biasimare i miei colleghi. In tanti vivono un momento di grande difficoltà e, per quella che è la situazione attuale, il mercato di Bibbiena non rappresenta di certo il luogo ideale dove fare affari».
E c’è chi dopo anni di grandi soddisfazioni, è preoccupata anche per il futuro dei propri figli ai quali, a breve, dovrebbe lasciare l’attività. «Non so per quanto tempo ancora potremo resistere. Ci sono località decisamente più appetibili di questa e doverlo ammettere mi spiace tanto. Pensare che quando iniziai questo mestiere Bibbiena rappresentava una delle piazze migliori, ma da quando il mercato è stato spostato nella parte alta, i clienti sono diminuiti tantissimo. Fortunatamente non mi restano tanti anni di lavoro ma mi dispiace per i miei figli, che spero possano comunque portare avanti l’attività che ho tirato su con tanti sacrifici».
Piuttosto sconfortato anche un commerciante del centro storico di Bibbiena il quale ci ha spiegato come, in tanti di loro, vivano oramai un sentimento di totale rassegnazione. «Il problema attuale del mercato è rappresentato essenzialmente dalla sua collocazione – osserva – L’idea di spostarlo nella parte alta è stata assolutamente infelice e la cosa grave è che sarebbe bastato guardare al passato per comprendere che non era la soluzione adatta. Un tentativo era stato fatto nei primi anni del 2000 dall’amministrazione Ferri e già allora la scelta si rivelò un insuccesso, tanto è vero che corsero ai ripari riportandolo nuovamente giù. Inoltre, si era detto che per valorizzare il centro sarebbero stati ospitati dei banchi anche nel resto della città; invece, tutto è rimasto confinato alla sola via Garibaldi.
Questo naturalmente porta la mancanza di passaggio all’interno del borgo per cui non si capisce come un’attività commerciale possa trarre dei benefici dalla presenza della fiera mercatale quando gli stessi ambulanti sono in difficoltà. Ovviamente il discorso va inquadrato anche in un’ottica più ampia. Dire che dal punto di vista commerciale tutti i mali del centro storico di Bibbiena siano da imputare alle scelte legate al mercato settimanale è riduttivo. Diciamo che negli ultimi anni la politica ci ha messo molto del suo, consentendo l’apertura di troppi supermercati.
Non riesco neanche più a contarli per quanti ve ne sono e sinceramente, tenuto conto che siamo una cittadina di appena 12.000 abitanti, mi sembra si sia davvero esagerato. Se si voleva dare respiro ai commercianti della parte alta andavano fatte scelte diverse anche in tal senso. È ovvio che la piccola bottega, pur se di qualità, non può competere con le grandi catene e se almeno da questo punto di vista non viene un aiuto da chi amministra il territorio, diventa tutto più difficile. Non mi vergogno di dire che si è giunti a un livello tale di rassegnazione per cui anche tra gli stessi commercianti diventa difficile fare rete e reclamare le proprie esigenze sul piano politico. Le sensazioni per il futuro, quindi, sono davvero brutte, tenuto conto che il numero delle attività che vanno verso la chiusura cresce ogni anno di più. Giusto per fare un esempio, il bar Bibbiena, uno dei punti di ritrovo storici per la nostra città, ha chiuso. Dove andremo a finire non si sa…».
E sulla stessa lunghezza d’onda, è anche il parere di un altro importante esercente. «Il declino del centro storico di Bibbiena è iniziato tantissimi anni fa. Già nel 1992 denunciavamo che sarebbe diventato un quartiere dormitorio; basti vedere in che condizioni versa la piazza principale, completamente svuotata. Che senso ha aver pedonalizzato l’intera area se poi non la si riempie con dei contenuti? Poi c’è il problema dei parcheggi, assolutamente inadeguati, le scale mobili funzionanti a singhiozzo e tanto altro ancora. Per quanto concerne il mercato, poi, meglio non parlarne. I banchi sono tutti all’esterno della parte antica e, a conti fatti, sono più i disagi che i benefici, dal momento che per ospitarli resta chiusa una delle strade di collegamento più importanti.
Credo che la maggioranza delle responsabilità se le debba assumere l’Amministrazione comunale ma anche qualche ambulante, considerato che in tanti si sono battuti affinché potessero coesistere tutti lungo la stessa arteria. Tornando al destino del centro non so cosa aspettarmi per il futuro. Posso soltanto dire che non si era mai arrivati ad una situazione di abbandono come quella attuale. Basta farsi un giro per le strade del centro per accorgersi di quanto poco passaggio vi sia, anche adesso che siamo nel periodo di Natale.
Con la manifestazione ‘Città del Natale’ ad Arezzo, poi, era ancora più importante che si organizzasse qualcosa per incentivare le persone a rimanere a Bibbiena o a venire dai centri limitrofi. Invece il Comune ha ben pensato di non garantire neanche le luminarie pubbliche. E che non si trovi la scusa della mancanza di fondi. Si era chiesto che dei contributi che abitualmente ci venivano concessi, si potesse destinarne una parte proprio alle luminarie, ma ci è stato detto di no. Bene, sarà contenta la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ringrazierà i sindaci del Casentino per aver risolto in questo modo il problema energetico. A memoria d’uomo, non riesco a ricordare un Natale più triste di questo…».