di Mauro Meschini – Da tempo la notizia del progetto della Regione Toscana di asfaltare la strada di crinale nel Pratomagno rimbalza tra il Casentino e il Valdarno, rilanciata da tante associazioni e cittadini che davvero non vogliono neppure sentire parlare di questa idea che, pensando alla bellezza e particolarità del Pratomagno, appare veramente piovuta da un altro pianeta.
Uno dei tanti momenti di mobilitazione su questa vicenda è stato organizzato anche in Casentino, lo scorso 17 febbraio, al Circolo ARCI Kontagio di Poppi, con il titolo: «Quale futuro per il Pratomagno». Si è trattato del primo di due incontri, il secondo era previsto il 2 marzo a Loro Ciuffenna, promossi da: Collettivo Atlatl, Ecomuseo Montagna Fiorentina, Associazione I’ Bercio, Collettivo Bujanov, Terra Libera Tutti, Associazione per la Valdambra e Casentino Antifascista. Durante l’incontro sono stati presentati e illustrati i motivi e le ragioni che sostengono la contrarietà a questo progetto che andrebbe a intaccare pesantemente il territorio.
Vogliamo qui provare a sintetizzare i contenuti della serata facendo tesoro anche dei tanti documenti e delle informazioni che in questi mesi sono state diffuse sulla stampa e in rete, a cominciare da una petizione e una raccolta di firme su Change.org. Intanto possiamo dire che tutto è iniziato nel maggio 2022, quando la Giunta della Regione Toscana ha stanziato 1,8 milioni di euro per la sicurezza e la riqualificazione della strada del Pratomagno, ma, nei fatti, per asfaltare circa 12 chilometri della strada Panoramica.
La decisione è frutto di una visione che vede il Pratomagno come luogo da «usare» e agevolare la possibilità di raggiungerlo rappresenta una precondizione essenziale. Magari c’è chi si augura che frotte di turisti si mobilitino per raggiungere il crinale, ma questa, come sempre più spesso accade, è una visione miope, che vede solo l’interesse economico e i vantaggi a breve termine.
Ma cosa ne sarebbe del Pratomagno con un approccio di questo tipo? Il possibile risultato sarebbe portare in montagna quello che succede nelle nostre pianure, anche nel fondovalle del Casentino, dove il consumo di suolo è arrivato a livelli insostenibili creando situazioni di enorme pericolo considerato che si è andati a costruire anche nelle zone alluvionali. A questo proposito, riprendendo il discorso che abbiamo fatto nel numero scorso sul piano strutturale approvato dall’Unione dei Comuni del Casentino e dai Comuni di Bibbiena e Pratovecchio Stia, c’è purtroppo da prendere atto del fatto che, non solo sono presenti nuovi volumi per la grande distribuzione nel commercio, ma sono anche previsti altri volumi di nuove edificazioni che andranno a occupare terreni fino ad oggi liberi dal cemento. Tutto questo quando il Casentino è pieno di edifici per abitazione o per attività industriali che espongono il cartello “vendesi” o “affittasi”…
Quello che è accaduto a maggio e novembre in Romagna e in Toscana dovrebbe insegnare molte cose, come per esempio quanto sia importante non continuare a impermeabilizzare il territorio e una strada asfaltata sul crinale del Pratomagno non farebbe altro che impedire al terreno di assorbire l’acqua piovana, evitando che questa arrivi in poco tempo e ad alta velocità a valle.
La decisione di asfaltare la strada del Pratomagno arriva dopo che nel 2021 la stessa Regione Toscana aveva presentato il progetto «I territori del Pratomagno», con il quale ha ottenuto una menzione speciale nel 2023 al Premio nazionale del Paesaggio, assegnato nella sede del Ministero dei beni culturali. In quell’occasione l’assessore regionale alle infrastrutture e governo del territorio Stefano Baccelli così aveva sintetizzato i contenuti del progetto.
«Abbiamo fatto una proposta di qualità, un progetto che porta avanti un percorso che si è sviluppato negli anni, volto alla valorizzazione delle peculiarità paesaggistiche del Pratomagno, con il coinvolgimento delle diverse istituzioni e realtà associative esemplificate dalla Carta dei Valori del Pratomagno, dalle Mappe di Comunità, e dall’Ecomuseo del Casentino. La Toscana ha saputo bene interpretare i quattro criteri indicati nel regolamento del Premio cioè lo sviluppo sostenibile, l’esemplarità, la partecipazione pubblica e la sensibilizzazione. E di questo siamo molto orgogliosi… L’idea è quello di far percepire il Piano paesaggistico non come un vincolo, ma appunto come un’occasione di sviluppo. Il paesaggio della Toscana è una teoria di diversi paesaggi e questi progetti vogliono valorizzare peculiarità e rinnovare economie tradizionali, come in questo caso la castagna; recuperare sentieri e cammini antichi. Questo è un esempio di quella che è la strategia della Regione Toscana che, grazie al Piano paesaggistico e a questo strumento pianificatorio innovativo che è il Progetto di Paesaggio, può essere messa in atto».
Sembra un approccio diverso, affermato tra l’altro in un momento in cui l’idea dell’asfaltatura della strada del Pratomagno era già stata lanciata da tempo. Qualche risposta a questa apparente incongruenza tra le posizioni è stata spiegata anche durante l’incontro, dove si è preso atto che, a parte l’iniziale entusiasmo, il progetto è praticamente rimasto sulla carta, un Protocollo di intesa tra la Regione, 12 Comuni e due Unioni dei Comuni che non è stato possibile avviare, anche perché non è stato deciso nessun finanziamento che permettesse la sua attuazione.
Tornando al movimento che si è creato per contrastare l’asfaltatura della strada del Pratomagno da ricordare come fondamentale è stata l’attenzione iniziale di tanti tecnici del settore ambientale che hanno, grazie anche alle loro conoscenze ed esperienze, saputo divulgare e rendere pubblico quello che si voleva realizzare e, soprattutto, le conseguenze che questo avrebbe potuto provocare. Proprio l’incoerenza con precedenti decisioni della stessa Regione è l’argomento su cui vengono accesi i riflettori, anche perché non si tratta di fare riferimento solo a obiettivi e indicazioni del Piano di Indirizzo Territoriale/Paesaggistico del Val d’Arno Superiore (2015) e del suo sviluppo nella forma del Progetto di Paesaggio, sopra ricordato, “I Territori del Pratomagno” (2022); ma anche di considerare obiettivi e misure di conservazione dei piani di gestione delle due Zone Speciali di Conservazione (ZSC) della Rete 2000 della Comunità Europea che sono incluse all’interno del territorio (la Vallombrosa-Bosco di S. Antonio e la Pascoli montani e cespuglieti del Pratomagno).
In questi piani e progetti sono individuate specifiche minacce per il Pratomagno: • pressione antropica incontrollata • artificializzazione progressiva del paesaggio • bracconaggio • diffusione di specie aliene invasive.
Si tratta di minacce che la visione che accompagna l’asfaltatura della strada renderebbe concrete, andando a compromettere equilibri e ecosistemi, visto che in questo territorio vivono e sono presenti specie e habitat di grande rilevanza anche comunitaria. Non è assolutamente un caso se nel Pratomagno sono stati realizzati 5 progetti LIFE, il programma dell’Unione Europea per l’ambiente e l’azione per il clima, attivo dal 1992. Inoltre un altro parere dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) è stato nettamente negativo sull’opera, attestando l’importanza naturalistica ed ecologica internazionale di questo comprensorio.
Infine, se ancora non fosse sufficiente, c’è anche il parere della Sovrintendenza di Arezzo che si è dichiarata contraria al progetto di asfaltatura. Tutti questi pareri concordano nel considerare il Pratomagno un luogo che ha una sua vita, un suo equilibrio naturale che deve essere rispettato e mantenuto inalterato.
Da quello che si è ascoltato, ma anche «sentito» durante l’incontro di Poppi, si comprende quanto dietro il rifiuto all’asfaltatura di una strada ci sia la preoccupazione di dover, oggi, difendere la montagna da quello che potrebbe poi aggiungersi a questa assurda proposta: edifici, cantieri e altri progetti invasivi.
Grande è anche la preoccupazione di vedere un aumento, numerico e non di qualità, di presenze che non siano compatibili con la realtà che, con grande fatica e impegno, nel Pratomagno sta crescendo in sintonia con il territorio grazie all’impegno di tante e tanti.
Una compatibilità che si ottiene per prima cosa essendo consapevoli del valore naturale che il territorio con cui ci rapportiamo ha e del rispetto che gli dobbiamo, da questo possono poi venire comportamenti conseguenti e adeguati. Queste diverse sensibilità che si sono incontrate a Poppi rappresentano una preziosa e ricca risorsa, anche per il Casentino.
Per il futuro del Pratomagno oggi chiedono di essere ascoltate da chi rappresenta le istituzioni, ma, in attes di risposte, dovrebbero anche prendere in considerazione la possibilità concreta di entrare direttamente in quelle istituzioni…