di Monica Prati – Dopo oltre 40 anni di assenza, torna in bella mostra nella Pieve di Sant’Eleuterio una tela restaurata, raffigurante un’Annunciazione, realizzata forse dal “Pontenano”. Il restauro del dipinto rientra in un progetto più ampio denominato “progetto Sant’Eleuterio”, ne parliamo con Mery Cipriani consigliere e responsabile dei social della “Pro Loco Salutio”, capofila di questa iniziativa, ed Elisabetta Maestrucci del Gruppo Parrocchiale partner strategico nel progetto.
Mery, come è nata questa iniziativa?
«La nostra associazione da sempre è molto attenta alla salvaguardia del patrimonio storico-culturale del paese e del territorio. Quest’ultima iniziativa rientra, infatti, in un piano più articolato che ha visto la nostra Pieve interessata da varie iniziative. Le prime sono state conferenze storico-culturali a cui hanno partecipato importanti storici dell’arte, come la leggendaria professoressa Mina Gregori, e da cui è nato un bel libro curato dal dott. Michael Scipioni. Successivamente, tre anni fa, dopo circa 80 anni di non funzionamento, abbiamo restituito alla Torre Campanaria l’orologio. La scorsa stagione abbiamo realizzato una teca in ferro e vetro, che contiene dei manufatti di assoluto pregio. In ultimo quest’anno, il restauro della tela dell’Annunciazione. L’idea di restaurarla per darle una nuova vita era nella nostra mente già da tempo. Le condizioni per realizzare il progetto sono maturate la scorsa estate dopo 6 anni di difficoltà gestionali. Finalmente i lavori sono iniziati a gennaio di quest’anno e si sono conclusi a giugno con grande soddisfazione. In occasione della Festa di Salutio, che ricorre la quarta domenica del mese di settembre, la tela restaurata è stata presentata al pubblico. Il dipinto non è stato ancora attribuito ad alcun autore con certezza, si ipotizza però che la paternità dell’opera sia da attribuire al pittore “Pontenano”».
Come fa una piccola realtà come la vostra associazione a realizzare iniziative così importanti?
«Applichiamo in maniera rigorosa logiche manageriali: 1. Obiettivo; 2. Strategia; 3. Budget; 4. Copertura finanziaria a cui aggiungiamo passione ed entusiasmo. Devo anche dire che non siamo mai soli, i nostri progetti vengono spesso realizzati in sinergia con altre organizzazioni paesane, con la partecipazione del Comune di Castel Focognano e di altri enti, sia pubblici che privati. Anche in questa specifica iniziativa, un partener strategico è stato il “Gruppo Parrocchiale”, senza di loro, sarebbe stato molto più difficile raggiungere l’obiettivo. Il comune da parte sua ha patrocinato il progetto, dandoci un importante riconoscimento istituzionale. Anche altri enti e vari sponsor privati hanno contribuito alla copertura delle spese»
Elisabetta, qual è stato il ruolo del “Gruppo parrocchiale” nel progetto?
«Ci siamo resi disponibili a co-finanziare l’opera e a supportare logisticamente i restauratori durante i lavori che sono stati effettuati direttamente in loco. L’intervento, oltre la tela, ha riguardato anche il restauro della cornice, del cupolino della fonte battesimale, di vari crocifissi in legno, di un numero importante di candelabri e di un repositorio, infine di un’arca in legno che veniva usata come Santo Sepolcro durante il periodo pasquale. Tutti delicati manufatti che non potevano essere spostati dalla loro sede naturale».
Chi ha effettuato i lavori di restauro?
«I lavori di restauro sono stati affidati ad una professionista di nostra fiducia: Alessandra Gorgoni, coadiuvata da Nadia Nocentini. Alessandra conosceva già la nostra Pieve ed i suoi dipinti. L’intervento effettuato sui vari oggetti è stato di assoluto valore. Oggi, abbiamo delle opere che si sarebbero deteriorate in maniera irreversibile se non fossimo intervenuti».
Interventi di questo genere comportano sempre delle criticità. Come avete gestito questa situazione?
«Lavorare su beni di terzi non è un’attività immediata, gli interessi in gioco sono molteplici, noi abbiamo dovuto negoziare vari passaggi rendendo più articolata la realizzazione del progetto, ma siamo riusciti ad arrivare in fondo con soddisfazione».
Ora che il restauro è stato presentato al pubblico, qual è secondo voi il significato più profondo di questa splendida iniziativa che è stata realizzata?
M. C.: «La partecipazione attiva di un gruppo allargato di persone che con distaccato interesse si rendono disponibili a lavorare e a dedicare tanto del loro tempo su progetti di pubblica utilità, anteponendo il noi all’io, significa che il percorso per raggiungere il risultato è stato più educativo e istruttivo dell’obiettivo finale raggiunto.
E. M.: Mettendoci ognuno del proprio collaborando in sinergia, si raggiungono obiettivi difficilmente perseguibili da soli e questo ci aiuta a mantenere vivo il nostro paese in tutte le sue quotidiane necessità. Questo secondo me è l’aspetto più importante».