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giovedì, 3 Aprile 2025

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Purificare l’aria con le piante d’appartamento

di Marco Roselli – Durante l’inverno molti lavori di campagna sono ridotti al minimo e chi non possiede terreno può trovare motivi di soddisfazione curando le piante d’appartamento, purchè si tengano presenti le loro effettive esigenze.
Le piante d’appartamento sono generalmente originarie delle zone a clima caldo e umido (foreste tropicali) dove molte specie hanno dimensioni a maturità che corrispondono ad alberi di alto fusto.
Da ciò si deduce quanto siano poco confortevoli le condizioni ambientali in cui andiamo a trasferirle e quanto queste creature verdi siano in grado di adattarsi.

Esigenze generali e pratiche
Luce E’ la prima assoluta esigenza delle piante, non deve mai mancare. Le piante d’appartamento non si devono esporre alla luce diretta del sole specialmente attraverso i vetri delle finestre. Anche in questo caso ricordare che la loro origine genetica è rappresentata dal sottobosco delle foreste tropicali, perciò, la loro effettiva esigenza è la luce diffusa.
La luce che entra dalla finestra di una stanza non presenta valori di “LUX” (unità di misura della luce) uniformi e la luce in appartamento, spesso, proviene da una sola direzione, per cui le piante tendono a crescere verso la fonte luminosa (fototropismo). Per favorire una crescita omogenea può essere utile spostare il vaso di 1/4 di giro ad ogni annaffiatura.
Le piante gradiscono le “uscite estive” (maggiore luminosità, alta umidità notturna) e si possono mettere all’esterno quando le temperature minime sono sicuramente >15° C; naturalmente vanno ritirate quando scendono al di sotto del valore indicato (entro 1/2 settembre per dare più tempo alle piante di riadattarsi al clima d’appartamento).
Anche in esterno meglio evitare le esposizioni in pieno sole, che causano gravi ustioni alle foglie; possono essere utili le coperture di tessuto non tessuto durante le ore con luce più intensa.
Danni da eccesso di sole: macchie tondeggianti marroni, secche. Le piante più sensibili sono Dracaena, Dieffenbachia, Potos.

Umidità Nel sottobosco delle foreste tropicali domina il clima umido, con una umidità dell’aria superiore al 90% (piove ogni giorno). Quando mettiamo le piante vicino ai termosifoni le releghiamo a un clima desertico che è l’opposto a quello di cui hanno bisogno e che, entro certi limiti, andrebbe bene solo per le piante grasse. Le piante da appartamento, quando escono dalla serra per entrare nelle nostre case, subiscono un grosso trauma proprio a causa del cambio repentino dell’atmosfera.
Mantenere un’adeguata umidità negli ambienti è assai difficile e si può supplire con evaporatori, umidificatori, oppure si possono riunire le piante insieme per creare un piccolo microclima, sfruttando l’evaporazione delle piante stesse.
La cosa più semplice però è intervenire con vaporizzazioni fogliari quotidiane tramite un nebulizzatore da pochi litri.

Annaffiature Non si possono dare dei canoni standard per le annaffiature; il consumo dipende da diversi fattori: illuminazione, concimazioni, umidità dell’ambiente, dimensioni della pianta, presenza di fiori e/o frutti.
Il metodo migliore è proprio toccare il terreno in profondità per almeno 3/4 cm: fintanto che la sensazione di umido è ben percepibile non interverremo con alcuna annaffiatura.
Per annaffiare si possono scegliere diversi modi.
Primo metodo: a terreno asciutto si provvederà con una abbondante annaffiatura impregnando bene il terriccio, lasciando colare l’acqua in eccesso senza lasciare ristagni d’acqua nel sottovaso.
Secondo metodo: sempre a terreno asciutto riempire bene il sottovaso (che sarà di diametro maggiore di 2/3 cm rispetto al vaso); quando il sottovaso è asciutto lasciarlo 2/3 giorni a secco, poi ripetere la sequenza.
In entrambi i casi sarebbero consigliabile utilizzare vasi in cotto in quanto la porosità del vaso stesso assorbe e trattiene l’acqua, migliorando e prolungando lo stato di umidità e la traspirazione; in effetti, il vaso di cotto è in grado di correggere alcuni nostri errori.
Le piante si abituano ai ritmi di annaffiatura che diamo loro, quindi cerchiamo di mantenerli costanti, se dobbiamo modificare i metodi di annaffiatura meglio farlo dopo il travaso.

Rinvasi Se la gestione di acqua e concimazioni è equilibrata possiamo lasciare le piante nel loro vaso per diversi anni; quando le radici avranno occupato tutto lo spazio disponibile potremo rinvasare utilizzando un contenitore con diametro maggiore di 2/3 cm e non di più.

Concimazioni Una pianta in vaso non può “muovere” le sue radici alla ricerca del “cibo”, pertanto dobbiamo provvedere noi ogni 20/30 giorni circa (seguiremo le scadenze delle annaffiature) con concimi liquidi. Procederemo in primavera con quelli ricchi di azoto (N) per sostenere ripresa vegetativa, di solito definiti “per piante verdi”; in estate e autunno con quelli ricchi di fosforo e potassio (P-K) per sostenere l’indurimento dei tessuti.

Piante che purificano l’aria Il gruppo di piante di seguito descritte è stato testato dalla NASA (l’agenzia spaziale USA) nell’ambito di studi sulla purificazione dell’aria nelle basi lunari. Ogni pianta tra quelle citate ha una particolare versatilità nell’assorbimento di uno o più inquinanti. Molte delle informazioni qui riportate sono state tratte dal testo “Amiche piante” di B.C. Wolverton, uno dei ricercatori della NASA che ha partecipato a questo progetto. Queste piante, come abbiamo già visto, sono tutte idonee a vivere in appartamento, con lo scopo di depurare l’aria che vi respiriamo.
Le case in cui viviamo oppure gli uffici in cui lavoriamo, oppure dove studiamo (le scuole!), spesso esalano silenziosamente inquinanti pericolosi come formaldeide, ammoniaca, benzene, che provengono da vernici, detersivi, fumi, pareti, materiali plastici.
La formaldeide, ad esempio, è prodotta dal fumo di sigaretta, dal gas dei fornelli, dai sacchetti di plastica, dagli abiti di tintoria, da smalti e vernici, stoffe, tendaggi.
Xilene e toluene invece nascono da schermi di computer, fotocopiatrici, adesivi.
Ammoniaca in eccesso può poi provenire da bagni e detersivi.
La “sindrome da edificio malato” è una realtà che può essere combattuta con le piante.

Ecco un elenco delle piante più comuni, tra quelle d’appartamento, in grado di ripulire l’aria viziata:

Felce di Boston (Nephrolepis exaltata) E’ in assoluto la pianta in grado di rimuovere più di qualunque altra la formaldeide dall’ambiente, addirittura con un tasso di 20 microgrammi per ora. E’ inoltre una bellissima pianta dal portamento compatto e globoso, che ha solo bisogno di buona umidità, e sopravvive benissimo anche in ambienti poco luminosi.

Areca (Chrysalidocarpus lutescens) Rimuove al tasso di 19 microgrammi/ora xilene e toluene dai nostri ambienti. E’ una palmetta molto elegante (ricorda vagamente la Kentia e la Chamaedorea) che riempie con delicatezza un angolo della casa.

Spatifillo (Spathyphyllum wallisii) Pianta umile e modesta, dai bei fiori bianchi e dalle notevoli esigenze idriche (qualcuno la usa anche negli acquari), che ha capacità di depurazione ambientale notevolissime. Rimuove 19 microgrammi/ora di acetone dall’ambiente ma anche 13 microgrammi di metanolo, 7 di benzene, 5 di ammoniaca e 3 di formaldeide.

Anturio (Anthurium andreanum) Leader nella purificazione da ammoniaca è l’anturio (10 microgrammi/ora rimossi). Questa bella pianta dal fogliame lucido e dai brillanti fiori rossi cerati, ha anche buona attività su xilene e toluene (8 microgrammi).

Dracaena marginata Un tronchetto molto elegante (nella varietà bicolor e tricolor) che ha anche ottime capacità di depurazione. Rimuove infatti 10 microgrammi/ora di xilene e toluene, 8 microgrammi di formaldeide, e altri inquinanti minori.

Edera variegata (Hedera helix variegata) Questa semplice e resistente ricadente dalle foglie bianco-crema, che può stare in una ciotola anche accanto al computer, può assorbire fino a 12 microgrammi/ora di formaldeide. Semplice, bella ed efficace.

Chamaedorea elegans Questa palmetta nana, veramente resistentissima a qualunque maltrattamento, e adatta anche ad ambienti poco illuminati, assorbe 6 microgrammi/ora di ammoniaca.

Falangio variegato (Chlorophytum comosum “vittatum”) Questa robustissima piantina ricadente “da ciotola”, con le foglie lunghe e appuntite bianco-variegate, si adatta veramente ad ogni ambiente e cura. Si riproduce con grande facilità. Questa liliacea si impose all’attenzione del mondo nel 1984 quando la NASA pubblicò i primi risultati dei suoi studi, per la sua grande capacità indifferenziata di assorbimento di inquinanti ambientali negli ambienti chiusi (per esempio 7 microgrammi/ora di formaldeide).

Aglaonema crispum Se avete un ambiente con pochissima luce e poca acqua disponibile e volete tenervi lo stesso una bella pianta, l’Aglaonema fa per voi. Una pianta robustissima ed elegante, con la speciale caratteristica di incrementare nel tempo la sua capacità di assorbimento di tossine se esposta per tempi lunghi ad ambienti inquinati (tra cui, ad esempio, 7 microgrammi/ora di formaldeide).

Sansevieria trifasciata Questa pianta di semplicissima cura (ci si può quasi dimenticare che esista) è anche dotata di una caratteristica anomala. Al contrario della maggior parte delle piante, anche durante la notte continua a svolgere una leggera attività di sintesi, producendo quindi ossigeno e assorbendo anidride carbonica. Adattissima per stanze affollate o spesso chiuse.

Ficus benjamina La più conosciuta tra le piante d’appartamento, è anche una buona consumatrice di formaldeide (12 microgrammi/ora).

Per concludere; pronto soccorso al Ficus benjamina Perchè il “beniamino” perde le foglie d’inverno? E’ un evento piuttosto frequente dovuto spesso al cambio di collocazione dall’esterno (d’estate) all’interno (d’inverno). E’ quindi una risposta negativa, di non gradimento, della pianta, che vede cambiate le condizioni ambientali. Il motivo principale è da ricercare nella carenza idrica generata dall’ambiente secco degli appartamenti quando i caloriferi sono accesi. La secchezza dell’ambiente genera immediatamente sofferenza, e la pianta allora cerca di difendersi.

Come? riducendo la propria traspirazione, che è la causa prima delle perdite di acqua nei vegetali. Il modo più semplice che la pianta ha per ridurre la traspirazione (che avviene per via fogliare) è quello di perdere delle foglie; in tal modo ha un danno minore rispetto a quello di morire di sete. Quindi dobbiamo solo ripristinare le condizioni ambientali di umidità che la pianta desidera.

Primo soccorso al ficus sofferente:
– allontanare la pianta dai termosifoni;
– bagnare abbondantemente la terra;
– rinvasare in vaso più grande, se quello attuale fosse piccolo, e trattenesse quindi troppo poca acqua.
– spruzzare frequentemente il fogliame con uno spruzzatore.

A voi il pollice verde!

(tratto da CASENTINO2000 | n. 327 | Febbraio 2021)

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