di Mauro Meschini – È sempre lì! Maestosa e ingombrante presenza, ormai eletta sul campo a simbolo, suo malgrado, della vallata, al pari dei castelli di Poppi, di Romena o di Porciano. Non ha la stessa bellezza, né tantomeno la secolare storia, ma probabilmente negli ultimi decenni è stata, più dei prestigiosi manieri, sotto i riflettori, al centro delle discussioni, ostaggio di dispute e scontri che non si sono svolti sul campo di battaglia, ma che hanno avuto visibilità e risalto sulle pagine dei giornali, nelle aule dei tribunali e in tanti atti e decisioni che si sono susseguite per un lunghissimo tempo.
Nelle ultime settimane e mesi ci sono state occasioni che hanno permesso di tornare più volte sull’argomento ex SACCI, ma senza che tutto questo «movimento» permettesse di giungere, finalmente, ad una conclusione, alla parola «fine» di una storia infinita che ha, probabilmente, stancato.
Proviamo a ripercorrere i lunghi anni che hanno visto protagonista il «mostro», un modo per rispolverare le vicende che si sono susseguite e per arrivare a quello che accade oggi. Nel 2017 Marino Franceschi, proprietario dell’area dove sorge la ex SACCI, raccontò a questo giornale il suo punto di vista sull’intera vicenda, proponiamo parti di quell’articolo, invitando chi volesse il testo integrale ad andare a rileggerlo sul nostro sito internet («La versione di Marino» su www.casentino2000.it, n.d.r.).
«[…] Nel 2002 la Marino Fa Mercato Spa, nella persona di Marino Franceschi, acquista l’ex Cementificio Sacci, per una somma non indifferente. Tra le mani stringiamo un foglio datato 8 marzo 2013, con cui la Provincia di Arezzo trasmette ai Comuni di Bibbiena e Chiusi della Verna, alla Regione Toscana, al Dipartimento Arpat di Arezzo, all’Azienda USL 8, al Prefetto di Arezzo e alla stessa Marino Fa Mercato Spa, “di rilasciare la certificazione di mancata necessità di bonifica dell’area dell’ex Cementificio Sacci”. «Dopo 11 anni che mi hanno tenuto inchiodato, fermo, senza darmi la possibilità di fare nulla finalmente è arrivato questo provvedimento nel 2013 che, nonostante sia stato davvero importante, non ha ovviamente smosso niente! Anche i Comuni di Chiusi e Bibbiena hanno fatto il possibile per non farmi realizzare i miei progetti sulla Sacci. I due comuni chiamarono degli architetti esterni che allargarono il comparto della Sacci. In sostanza intervenire sull’ex Cementificio sarebbe stato possibile solo acquistando altri capannoni e terreni adiacenti la SACCI stessa che, a dire dell’architetto incaricato dal Comune di Chiusi, ne erano parte integrante, ma che però erano di altri proprietari che non erano intenzionati a vendere a me… Anche il Comune di Bibbiena incaricò un altro architetto che fece scrivere al geometra che la SACCI era un oggetto che doveva essere conservato; non solo era un tipico elemento di archeologia industriale, ma rappresentava anche la storia del Casentino, il suo passato e per questo non poteva essere demolita. Bella la SACCI… Ma ci pensate?! […]».
La nostra similitudine con i castelli, quindi, era già stata pensata e qualcuno aveva attribuito alla SACCI un qualche valore «storico»… ma andiamo avanti. Dopo questo primo decennio, che non vede interventi nell’area ex SACCI, viene demolita parte dell’edificio. «[…] Appena la parte della SACCI nel comune di Chiusi fu demolita, l’Arpat mi disse che tutti quei detriti li avrei dovuti macinare, indicandomi anche la ditta che avrebbe fatto il lavoro, perché le macerie di quelle dimensioni erano da considerarsi pericolose. Faccio esattamente quello che l’Arpat mi dice e dopo il loro benestare carico i detriti sul camion e li porto a Subbiano. Fatta la massicciata di tutta l’area, ancora l’Arpat mi dice che non va bene e che il materiale che ho trasportato è da cosiderarsi “rifiuti speciali non pericolosi (rifiuti misti da demolizione)”… Ma se la Provincia, nel 2013 aveva dichiarato che non era necessario bonificare l’area della SACCI come è possibile che il materiale da lì spostato, caricato in un camion e portato a Subbiano, sia diventato improvvisamente “rifiuto speciale”? Nessuno lo sa, resta il fatto che l’area di Castelnuovo è ancora ad oggi sotto sequestro![…]».
Arriviamo quindi al 22 settembre 2016 quando l’area viene sequestrata per la presunta presenza di materiale pericoloso e si apre un procedimento a carico proprio di Marino Franceschi che così commentò quei fatti.
«[…]«Avete presente l’ex spaccio, lo stabile adiacente alla SACCI; lì avevo messo una grossa serratura, lo avevo chiuso come si deve per non farci entrare nessuno… Quando hanno gridato alla “bomba ecologica” hanno detto una massa di stupidate… Io non ho mai buttato niente dentro alla SACCI, figuriamoci l’amianto! Piuttosto è stato qualcun altro a farlo! Hanno gettato nella mia proprietà il materiale tossico e pericoloso, poi mi hanno accusato di avercelo scaricato io. Pensate che quando ce lo hanno messo hanno scardinato la serratura, l’hanno rotta e nell’ex spaccio ci hanno messo 5 o 6 ballini di eternit spezzettato, più 32 lastre dove era l’appartamento del custode. Inoltre hanno spezzettato delle lastre, spargendole a terra guarda caso solo nel territorio del Comune di Bibbiena. Se erano stati dei delinquenti qualsiasi non si sarebbero certo preoccupati di rompere una serratura, avrebbero buttato tutto il materiale in terra, fuori, a casaccio.» […]».
In quel momento l’iter giudiziario era in corso ma oggi sappiamo che in realtà non c’era effettivamente nessuna «bomba ecologica» visto che il 22 dicembre 2022 il Tribunale ha deciso di assolvere Marino Franceschi nel procedimento a suo carico perché il fatto non sussiste e ha, allo stesso tempo, disposto «la restituzione all’avente diritto di quanto sottoposto a sequestro».
Particolarmente importante, nella sentenza, il riferimento alle analisi svolte sui campioni di terreno raccolti nell’area. «[…] in nessuno dei topsoil è stato rinvenuto amianto, quindi, tutte le analisi sono risultate negative […]». Con queste parole e decisioni si è così chiusa la vicenda giudiziaria, ma questo non ha cambiato molto per il futuro di questo angolo di Casentino, né tantomeno ha attenuato i toni della discussione.
Altro motivo di polemiche incrociate è stata la pubblicazione dell’Ordinanza dello scorso 19 febbraio del Sindaco di Bibbiena, Filippo Vagnoli, che sollecita lo stesso Marino Franceschi a procedere alla rimozione dei rifiuti presenti nell’area, cosa che probabilmente sarebbe comunque già stata fatta da tempo se non fosse stata posta sotto sequestro. In ogni caso nel documento emesso si ritiene: «[…] che l’ordinanza non abbia carattere contingibile e urgente, poiché non sono emersi elementi nuovi che indichino un aggravamento della situazione ambientale e sanitaria rispetto a quanto già valutato dal Tribunale nel 2022. che l’obbligo di rimozione dei rifiuti discenda dal principio di corretta gestione ambientale e della responsabilità del detentore del sito, ai sensi dell’art. 192 del D.Lgs. 152/2006, indipendentemente dalla pericolosità immediata dei materiali presenti. che la presenza di materiali contenenti amianto e fibre artificiali vetrose imponga comunque un’azione di rimozione conforme alle norme di sicurezza ambientale, pur non configurandosi un pericolo per la pubblica incolumità relativo alla popolazione residente nell’area limitrofa […]».
Quanto sopra sembra non sia stato condiviso da Vincenzo Ceccarelli, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, e da Lucia De Robertis, presidente della commissione Infrastrutture e ambiente, che sono intervenuti sull’argomento alla vigilia di un recente incontro sul tema organizzato al Corsalone.
“Bene ha fatto il comune di Chiusi della Verna a convocare un confronto sui temi della sicurezza e della salute pubblica dell’area Ex Sacci. Bastava leggere la sentenza del Tar, i verbali di Arpat ed Asl per capire la necessità di intervenire urgentemente. Invece si è cercato di negare l’evidenza dichiarando che tutto era a posto. Dopo circa 700 giorni, con grande ritardo, smentendo tutte le sue tranquillizzanti dichiarazioni il sindaco di Bibbiena, il 19 febbraio scorso, ha finalmente emesso l’ordinanza, anche perché nonostante le evidenze fornite da ARPAT e ASL sulla presenza di rifiuti pericolosi e cancerogeni, ancora nulla è stato fatto per la bonifica. È una situazione ormai insostenibile, che mette a rischio la salute dei cittadini. In questa ordinanza si individuano tempi e responsabilità su questo intervento. Speriamo che questa volta sia fatta bene e controlleremo che venga eseguita. Da parte sua la Regione Toscana ha già stanziato 32 milioni di euro per la realizzazione della variante viaria necessaria a mettere in sicurezza la SR71 e per sostenere il rilancio dell’area ex Sacci. È chiaro a tutti che non esiste alcun ostacolo economico alla realizzazione di quest’opera, ma è evidente che prima di qualsiasi progetto è necessario garantire la tutela della salute pubblica”.
In questa dichiarazione si aggiunge di nuovo un ulteriore tema che ha contribuito negli ultimi anni ad animare la discussione, l’ipotesi di realizzare la variante stradale del Corsalone, che andrebbe anche ad interessare l’area Sacci, con una previsione di spesa di 32 milioni di euro. In particolare l’effettiva disponibilità di queste ingenti risorse è stata al centro di più interventi. Ma una delibera approvata dal Comune di Bibbiena il 30 settembre 2024 aveva su questo indicato un percorso totalmente diverso introducendo un’ulteriore variabile nel confronto. Così il sindaco di Bibbiena, Filippo Vagnoli aveva presentato la decisione.
“La proposta che lanciamo alla Regione Toscana va proprio a valorizzare il loro impegno su questa zona che rappresenta da anni un problema importante per la vallata. La variante del Corsalone è una strada che dovrebbe essere realizzata dentro la ex SACCI con un investimento di circa 32 milioni di euro. Quello che il consiglio di Bibbiena chiede di destinare 15 dei 32 milioni a un progetto pubblico privato ovvero un centro di alta formazione professionale per i nostri giovani. Questo ci fa raggiungere vari obbiettivi. Innanzitutto un risparmio di fondi pubblici per un’opera che, alla luce dei fatti, è di dubbia utilità poiché copre poco più di 1 chilometro e mezzo e non prevede l’abbattimento del rudere SACCI. Allo stesso modo ci darebbe l’opportunità, come Casentino, di realizzare un progetto pubblico privato per l’alta formazione dei giovani e attrattivo per molti che provengono anche da fuori Casentino, attivando un modello di formazione post diploma di area interna che ci porterebbe nel futuro dando un sostegno a famiglie e imprese”.
Questo intervento del sindaco era sembrato andare a completare una sua precedente riflessione, rilasciata proprio a questo giornale nell’aprile del 2024, in un’intervista congiunta con Marino Franceschi. “La storia della variante ha bloccato il recupero dell’area perché sia noi, come Comune, che Marino, non abbiamo saputo come muoverci. La Regione ha sempre detto alla proprietà di demolire l’ex cementeria e quindi di riqualificare l’area; solo dopo loro avrebbero deciso se fare la strada o meno. Capite che è una posizione paradossale; ripeto, se l’ente era intenzionato a fare la variante bastava espropriare e realizzarla! Soprattutto, da un anno e mezzo a questa parte, da quando la SACCI è stata dissequestrata. Con il sequestro la situazione era bloccata e in stallo e la Regione utilizzava, forse anche con ragione, questa scusa per non intervenire. Ma una volta dissequestrata l’area, non ci sono più vincoli per non intervenire, ma, come detto, è sempre mancata la volontà”.
Ci fermiamo qui, non avendo certo esaurito le possibili citazioni che avremmo potuto fare. Quello che crediamo di aver capito, se possiamo permetterci, è che continuare con lanci e rilanci, frasi e contro frasi, denunce e ordinanze, sollecitazioni e critiche a distanza non siano le modalità che permetteranno di arrivare ad una soluzione e, per prima cosa, all’abbattimento della ex Sacci che, oltre ad essere l’ingombrante presenza di cui parlavamo all’inizio, crediamo possa diventare anche un vero e proprio pericolo, non per le ragioni dette finora, ma per il rischio di crolli o cedimenti che il degrado dovuto al tempo trascorso potrebbe provocare.
Riprendendo il titolo di questo articolo viene da ripetere: C’è la volontà di scrivere la parola fine sulla questione ex SACCI? Si vuole realmente cancellare questa presenza? Bene. Che tutte le parti interessate si siedano intorno ad un tavolo e facciano quello che non è stato fatto fino ad ora: si parlino apertamente senza pregiudizi e disponibili all’ascolto e al dialogo. Siamo consapevoli che arrivare ad un confronto non sarà facile, ma non vediamo davvero alternative.
Per una volta siamo d’accordo con il Sindaco di Chiusi della Verna Giampaolo Tellini che, sempre alla vigilia dell’incontro al Corsalone ha affermato: «[…] Io, per parte mia, riconfermo la piena disponibilità del Comune di Chiusi della Verna a collaborare con il collega di Bibbiena e con tutti gli altri primi cittadini, affinché si metta finalmente un punto a questa vicenda. Non possiamo permetterci di perdere altro tempo: l’area va bonificata subito, senza ulteriori ritardi”. Siamo d’accordo, e la miglior bonifica si potrà ottenere con l’abbattimento totale dell’edificio e il recupero di quell’immenso spazio.
Cosa farci poi, anche questo si potrà concordare, per adesso, permetteteci ancora due parole. Le prime per ricordare solo che la proposta originale di creare un polo formativo l’avevamo fatta su questo giornale e si trattava di far nascere lì la Scuola Secondaria Superiore del Casentino unendo gli istituti già presenti a Bibbiena e Poppi. La riteniamo ancora una proposta importante e ambiziosa che offrirebbe alle ragazze e ai ragazzi una struttura moderna e attrezzata dove studiare e crescere. Nelle due scuole sono presenti adesso circa 1080 studenti, una nuova sede unica in un luogo così centrale e raggiungibile sarebbe in grado di accrescere questo numero in maniera consistente. In più permetterebbe anche di ampliare l’offerta formativa e riproporre finalmente percorsi di studio non più presenti o mai previsti nella vallata, come il Liceo Classico o l’Istituto Agrario.
Altra riflessione riguarda l’ipotesi di destinare 32 milioni di euro per la variante del Corsalone, davvero si pensa sia una priorità?