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venerdì, 4 Aprile 2025

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Salvare le edicole

di Marco Alterini – Il chiosco dove risiedeva l’edicola a Ponte a Poppi, ora chiusa, che troneggia al centro di piazza Garibaldi è divenuto, tra la popolazione di Poppi, protagonista di accese discussioni sulla sua futura destinazione, essendo di proprietà comunale. C’è chi lo vorrebbe centro multimediale in grado di svolgere funzione di ufficio d’informazione e turistico, magari anche come veicolo pubblicitario per quei privati che volessero usufruirne a pagamento e chi dice che per fare questo, oggi, basta un’applicazione sul telefono. Altri, probabilmente la maggioranza, lo vedrebbero trasformato in un fast food, per arricchire la “movida” notturna.

Io, quando guardo il chiosco ubicato al centro della piazza, in zona rialzata, come un vecchio maniero che, dopo tante battaglie, è stato abbandonato, chiudo gli occhi e rivedo la vecchia edicola con lo storico giornalaio, che era lì dalle 6 di mattina alle 8 di sera, a vendere giornali e riviste, ma anche a dare le informazioni più disparate e a presidiare il territorio, comunicando prontamente alle autorità competenti tutto quello che non funzionava nel paese. Davanti a quell’edicola, soprattutto i giorni festivi, si radunava gente a commentare e discutere gli ultimi fatti di cronaca, avvenimenti sportivi e politici, le discussioni erano anche animate, ma la piazza era viva e tutto questo faceva paese e testimoniava l’appartenenza ad una comunità.

Negli ultimi dieci anni in Casentino ha chiuso il 60% delle edicole, le ultime a chiudere mi risultano essere quella di Soci e, ironia della sorte, quella di Ponte a Poppi, in via Roma, che aveva appena aperto dopo la chiusura di quella del chiosco in piazza, molti paesi della vallata non hanno più il loro giornalaio, tutto questo in nome di un progresso che, sempre più, mi appare come un “regresso” culturale e sociale. Le informazioni digitalizzate sul web non possono sostituire i commenti da leggere sulla carta stampata né, tanto meno, svolgere la funzione di presidio sociale e culturale che le edicole svolgevano sul territorio, a meno che non vogliamo rassegnarci ad una popolazione sempre più, culturalmente e umanisticamente, ignorante, con sempre meno senso critico e più facilmente manipolabile, a scapito di comunità sempre meno democratiche.

Siamo veramente disposti a perdere queste realtà con tutto quello che rappresentano? Qui mi appello alle pubbliche amministrazioni, l’edicola non può essere paragonata ad una qualsiasi attività commerciale, se i privati non ce la fanno più economicamente, deve intervenire la parte pubblica con agevolazioni fiscali e commerciali, a Poppi, per esempio, si potrebbe concedere gratuitamente l’uso del chiosco, come ha fatto il comune di Robbio in provincia di Pavia.

Quando questo non basta si dovrebbe intervenire direttamente, magari favorendo la nascita di cooperative create ad hoc, del resto si è già fatto per altre iniziative di interesse comunale. Tanto più che le edicole, come presidi del territorio, possono unire alla vendita di giornali e riviste, veri e propri servizi sociali, come a Genova con i progetti del terzo settore, vedi il “portiere di comunità” e il “maggiordomo di quartiere”, dove si svolgono servizi dal ricevimento di pacchi al monitoraggio degli anziani, fino all’aiuto per trovare badanti, colf e babysitter.

Esempi simili si stanno sperimentando a Torino, Milano, Mantova e Parigi. Investire qualche risorsa in questa direzione non sono soldi sprecati, abbiamo visto risorse spese in iniziative che definire discutibili è dire poco, perché non salvare le nostre edicole, magari in attesa di tempi più maturi e consapevoli, difficile risorgere dalle macerie dell’abbandono totale.

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