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venerdì, 4 Aprile 2025

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San Martino: sport, passione e aggregazione in una frazione da serie A

di Riccardo Buffetti – I primi mesi del nuovo anno sono stati all’insegna della preoccupazione per molti circoli del territorio italiano. Il caro bollette unito agli effetti collaterali della pandemia – con la chiusura forzata per una buona parte degli ultimi due anni – hanno inciso fortemente per la ripartenza di strutture che avrebbero tutte le carte in regola per utilizzare la loro funzione sociale anche per quella fascia di età che, oggi, sta vivendo momenti difficili. In controtendenza con questi numeri, in una frazione del territorio di Capolona, con precisione a San Martino Sopr’Arno, un gruppo di volontari ha ritirato su con le proprie forze una vecchia costruzione del paese e ne ha tirato fuori un moderno circolo ricreativo, con al centro del progetto una disciplina sportiva che nelle ultime settimane ha avuto un grande impatto mediatico in Arezzo: le freccette.

«Abbiamo iniziato la nostra attività nel 2013, anno in cui abbiamo rimesso in sesto la struttura che era chiusa da anni – ci spiegano Lucia e Daniele, capitani delle due squadre di freccette (maschile e femminile) e tra i protagonisti, insieme alle persone del luogo, dell’apertura del nuovo circolo – Il complesso era molto fatiscente, non messo molto bene; insieme agli altri volontari abbiamo investito tanto del nostro tempo per effettuare i lavori e per cercare fondi tramite cene e feste, ma che ovviamente non bastavano. Poi sono arrivate le macchinette elettroniche per giocare a freccette e c’è stata una svolta, che ci ha portato nell’estate del 2019 ad ampliare la struttura con una nuova parte. Con l’aiuto del gruppo e dell’Associazione, abbiamo lavorato giorno e notte per completare l’opera: c’era chi faceva l’elettricista, chi il muratore, il falegname e l’oratore! È stata davvero un’esperienza molto bella, in cui una comunità si è messa a disposizione per creare e ampliare un centro importante per il territorio, divenuto oggi un punto dove fare nuove amicizie e in cui ritrovarsi per giocare a freccette, sport che ha aiutato ad integrare anche nuove persone provenienti da paesi limitrofi».

Quanti tesserati e quante squadre di freccette può contare oggi il circolo?
«Facciamo un passo indietro: all’inizio avevamo solo una squadra mista, poi abbiamo scisso le cose per gestire degli impegni familiari e sono nate le formazioni maschile e femminile. La passione per questo sport ha convogliato negli anni tanta gente all’interno del circolo, e lo sprint secondo noi importante è arrivato nel 2015, quando con il quarto posto alle finali regionali, con la squadra mista, raccogliemmo tanto risalto. In effetti è da quel momento che è nata l’attuale composizione delle squadre: il “San Martino Darts”, che milita in Serie A ed è composto da Daniele, Simone, Luca, Marco, Fabio, Federico e Andrea; le “Maleficients”, squadra femminile che gioca in Serie B, composta da Lucia, Claudia, Erica, Alice, Indira, Katy; e la Serie C che si è aggiunta da poco. Siamo un’associazione che conta circa 150-200 persone tesserate, anche se le stime si sono un po’ abbassate con l’arrivo del Covid. La nostra attività poi si divide nel gioco “Soft”, con cui disputiamo tornei di singolo in tutta la provincia di Arezzo in altri locali, mentre con lo “Steel” andiamo anche fuori regione».

Avete preso parte anche voi alle Finali Nazionali che si sono svolte nel mese di febbraio ad Arezzo di “soft Open Dart”?
«Certamente, e con grande successo, per noi inaspettato: abbiamo ottenuto un secondo posto nazionale con la squadra femminile mentre nel singolo Claudia Vitellozzi è arrivata quarta e Katy Innocenti quinta; nella disciplina a squadre maschili i “San Martino Dart” sono arrivati quarti, mentre ha vinto il titolo nazionale Fabio Bendoni (nella foto in alto a destra). Cogliamo l’occasione per ringraziare Andrea Landini, organizzatore, per aver messo in piedi delle bellissime finali; a Indira Fini per quanto riguarda lo “steel” e alla federazione “Open Dart”».

Come ci si avvicina al gioco delle freccette?
«Per prima cosa, dobbiamo toglierci dalla testa tutti gli stereotipi di questo sport. Poi va provato: nel momento in cui ciò avviene, lo scetticismo sparisce e diventa una bella passione. Si unisce ad un momento di scambio con persone che magari non si conoscevano prima e diventano poi grandi amiche. Certo, il discorso è soggettivo, ma i tesserati in crescita di questa disciplina dimostrano che il nostro ragionamento si avvicina molto alla realtà; anche perché chiunque può giocare a freccette, non c’è un limite di età minimo o massimo».

Oggi siete aperti e con grande affluenza. Qual è stato il segreto per resistere alla pandemia?
«Non crediamo ci sia un segreto. Vero, andiamo in controtendenza rispetto a tanti circoli che a causa del Covid hanno chiuso. Crediamo di esser stati bravi a resistere perché in questo progetto ci abbiamo messo anima e cuore e ci siamo arrangiati con qualsiasi cosa quando potevamo stare aperti nei momenti difficili, anche se siamo arrivati con il fiato corto. Le freccette, per fortuna, ci hanno dato una grandissima mano in fase di ripartenza. Adesso non vogliamo più fermarci».

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