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venerdì, 4 Aprile 2025

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Scaricabarile…

di Mauro Meschini – Sulla discussione che si è accesa in rete tra il sindaco di Bibbiena Filippo Vagnoli e il consigliere regionale Vincenzo Ceccarelli, ognuno potrà avere, o farsi, un parere. Per quel che ci riguarda del rilancio del traforo da parte di Vagnoli ci ha fatto pensare una motivazione usata: «Ricordo infatti che per raggiungere le città, oltre che l’Ospedale San Donato di Arezzo che ospita innumerevoli servizi ormai da tempo trasferiti dall’ospedale del Casentino, le nostre uniche possibilità sono i passi di montagna (SR70 e simili) o l’unica strada di fondovalle SR71)».

Una scoperta importante! Anche il primo cittadino di Bibbiena si è reso conto a che livello è stata ridotta la sanità casentinese, peccato che abbia dimenticato di dire che quelle decisioni sono state approvate anche con il suo consenso e quello della sua maggioranza, attuale e precedente. Il tutto, naturalmente, è stato fatto in compagnia di Vincenzo Ceccarelli che, nel merito della questione, si dilunga in confronti e similitudini per sostenere la sua contrarietà all’idea, affermando tra l’altro: «… il costo di un traforo del tipo di quello immaginato qualche decina di anni addietro… sarebbe oggi paragonabile alla realizzazione di una parte consistente della terza corsia della più importante arteria regionale, ovvero la Fipili. Con la differenza che su quella strada c’è un traffico almeno 100 volte superiore a quello che interessa la nostra vallata…».

Buttata là così, per chi vive in Casentino, non è proprio piacevole ascoltare questa affermazione, sembra l’ennesima conferma del fatto che essere pochi, isolati e lontani dai centri principali comporta non avere diritti, accontentarsi degli scarti e non pretendere niente.

Ma la finiamo qui con le citazioni perché ci preme proporvi una riflessione diversa, che esula dal confronto sul traforo e dalla successiva polemica sulla variante del Corsalone su cui Vagnoli e Ceccarelli si rimbalzano responsabilità di ritardi e scelte inadeguate.

Pensiamo infatti che il vero problema sia proprio questo scaricabarile che viene messo in atto, un modo per attribuire ad altri responsabilità che, alla fine, forse non sono neppure completamente solo dei due protagonisti del duello a distanza, ma che sarebbe giusto dividere equamente tra l’eterogenea compagine degli amministratori e politici di vallata che continuano a pensare di trovarsi nel medioevo, quando l’obiettivo principale era solo difendere e valorizzare il proprio castello.

Il problema è che, se anche fossero buone idee, tra chi, dove, quando, potrebbero essere conosciute, discusse, approfondite, migliorate e pianificate? Non esiste questo luogo in Casentino, non esiste una cabina di regia in cui selezionare e individuare le priorità e le cose da fare.

Si affrontano i problemi se toccano il proprio orticello; sulle questioni di più largo respiro non ci si esprime neppure o si lanciano proclami; si è pronti alla risposta se viene toccato qualche nervo scoperto o se ci sono dei conti in sospeso da regolare.

Ma così, lo continueremo a ripetere sempre, non andremo da nessuna parte.

Saranno solo occasioni utili per prendersi una mezza pagina su qualche giornale o qualche like sul proprio profilo Facebook, ma per il Casentino questo modo di agire continuerà a non portare nessun beneficio.

In più, continuare con questa rincorsa ai due minuti di notorietà, fa passare ogni volta in secondo piano l’argomento che viene proposto. Traforo, varianti, servizi e sanità, possibilità di non essere costretti a cercare altrove ciò che dovrebbe essere garantito nella vallata, sono argomenti maledettamente seri che sarebbe giusto affrontare e su cui sarebbe positivo ascoltare le diverse posizioni, ma è praticamente impossibile e categoricamente negato.

In un comunicato di Casentino Antifascista, dove tra l’altro vengono proposte, nel merito, alcune interessanti considerazioni, si osserva alla fine che «È molto probabile che la boutade del Sindaco di Bibbiena sia solo funzionale alla non distante tornata elettorale e che non abbia reali risvolti…».

Si, purtroppo spesso il problema è mantenere il “posto”, il proprio, mentre del futuro del “posto” in cui si vive ci si preoccupa molto meno…

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