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venerdì, 4 Aprile 2025

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Se un Parco è “Patrimonio Unesco”

di Fiorenzo Rossetti – Si sa, anche nelle migliori famiglie succede che tra due fratelli non ci si parli molto; da una parte il maggiore con una carriera avviata e impegnato in ambienti di un certo livello. Dall’altra, un minore che muove i suoi primi passi nella professione, con poche attenzioni e risorse dai genitori e, a volte, adombrato dalla figura del fratello. Esiste in Romagna, oltre al Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, un altro Ente pubblico, stavolta di derivazione regionale, che si occupa di natura e biodiversità. Al pari del Parco nazionale, questo ente, denominato Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità Romagna, ha le stesse competenze, ma per territori di più limitata estensione, che si chiamano Parchi e Riserve regionali.

I due Enti Parchi, salvo sporadici casi, si sono parlati poco (come i due fratelli della buona famiglia); addirittura da una costola del maggiore, trapiantata nel minore, ha fatto scaturire il secondo direttore dell’Ente Parco. Il maggiore dei Parchi (le Foreste Casentinesi) ha sempre mantenuto un atteggiamento orgoglioso, di distacco, poco incline a cucire rapporti e tutto proteso a mietere piccoli e grandi successi/insuccessi. Capita però, che un giorno, il fratello minore (l’Ente Parchi Romagna) riesca nel colpo gobbo.

Il 19 settembre 2023 l’UNESCO ha conferito il prestigioso riconoscimento di Patrimonio Mondiale dell’Umanità ai “Fenomeni carsici e grotte nelle evaporiti dell’Appennino Settentrionale”, nel quale sono inseriti il Parco della Vena del Gesso Romagnola e la Riserva di Onferno, riconoscendo l’importanza mondiale del patrimonio geologico legato al carsismo e alle grotte nei gessi dell’Emilia-Romagna. Un risultato notevole e frutto di alcuni anni di lavoro di enti, associazioni e anche del sottoscritto quando era in distacco alle dipendenze di questo ente parco.

Per l’Italia si tratta del sesto paesaggio naturale riconosciuto Patrimonio Unesco, dopo le Dolomiti, l’Etna, le Eolie, le Faggete vetuste delle Foreste Casentinesi e Monte San Giorgio tra Italia e Svizzera. Un ulteriore riconoscimento a dimostrazione che il nostro territorio è ricco di eccellenze naturalistiche da valorizzare e da proteggere. Divenire patrimonio UNESCO significa cambiare la natura giuridica e il rapporto di appartenenza tra il bene e lo Stato, il quale smette di essere “proprietario” del bene e ne diventa “custode”. I siti Patrimonio dell’Umanità appartengono a tutti i popoli del mondo, indipendentemente dal territorio in cui si trovano.

Anche il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, con le sue “Faggete vetuste del Parco Nazionale e la Riserva Integrale di Sasso Fratino” è da qualche anno entrato a far parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO. Tutto meraviglioso viene da dire, ma facciamoci questa domanda: è giusto che un luogo diventi “Patrimonio dell’umanità”? In realtà essere patrimonio dell’Umanità UNESCO porta vantaggi e svantaggi. Il riconoscimento, diciamocelo chiaro, è ambito dai governi per monetizzare la storia e la bellezza dei paesaggi. Secondo qualcuno, assegnando l’ambita etichetta, si rischia di dare i luoghi in pasto al turismo. Il riconoscimento è diventato uno strumento di marketing per aumentare il turismo insomma.

L’UNESCO è l’anima bella dell’industria turistica che consente di accettare le devastazioni turistiche in nome del salvataggio. Il turismo può sicuramente rivitalizzare una comunità, ma senza una pianificazione adeguata, i visitatori possono portare alla distruzione della località. Il turismo costituisce una delle attività di maggior interesse per attivare il processo di valorizzazione dei siti del Patrimonio Mondiale dell’Umanità, su cui si concentrano gran parte delle strategie di sviluppo poste in essere dai siti stessi.

Allo stesso tempo il turismo nelle sue diverse manifestazioni rappresenta uno dei fattori antropici tra i più impattanti, i cui effetti devono essere attentamente considerati al fine di adottare strategie di sviluppo sostenibile. Il desiderio di preservare una località si scontra con l’ondata di turismo che rischia di danneggiarla se non si è adeguatamente preparati. È necessario trovare un equilibrio fra bisogno di proteggere i patrimoni dell’Umanità UNESCO e sviluppo di una economia legata al turismo.

Da qui nasce la riflessione su quanto fatto, fino ad ora, su questo argomento, dal fratello maggiore Parco nazionale, e su quanto sia importante trasmettere al fratello minore, Ente Parchi Romagna, le proprie esperienze e considerazioni sull’equilibrio tra pressione turistica e conservazione in nome di un patrimonio di eccezionale valore universale, tale da esprimere un significato culturale e/o naturale talmente rilevante da superare i confini nazionali e da essere di comune importanza per le generazioni presenti e future. Una bella responsabilità cari fratelli Parchi!

L’ALTRO PARCO Sguardi oltre il crinale di Fiorenzo Rossetti

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