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venerdì, 4 Aprile 2025

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Stark e Stork, ergastolani in libera uscita

di Lara Vannini – Tra il luglio del 1943 e il mese di maggio del 1945, le truppe tedesche e i collaborazionisti fascisti italiani si resero tristemente protagonisti di terribili stragi in tutta Italia, eventi che ad oggi hanno portato, secondo l’analisi dettagliata dell’Atlante delle stragi fasciste e naziste in Italia, a circa 23.000 vittime in oltre 5.000 episodi censiti.
L’Atlante delle stragi fasciste e naziste in Italia, è una banca dati estremamente importante non solo per essere un archivio documentale in costante aggiornamento, ma anche perché è scaturito da una collaborazione tra le istituzioni del Governo italiano e quelle tedesche, una forte presa di coscienza di ciò che è stato nel nostro passato contemporaneo, il riconoscimento di una memoria storica estremamente viva e inevitabilmente segnante della nostra realtà attuale.

Le vittime delle stragi
Le sanguinose stragi nazifasciste colpirono soprattutto civili inermi tra cui bambini, donne e anziani che per motivazioni dettate dall’età o dalle specifiche mansioni erano spesso coloro che risiedevano stabilmente nei paesi o nei poderi, bersagli facili di chi anteponeva ai “doveri della guerra” il proprio cinismo, la propria crudeltà la predisposizione all’odio.
Vittime innocenti, fucilate, bruciate vive, costrette a vedere i propri figli morire sbattuti con la testa contro il muro, persone senza possibilità di difesa ammazzate nei modi più barbari e cruenti, colpevoli solo del proprio esistere e della voglia di appoggiare chi combatteva per la liberazione dell’Italia. Nascondere un partigiano, significava molto di più che salvare una vita, significava lottare per un ideale dopo più di 20 anni di vessazioni e oppressione, significava mettere la parola fine ad una devastante guerra, in una parola rinascere.

Stark e Stork, ergastolani in libera uscita
Le stragi naziste hanno colpito duramente tutta Italia e anche il Casentino dove a Vallucciole, una piccola frazione di Stia, giovedì 13 aprile 1944 persero la vita 108 persone tra cui donne, bambini e anziani la cui unica colpa fu quella di trovarsi con le proprie abitazioni in una zona strategica per la lotta partigiana. Ad oggi esiste più di una ricostruzione di quei terribili momenti, ma ciò che è certo dalle analisi documentali, è che si trattò di un rastrellamento concordato tra autorità fasciste e naziste di efferata crudeltà, un’operazione tesa a debellare un attivo movimento partigiano, facendo un’accurata “opera di ripulitura” della zona.

La strage di Vallucciole fu di matrice nazista e venne eseguita dai membri del reparto H. Goring. Non fu l’unica in Casentino, e oggi si lega strettamente alla notizia di pochi mesi fa della morte degli ultimi due ex militari nazisti condannati in Italia: il centenario Whilelm Stark e l’ultranovantenne Alfred Stork, condannati all’ergastolo senza che abbiano mai fatto un solo giorno di carcere o detenzione domiciliare. In particolare l’ex sergente W. Stark, inquadrato nella divisione corazzata H. Goering della Wehrmacht, è stato accusato in via definitiva di numerosi eccidi commessi nel 1944 in varie località dell’Appennino tosco-emiliano tra cui Vallucciole.

Le stragi in cui ebbero parte attiva W. Stark e A. Stork, furono degli “illeciti gravissimi” anche in un clima di guerra, degli atti di efferata crudeltà che andarono ben oltre la logica della vittoria militare sull’avversario. Nonostante Stark e Stork siano stati condannati all’ergastolo, le condanne non sono mai state eseguite perché le richieste di estradizione o di esecuzione della pena nei Paesi dei condannati sono sempre cadute nel vuoto.

La memoria storica a tutela del futuro
Che significato può avere oggi apprendere dell’esistenza di crimini riconosciuti ma lasciati impuniti? Che messaggio veicola una notizia del genere alla luce di una contemporaneità in cui libertà, democrazia, antifascismo non possono e non devono essere solo sostantivi che definiscono un concetto, ma soprattutto battaglie sempre vive a difesa della vita, della dignità e della libertà di espressione dell’essere umano.

Come scriveva Umberto Eco: “Leggere (…) è come psicanalizzare la nostra cultura attuale, si ritrovano tracce, ricordi, schemi, scene primarie… Ecco! Si esclama, io ora capisco perché sono così…”.
Questa riflessione riferita ai classici, potrebbe essere estesa a tutto ciò che ci aiuta a mantenere una memoria storica, che ci permette di imparare dagli errori, perché spesso le atrocità della guerra non vissute attraggono la nostra mente come un film venuto bene, salvo poi ritornare alla quotidianità di tutti giorni con la convinzione che ciò che è stato non tornerà mai più. Non è così. Ogni crimine contro l’umanità lasciato impunito, diminuisce (erroneamente) la gravità del fatto con danni che si ripercuotono sul nostro futuro e sulla relazione tra i popoli e le minoranze perseguitate indipendentemente dalla loro appartenenza geografica.

Oggi la nostra contemporaneità si trova ad affrontare problematiche diverse rispetto al passato, ma discriminazione, intolleranza, odio razziale sono concetti sempre attuali.
Una condanna non scontata non lascia solamente un vuoto da colmare, ma si fa portavoce della sofferenza di chi resta e si trova non solo a dover affrontare un’ingiustizia, ma con l’amara constatazione di vedere a poco a poco la propria storia dimenticata. I “giovani” che hanno fatto la guerra, testimoni oculari di stragi e violenze, tra poco lasceranno la loro preziosa eredità alle nuove generazioni. Non si tratterà solo di indignarsi di fronte alle ingiustizie, ma di trasformare una presa di coscienza in azione per comprendere che la tolleranza e l’aiuto reciproco non sono “buone azioni”, ma riconoscersi parte di un unico mondo e di un unico genere umano.

Per questo ogni volta che ci sentiremo distanti da tempi e luoghi che non ci appartengono, starà a noi chiudere gli occhi e immaginare di trovarci soli, nudi inermi e terrorizzati davanti ad un plotone di esecuzione senza che niente possa salvarci.

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