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venerdì, 4 Aprile 2025

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Un mondo a colori

di Mauro Meschini – Un caldo pomeriggio di estate, uno di quelli che, se non sei in vacanza o hai deciso di trascorre un giorno al mare, utilizzi per fare un salto in qualche punto vendita di una grande catena commerciale di Firenze per cercare qualche oggetto che potrebbe rinnovare la tua casa.

Sei lì che osservi i tanti prodotti ma poi scopri che più delle offerte e delle occasioni proposte rimani colpito da quello che succede intorno a quelle ceste o agli scaffali pieni di merci. Vedi passare una donna che indossa il Niqab (lungo vestito lungo che copre tutto il corpo, ma non gli occhi), è accompagnata da altre due donne che indossano invece il Chador (mantello lungo che lascia scoperto il volto), se non fosse per il loro abbigliamento e per la lingua che usano per conversare si potrebbero scambiare con un qualsiasi trio di amiche intento a fare acquisti.

Lo stesso vale per un altro piccolo gruppo, dove forse si parla una lingua dell’est Europa, ci sono donne e bambini, anche loro impegnati nella scelta di vari articoli. Spostando lo sguardo poco più in là vedi poi passare due ragazze che, da quello che dicono, potrebbero essere una coppia impegnata a scegliere qualcosa per la loro casa. Ancora pochi passi e un allegro accento spagnolo attira la tua attenzione, sono un uomo e una donna che parlano passando veloci, forse già sicuri della parte del punto vendita che vogliono visitare. Molto più tranquilli, invece, una coppia di giovani, forse del nord Europa, che si godono tranquillamente il loro momento di shopping.

Questa sequenza di immagini potrebbe continuare, è il racconto di un pomeriggio, ma probabilmente lo potremmo definire e generalizzare come la cronaca di un qualsiasi giorno di questo tempo. Un tempo che porta intorno a noi una realtà trasformata, che vede una maggiore eterogeneità di culture e tradizioni convivere, incontrarsi e magari ritrovarsi insieme a trascorrere gli stessi momenti a fare più o meno gli stessi acquisti in un centro commerciale.

È la normalità del quotidiano, è l’incontro e lo scambio di vite che da sempre caratterizza la vita delle società in cui viviamo, ma che oggi è arricchito e caratterizzato dalla presenza di abiti, lingue, tratti somatici che evidenziano origini diverse e più lontane. Il mondo che avevamo conosciuto a scuola e che ci veniva mostrato attraverso gli schermi della televisione adesso lo possiamo toccare con mano, lo possiamo vedere accanto a noi, possiamo conoscerlo direttamente.

Ma non si tratta solo di relazionarsi con chi ha origini in altri Paesi, ma anche di scoprire i tanti modi in cui le persone costruiscono le proprie famiglie, le proprie relazioni con gli altri, il proprio contesto di vita e di affetti. Si, il mondo che abbiamo intorno a noi è cambiato, o meglio, forse adesso possiamo vederlo in tutte le sue sfaccettature. Abbiamo avuto la fortuna di vivere nella parte giusta del Pianeta, quella del benessere, della Democrazia, quella che ha visto crescere e affermare i diritti civili di ognuno. Adesso dovremo dimostrare di essere in grado di mettere in pratica e rendere concreti i principi e i valori con cui siamo cresciuti.

Facile parlare di libertà religiosa quando, nei fatti, quasi tutti professavano la stessa fede, ora ci troviamo a incontrare altre confessioni che, con presenze oggettivamente ancora minime, chiedono di avere spazi per le loro cerimonie. È normale che sia così, anzi, è assolutamente anormale che qualcuno possa pensare il contrario. Non è, e non sarà semplice rendere ancora più coesa e unita questa mescolanza di culture e persone, ma già prendere atto che è questo è l’obiettivo che dobbiamo perseguire, senza permettere che si continuino a lanciare slogan fuori dal tempo del tipo «Prima gli italiani», sarà un primo passo importante che ci permetterà di raggiungerlo. Si, perché chi decide e sceglie di abitare in questo Paese, e ancora di più chi qui nasce, deve avere la possibilità di sentirsi italiano a tutti gli effetti.

Allora una prima decisione che potrebbe aiutare a rafforzare le nostre comunità è una legge sulla cittadinanza che permetta subito a chi nasce e a chi frequenta dei percorsi di istruzione di essere italiano ed europeo. Ci sono troppi personaggi che sulla pelle delle persone hanno costruito le loro fortune politiche, lo hanno fatto e lo stanno facendo mettendo ogni tipo di muro alle politiche di accoglienza e soccorso dei migranti, ma anche mettendo limiti e ostacoli alla piena affermazione dei diritti civili, a costo di complicare il futuro anche di bambine e bambini che già hanno una loro famiglia.

Ecco, forse l’unica cosa che dovremmo augurarci è che in questo mondo di colori, dove inevitabilmente ci troveremo a vivere, cresca la capacità di tutti nel valutare e scegliere i propri rappresentanti. Questo vorrebbe dire tornare ad avere maggiore cura del bene comune e della cosa pubblica, insomma tornare a occuparsi di politica prima che la politica, facendo gli affari propri, continui ad occuparsi di noi.

MAURO MESCHINI Giornalista, assistente sociale

(Rubrica SCUOLA SOCIETA’ sognando futuri possibili di Sefora Giovannetti e Mauro Meschini)

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