di Mauro Meschini – Quella che state per leggere è stata un’intervista un po’ particolare, intanto perché, all’ultimo momento, ci siamo resi conto di non conoscere neppure il vero nome di chi stavamo per incontrare. Per noi, e immaginiamo anche per tanti altri, Lorenzo Gambineri è stato sempre, e sempre sarà, solo e semplicemente “Ghega”. Un nome che per decenni tutti in Casentino hanno sempre associato ad una attività commerciale che ha saputo proporre prodotti ricercati e di qualità.
Adesso, come accade per tutto, è arrivato però il momento di voltare pagina e dedicarsi ad un meritato riposo. Una perdita sicuramente rilevante per la nostra vallata, ma anche un evento a cui volevamo dare il meritato risalto.
Così abbiamo “disturbato” Ghega e siamo riusciti a distoglierlo per un po’ dal suo nuovo impegno di “nonno a tempo pieno”, non è stato semplice e non è stato facile neppure farlo stare seduto una decina di minuti a raccontare qualcosa che riguardasse la sua lunga storia. Infatti, alla fine, ci siamo accorti di non avere poi così tanto materiale e in più, prima di continuare a scrivere, dobbiamo anche fare una premessa importante, che abbiamo concordato con l’interessato a cui non piace troppo stare sotto i riflettori. Non dovete pensare che questo articolo sia dedicato a lui, si tratta invece molto più semplicemente di un racconto sul Casentino e su come è cambiato, partendo da un punto di vista particolare.
Non sarà facile mantenere questo taglio, in ogni caso speriamo di riuscire a stare al meglio in quanto condiviso con l’interessato, anche perché non capita comunque tutti i giorni di poter avere un parere su un tema da una persona che lo conosce così bene.
Ma adesso basta con le premesse e i preamboli e entriamo pienamente nell’argomento. Iniziamo facendo un bel po’ di passi indietro fino ad arrivare ad un tempo in cui anche il Casentino proponeva una realtà molto diversa, anche dal punto di vista delle attività commerciali. È in questo periodo che troviamo il negozio di alimentari della famiglia di Ghega aperto a Strada in Casentino, un negozio che lavorava con una filosofia molto diversa da quella seguita poi negli anni successivi o ancora oggi.
«Da mio padre potevi trovare il prosciutto, le acciughe, il pecorino e il vino, senza l’assortimento e la scelta a cui possiamo pensare oggi… era il tipico negozio di alimentari che si trovava ovunque sotto casa…».
Quando poi, a metà degli Anni ’70, Ghega è entrato nell’attività, si stava già profilando all’orizzonte una rivoluzione nel commercio, rappresentata dall’arrivo della grande distribuzione, a quel punto per reggere la concorrenza, che non si poteva sostenere facendo leva sulla riduzione dei prezzi, è stato necessario scegliere la specializzazione, la qualità e la ricerca di particolari prodotti di nicchia.
«Abbiamo scelto di avere solo alcuni prodotti, come formaggi, salumi e vini, e di andare a cercare piccoli produttori, magari biologici, che garantissero qualità e anche specifici sapori. Insomma abbiamo sempre dovuto proporre qualcosa che fosse il più possibile unico, buono e particolare; un lavoro che ha sempre richiesto tanta fatica e la disponibilità a dedicare tempo e impegno per mantenere un livello alto nell’offerta».
Tra i prodotti su cui avete scelto di specializzarvi quali sono quelli che ha preferito?
«Sicuramente i formaggi. Anche perché il territorio del Casentino da questo punto di vista offre ottimi prodotti, ma non una grande varietà Abbiamo il pecorino, fresco o stagionato; la ricotta e il raveggiolo poi poco di più. Quindi è stato anche interessante andare a scegliere all’interno del mondo dei formaggi altre varietà da proporre e mettere a disposizione nel nostro negozio. Non era una cosa così scontata, ricordo ancora mio padre scuotere la testa quando vedeva per le prime volte formaggi diversi. Ma era quella la scelta da fare, la scelta che ci ha permesso di andare avanti per un periodo così lungo».
In effetti 45 anni sono un periodo di tempo importante, un periodo che ha visto tante e profonde trasformazioni anche in Casentino. Abbiamo già detto dell’arrivo della grande distribuzione e di come questa ha cambiato anche la nostra valle, ma a seguito di questa “invasione” non possiamo non ricordare anche la sofferenza e il progressivo declino che hanno subito i centri storici dei paesi, diventati la parte più dimenticata dei diversi comuni.
«Con il trascorrere del tempo molte cose sono cambiate e le trasformazioni sono diventate sempre più profonde. Anche i paesi del Casentino sono cambiati e hanno perso il loro peso. In questo panorama l’unica realtà che potrebbe riuscire ancora a proporsi e a richiamare persone e attenzione credo che sia il centro storico di Bibbiena. Per questo negli ultimi otto anni circa abbiamo scelto di spostare il nostro punto vendita proprio nella Piazzolina di Bibbiena. Certo non credo sia facile e semplice riuscire a rimanere competitivi sul mercato in questo momento, soprattutto se pensiamo al proliferare di punti vendita della grande distribuzione che, soprattutto a Bibbiena, abbiamo visto in questi ultimi anni; però credo il centro storico di Bibbiena potrebbe ancora riuscire a offrire qualcosa».
Il tempo ci potrà dimostrare quanto questo augurio possa concretizzarsi nella realtà, quello di cui però possiamo essere sicuri oggi è che proprio il centro storico di Bibbiena ha perso un punto vendita che aveva sicuramente peculiarità e caratteristiche che ben si potevano sposare con il contesto.
Ma se adesso si trovasse a decidere di avviare un’attività sempre nel centro di Bibbiena a cosa penserebbe? Sempre ad un negozio simile al suo?
«No, in questo momento credo che sarebbe necessario fare di nuovo qualcosa di diverso. Già nel mio negozio, per quanto riguarda per esempio il vino, ci siamo resi conto con il tempo che era difficile riuscire a fare fronte alla concorrenza, perché dovevamo avere una grande varietà, e quindi un investimento importante di risorse ma anche di attenzione nella scelta dei prodotti, rischiando comunque di arrivare a proporre quello che già anche la grande distribuzione può ormai essere in grado di offrire. Per questo se dovessi partire adesso penserei più ad una mescita, un punto dove unire l’assaggio di alcuni vini selezionati da piccole cantine e la loro vendita.
Naturalmente un luogo dove alla degustazione del vino siano abbinati anche particolari piatti e prodotti, facendo attenzione a garantire qualità e originalità».
E se ci fosse davvero qualcuno che volesse raccogliere questo consiglio e avviare questo progetto lei cosa si sentirebbe di dire ancora?
«Come ho cercato brevemente di far comprendere, questi 45 anni di lavoro sono stati sicuramente importanti e ricchi di soddisfazione. Inoltre mi hanno anche permesso di condividere questo progetto con mia moglie Cristina che, negli ultimi due anni, quando io ero già in pensione, ha portato avanti l’attività come titolare. Ma vorrei anche ricordare quanto impegno, quanto tempo e quanta fatica hanno allo stesso tempo richiesto questi anni. Un lavoro come il mio, o comunque un’attività rivolta al pubblico come quella che si potrebbe pensare nell’immediato futuro, richiede sacrificio e molto spesso è necessario allungare i tempi di lavoro oltre a quelli formalmente previsti, perché ci sono tante cose da seguire e tanti aspetti da curare e non possono essere delegati ad altri. Spero comunque che, al di là delle difficoltà e degli ostacoli ci siano comunque giovani che in futuro vorranno ancora scommettere sul Casentino, mettendo a disposizione il loro entusiasmo e la loro capacità per valorizzare questa terra. Solo così questa vallata potrà continuare a vivere e a proporre le sue ricchezze, che sono molto più di quelle che in genere si pensa…».
Al termine dell’incontro Ghega ci ha detto che nello spazio dove si trovava il suo negozio presto aprirà una nuova attività, una buona notizia per Bibbiena e per tutto il Casentino.
I più letti
Una storia di lavoro lunga 45 anni; “Ghega” racconta…
