di Marco Roselli – Nell’articolo del mese scorso abbiamo parlato della storia della vite dalle origini ai giorni nostri, cercando di individuare come l’uomo abbia interagito con questa magnifica e generosa pianta nel nostro territorio. Nella presente trattazione ci occuperemo di dare delle linee guida per l’impianto e la coltivazione di piccole e medie superfici.
Due parole sulla legislazione in materia di viticoltura Il settore vitivinicolo è soggetto a numerose e complesse normative che ne disciplinano ogni segmento della filiera pertanto, in questa sede, ci limiteremo a dire che gli impianti di vite fino a 1000 mq sono realizzabili senza alcuna autorizzazione. Sopra detta area, invece, è necessario avere una ‘autorizzazione all’impianto’ da richiedersi presso il sito internet AGEA (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura – Sian) per effettuare la quale sono disponibili degli uffici tecnici accreditati.
Scelta del sito di impianto La vite è una coltura mediterranea con elevate esigenze climatiche e solo in determinate condizioni le permettono di esprimere al meglio le sue potenzialità produttive. Negli ambienti Casentinesi i terreni sono prevalentemente collinari e quindi si prestano alla viticoltura, tuttavia, nella scelta sono da preferire gli appezzamenti esposti a sud, sud-est, sud-ovest. In pianura generalmente si evita di impiantare vigneti in quanto, l’ambiente è più soggetto ad apportare freddo tardivo con danni alla pianta. Le bassure risentono del fenomeno dell’inversione termica per cui, anche dopo la metà di aprile, con le montagne spesso innevate, non è infrequente che si abbiano temperature sotto zero anche di diversi gradi.
Le analisi del terreno Le analisi del terreno sono uno strumento economico e molto efficace che consente di progettare adeguatamente l’impianto e la conduzione di qualsiasi coltivazione. Le analisi permettono di conoscere la dotazione degli elementi nutritivi già posseduti da un suolo in modo da evitare l’apporto di quelli già abbondantemente presenti andando così a integrare solo quelli in difetto. Il certificato analitico evidenzia la dotazione si sostanza organica, il pH, i valori di fosforo, potassio, e altri, che è possibile apportare con efficacia solo in fase di lavorazione fondamentale. Una volta che il vigneto è piantato, eventuali carenze sono più difficili da equilibrare. Come detto può capitare che alcuni elementi nutritivi siano già molto abbondanti (da coltivazioni precedenti, da dotazione naturale) pertanto si possono risparmiare (e con essi i soldi!).
Lavorazioni preliminari Le lavorazioni di preparazione del terreno destinato a ospitare il vigneto si concretizzano in arature, ripuntature ed erpicature successive di affinamento. La differenza sostanziale tra aratura e ripuntatura consiste nel fatto che l’aratura rivolta lo strato del terreno, mentre la ripuntatura ha lo scopo di rompere la compattezza del suolo senza rivoltarlo. Nei terreni molto argillosi e pesanti è consigliabile effettuare entrambe le lavorazioni, facendo prima una ripuntatura alla profondità di 80-90 cm alla quale far seguire una aratura a 60 cm. Ciò permette di rompere gli strati compatti più profondi senza portare troppo in profondità le parti fertili superficiali.
Scelta dei vitigni
Le varietà di una che negli ultimi decenni si sono meglio adattate al nostro ambiente e che provetti viticoltori hanno saputo trasformare in ottimi vini sono il Pinot nero, il Cabernet sauvignon ed altri in abbinamento. Ciò non significa che la base viticola di un tempo fatta da Sangiovese, Ciliegiolo e Malvasia sia da scartare completamente. Anche alla luce dei cambiamenti climatici ed alla presenza di nuovi cloni essa può trovare spazio per una viticoltura familiare.
Di seguito riportiamo brevi note dei vitigni ritenuti più adatti al territorio del Casentino.
Pinot Nero Il Pinot Nero è il vitigno capostipite della nobile famiglia dei Pinot, dalle antichissime origini francesi. La scoperta del Pinot Nero risale, probabilmente, a quasi duemila anni fa; la sua presenza in Bourgogne è citata già nel quarto secolo d.C.
E’ una pianta che necessita di climi relativamente freddi, con buona escursione termica giorno/notte. Quando le condizioni e la qualità dei terreni lo permettono è in grado di offrire vini di rara bellezza.
Cabernet Sauvignon Di origine Bordolese, nelle zone del Mèdoc e delle Graves, è senz’altro tra le varietà più rinomate al mondo per la produzione di vini di grande qualità e longevità. Viene spesso usato in assemblaggio con Cabernet franc e Merlot. Il Vitigno Cabernet Sauvignon è in grado di produrre vini intensi già nel colore, ricchi di tannini e sostanze aromatiche, capaci di lungo invecchiamento.
Merlot Il Merlot è un vitigno originario della Gironde, nel Sud-Ovest della Francia, e in particolare della zona di Bordeaux. Nella maggior parte delle zone vitivinicole del mondo, il Merlot è compagno inseparabile del Cabernet Sauvignon e i due vitigni si integrano perfettamente: il primo donando al vino il suo frutto pieno e precoce, il secondo una maggiore aristocraticità e longevità. Vitigno di vigoria media e discreta fertilità gemme basali.
Sangiovese Il Sangiovese è probabilmente un vitigno originario della Toscana (se ne ha notizia sin dal periodo etrusco, intorno all’ VIII secolo a.C.) e il suo nome potrebbe derivare dal termine “Sangue di Giove”, a testimonianza dell’antico legame tra vino e divinità. Un’altra teoria fa risalire l’origine del nome alla provenienza da San Giovanni Valdarno. Buona vigoria e fertilità delle gemme basali.
I portainnesti L’utilizzo del portinnesto trae origine alla fine del XIX secolo, quando la fillossera, insetto proveniente dall’America che attacca le radici di Vitis vinifera, causò la decimazione di molti vigneti (fino al XIX secolo si utilizzavano, infatti, viti franche di piede).
La necessità di trovare una soluzione al problema della fillossera ha portato alla ricerca di piante resistenti o tolleranti al parassita nel suo areale di origine, il continente americano.
Tra i molti soggetti impiegabili, diversi per vigoria e altre caratteristiche agronomiche, quello viene attualmente consigliato per la zona del Casentino è il 1103 Paulsen.
Si tratta di un portainnesto mediamente vigoroso, adattabile, che presenta un elevato grado di affinità con tutte le varietà. Resiste alla siccità e si adatta bene a quasi tutti i terreni, anche a quelli argillosi. Ricordiamo comunque che la combinazione portainnesto – varietà, viene scelta dopo aver valutato le condizioni agronomiche e climatiche di una certa zona anche grazie alle indispensabili analisi del terreno, come sopra descritto.
Forma di allevamento e densità di impianto Le forme di allevamento più comunemente usate sono il cordone speronato e il guyot con le sue varianti territoriali. La differenza sostanziale tra il cordone speronato e il guyot è che, nel primo caso, abbiamo un cordone permanente che con la potatura invernale manterrà due o tre gemme per ogni sperone. Nel guyot, invece, il tralcio che ha prodotto viene completamente eliminato e sostituito da quello di rinnovo. Ciò che il viticoltore deve tenere di conto, rispetto a tali questioni, è che il cordone speronato si adotta con varietà aventi buona fertilità basale (cioè delle prime gemme che vengono lasciate sul tralcio uvifero a partire dal cordone). Attualmente si tende, a prescindere dalla forma di allevamento scelta, ad effettuare tagli di potatura secca “conservativi” che cioè preservino il legno più vecchio dall’ingresso dei funghi cariogeni. Il numero di piante per ettaro scaturisce da una serie di considerazioni tecnico economiche ed agronomiche che sono specifiche per ogni situazione. Queste tematiche esulando dalla presente trattazione perché sono legate agli obiettivi che si vogliono conseguire (tipologia della cantina, macchinari enologici, mercato) ed agli investimenti che si intendono effettuare. Il viticoltore amatoriale o il piccolo produttore potranno comunque individuare il giusto equilibrio che consenta loro di mantenere l’uva sana, esaltandone al massimo la qualità prima di entrare in cantina.
Bibliografia
La Vite e il vino – AA.VV. – Collana Coltura e Cultura / Guida alla coltivazione della vite informatore agrario / Viticoltura, tecnica, qualità, ambiente Edagricole / Vivai Cooperativi Rauscedo schede tecniche / Assovini – schede tecniche. Nella foto di apertura, la vigna Fregnan a Poppi.
(tratto da CASENTINO2000 | n. 318 | Maggio 2020)